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Estetica: novità formazione, requisiti e accesso alla professione

29 Marzo 2017
Estetica: novità formazione, requisiti e accesso alla professione

Nuova proposta di legge per la regolamentazione del settore dell’estetica.

Una proposta di legge per disciplinare le professioni dell’estetica è stata presentata alla Camera. Si recepiscono così le sollecitazioni di Confartigianato, che chiede da tempo regole chiare, semplici ed uguali in tutto il Paese sulla formazione e sui requisiti professionali.

Quali sono le criticità del settore?

Formazione, requisiti professionali e modalità di accesso ed esercizio dell’attività: queste le problematiche sulle quali Confartigianato chiede si faccia chiarezza, per elevare la professionalità degli operatori e regolamentare la professione, garantendo prestazioni di qualità che siano offerte da imprenditori adeguatamente formati e costantemente aggiornati.

«Uno strumento indispensabile per elevare la professionalità»

Sandra Landoni, presidente del gruppo estetisti di Confartigianato, ritiene la regolamentazione della disciplina delle professioni dell’Estetica uno strumento normativo indispensabile per elevare la professionalità degli operatori e, al tempo stesso, per difendere il benessere dei consumatori.

I numeri del settore

Sono 44.171 le imprese attive nel settore dell’estetica ed il 74,5% di queste sono artigiane.
Gran parte di queste, 35.459, sono istituti di bellezza, 1.650 le attività di manicure e pedicure, 3.765 sono i centri benessere e 3.297 attività di tatuaggio e piercing. Numeri che impongono una normativa specifica, che aggiorni norme vecchie di 26 anni

Quali sono le criticità del settore

Giovan Battista Donati, delegato di Confartigianato alle Categorie, sottolinea che l’obiettivo è quello «di fare ordine in un mercato in forte evoluzione e che ha visto la crescita di numerose nuove attività ma è anche minacciato dalla concorrenza sleale di operatori improvvisati ed abusivi».

Preoccupano gli abusivi nel settore

Il tasso di irregolarità nel settore è del 28% e, secondo le associazioni di categoria, rappresentano anche un grave pericolo per la salute dei consumatori.



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