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Pensione ai superstiti del lavoratore

28 Dicembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 Dicembre 2017



Pensione indiretta, indennità per morte, indennità una tantum: chi ne ha diritto, come si calcola il trattamento.

Se il lavoratore muore prima di aver maturato la pensione, i familiari superstiti non hanno diritto alla pensione di reversibilità ma alla pensione indiretta, in presenza di precisi requisiti di contribuzione. Per aver diritto alla pensione indiretta sono sufficienti un minimo di 5 anni di contributi, se almeno 3 risultano versati nell’ultimo quinquennio, oppure è necessario possedere il requisito contributivo previsto per la pensione di vecchiaia (20 anni nella generalità dei casi, oppure 15 anni per i beneficiari di una delle deroghe Amato), a prescindere dal compimento dell’età pensionabile da parte del dante causa.

Ma vediamo subito i dettagli sulla pensione ai superstiti del lavoratore e quali trattamenti spettano nel caso in cui non sia maturato il diritto alla pensione indiretta.

Requisiti per la pensione indiretta ai superstiti

Nello specifico, la normativa dispone che la pensione indiretta spetta ai superstiti del lavoratore che al momento del decesso:

  • aveva maturato i requisiti di assicurazione e di contribuzione per la pensione di vecchiaia (non occorre, come appena esposto, il requisito dell’età pensionabile), pari a 20 anni nella generalità dei casi; mantengono il vecchio requisito di assicurazione e di contribuzione di 15 anni (pari a 780 settimane) i lavoratori che lo hanno maturato entro il 31 dicembre 1992 e quelli ammessi alla prosecuzione volontaria prima del 31 dicembre 1992 [1];
  • in alternativa, aveva maturato i requisiti di assicurazione e di contribuzione per l’assegno di invalidità (non è necessario che il deceduto sia stato riconosciuto invalido o inabile); il requisito contributivo è raggiunto quando sono trascorsi almeno 5 anni dalla data di inizio dell’assicurazione e sono stati versati o accreditati complessivamente almeno 5 anni (260 contributi settimanali o 60 contributi mensili o 1350 contributi giornalieri), dei quali almeno 3 (pari a 156 contributi settimanali) nel quinquennio precedente alla data della domanda di assegno.

In mancanza di tali requisiti, solo ai superstiti dei lavoratori dipendenti (e non anche a quelli dei lavoratori autonomi) può spettare la pensione indiretta privilegiata, a patto che ricorrano i requisiti previsti; se mancano anche questi spetta solo l’indennità di morte o una tantum.

Pensione indiretta supplementare

Se il dante causa non aveva il requisito assicurativo e contributivo autonomo per una delle prestazioni dirette, i superstiti hanno diritto ad una pensione supplementare indiretta, purché siano titolari di una pensione ai superstiti a carico di una forma di previdenza diversa dall’assicurazione generale obbligatoria (Ago), sostitutiva o che ne comporti l’esclusione o l’esonero (pubblici dipendenti, fondi speciali, etc.).

Chi ha diritto alla pensione indiretta ai superstiti

Hanno diritto alla pensione indiretta gli stessi beneficiari della pensione di reversibilità, al ricorrere di determinate condizioni. Per approfondimenti: Chi ha diritto alla pensione di reversibilità?

A quanto ammonta la pensione indiretta ai superstiti

Per quanto riguarda l’importo della pensione, il trattamento indiretto ai superstiti è determinato in percentuale sulla pensione che sarebbe spettata al dante causa in relazione alla sua posizione assicurativa. In pratica, è necessario determinare prima l’importo dell’ipotetica pensione diretta spettante al lavoratore dante causa e poi, applicando le aliquote percentuali riferite ai familiari superstiti (ad esempio 60% per il coniuge), quello della pensione indiretta. La percentuale è da applicare alla pensione che sarebbe spettata al lavoratore comprensiva dell’integrazione totale o parziale al minimo.

Percentuali pensione indiretta ai superstiti

Di seguito, le percentuali di pensione spettanti ai familiari superstiti:

  • coniuge solo: 60%;
  • coniuge ed un figlio: 80%;
  • coniuge e due o più figli: 100%;
  • un figlio: 70%;
  • due figli: 80%;
  • tre o più figli: 100%;
  • un genitore: 15%;
  • due genitori: 30%;
  • un fratello o una sorella: 15%;
  • due fratelli o sorelle: 30%;
  • tre fratelli o sorelle: 45%;
  • quattro fratelli o sorelle: 60%;
  • cinque fratelli o sorelle: 75%;
  • sei fratelli o sorelle: 90%;
  • sette o più fratelli o sorelle: 100%.

Riduzione pensione indiretta ai superstiti

La pensione ai superstiti, di reversibilità o indiretta, può essere ridotta se il beneficiario supera determinati limiti di reddito:

  • reddito superiore a 3 volte il trattamento minimo annuo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti (Fpld), calcolato in misura pari a 13 volte l’importo in vigore al primo gennaio: in questo caso, la pensione è ridotta del 25%;
  • reddito superiore a 4 volte il trattamento minimo annuo Fpld: in questo caso, la pensione è ridotta del 40%;
  • reddito superiore a 5 volte il trattamento minimo annuo Fpld: in questo caso, la pensione è ridotta del  50%.

In pratica, la pensione ai superstiti è ridotta del 25%, del 40%, o del 50%, se il reddito del beneficiario supera, rispettivamente, 19.788,99 euro, 26.385,32 euro e 32.981,65 euro, per l’anno 2018.

Questo, perché il trattamento minimo, dal 2018, sarà pari a 507,41 euro e non più a 501,89 euro.

I limiti al cumulo dei redditi non devono essere applicati se chi percepisce la pensione fa parte di un nucleo familiare con figli minori, studenti o inabili. Inoltre, il trattamento proveniente dal cumulo dei redditi con la pensione ridotta non può essere inferiore a quello spettante, se il reddito risulta pari al limite massimo della fascia precedente a quella in cui si colloca il reddito posseduto.

Indennità per morte

Se il dante causa non aveva perfezionato né il requisito contributivo necessario alla pensione di vecchiaia, né quello necessario alla pensione di invalidità, ai familiari superstiti spetta un’indennità pari a 45 volte l’ammontare dei contributi versati.

Il diritto all’indennità matura soltanto se a favore dell’assicurato risultano accreditati nei 5 anni precedenti la morte almeno 52 contributi settimanali (cioè un anno di contribuzione). Concorrono alla formazione delle 52 settimane tutti i contributi utili per il diritto alla pensione, compresi i contributi figurativi e, per i soli lavoratori dipendenti, anche quelli obbligatori dovuti e non versati dal datore di lavoro.

L’ammontare dell’indennità per morte si determina moltiplicando l’importo dei contributi base per 45.

I contributi figurativi sono presi in considerazione per la determinazione del diritto, ma non sono inclusi nel calcolo dell’indennità. In ogni caso, l’importo dell’indennità per morte  non può essere inferiore a 22,31 euro né superiore a 63,93 euro.

La domanda per ottenere l’indennità per morte deve essere presentata, a pena di decadenza, entro un anno dalla data della morte del lavoratore assicurato.

Indennità una tantum

Se il lavoratore deceduto era assoggettato al calcolo esclusivamente contributivo della pensione, ossia era assicurato dal 1° gennaio 1996, i superstiti hanno diritto ad un’indennità una tantum, pari all’ammontare mensile dell’assegno sociale (dal 2018 pari a 453 euro mensili) moltiplicato per il numero delle annualità di contribuzione accreditata a favore dell’assicurato. L’indennità una tantum è concessa se i superstiti:

  • non hanno diritto alla pensione indiretta per mancanza dei requisiti assicurativi e contributivi da parte del dante causa;
  • non hanno diritto a rendite per infortunio sul lavoro o malattia professionale per la morte dell’assicurato;
  • si trovano, alla data del decesso dell’assicurato, nelle condizioni di reddito richieste per l’ottenimento dell’assegno sociale.

L’indennità una tantum viene erogata dall’Inps su domanda, e viene ripartita tra i superstiti in base ai criteri validi per la pensione di reversibilità e indiretta.

Il diritto all’indennità si prescrive in 10 anni.

note

[1] Circ. Inps n. 16/2013.


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