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Profilo falso su Facebook: che rischio?

29 dicembre 2017


Profilo falso su Facebook: che rischio?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 dicembre 2017



Fake su Facebook: quando si commette reato nel creare un profilo falso o nell’utilizzare il nome e cognome di una persona già esistente.

Creare un profilo falso su Facebook è vietato? Il social network blu tecnicamente lo consente, anche se, di recente, sta tentando di arginare il fenomeno richiedendo ai propri utenti i documenti di identità onde verificare la corrispondenza tra il nome di battesimo e il nick usato. Si sente però spesso dire che il profilo falso su Facebook è reato. Non è così. Non sempre almeno. L’illecito penale scatta solo quando si usa il nome di un’altra persona, di un’azienda già operante o quando si usa un nome di fantasia per molestare qualcuno. Negli altri casi, non è certo vietato – né lede la privacy di qualcuno – creare un profilo con il nome “Ciccio porcellino” o “La primula nera”. Se dunque hai intenzione di creare un fake, ossia un profilo falso su Facebook e ti stai chiedendo cosa rischi se dovessi essere scoperto, questo articolo farà al caso tuo. Ti spiegheremo tutte le conseguenze – se mai ve ne dovessero essere – nell’aprire un account falso su un social network con un nome inventato oppure “preso in prestito” da una persona reale.

Aprire un profilo falso su Facebook per perseguitare qualcuno è stalking

La prima avvertenza per chi apre un profilo falso su Facebook è, per quanto scontata, altrettanto importante (e sembra che in pochi rispettino il consiglio della giurisprudenza): come ricorda la Cassazione con una sentenza pubblicata proprio ieri [1], scatta il reato di stalking a carico di chi perseguita un soggetto con un profilo (vero o falso che sia) su Facebook e con messaggi in chat. Gli atti persecutori restano un reato e sono facilmente tracciabili grazie all’indirizzo ID di cui sono muniti tutti i profili su Facebook, anche quelli fake.

Nel caso di specie – si legge nella sentenza – l’imputato aveva creato un profilo Facebook denominato «lapidiamo la rovina famiglie» in cui erano postate foto, filmati e commenti con riferimenti più o meno espliciti alla vittima e alla sua relazione con l’imputato stesso. Il reato è stato ritenuto sussistente nonostante la vittima potesse ignorare il contenuto di tali messaggi semplicemente non accedendo al profilo: il danno è infatti insito nel fatto stesso della pubblicizzazione di quei contenuti. Oltre a questo l’imputato aveva posto in essere condotte consistite in messaggi dal contenuto ingiurioso e minaccioso. Il tutto aveva avuto inevitabilmente notevoli ripercussioni psicofisiche.

Comportamenti di questo tipo potrebbero rientrare nel reato di molestia o, nei casi più gravi in quello più pesante di stalking. Perché scatti lo stalking – o più propriamente detto «gli atti persecutori» – è necessario che la parte lesa dimostri che le condotte incriminate le hanno procurato uno stato di ansia o un fondato timore per l’incolumità propria o dei propri cari oppure l’abbiano costretta a cambiare le proprie abitudini di vita (ad esempio cercare un nuovo lavoro, non frequentare più certi luoghi, non uscire più sola o anche solo disattivare il proprio account Facebook).

Aprire un profilo falso su Facebook col nome di un’altra persona

Chi crea un profilo falso appropriandosi del nome di un’altra persona e, magari, prelevando le relative foto – anche se si tratta di un personaggio famoso o dello spettacolo – commette il reato di sostituzione di persona. Non rileva che lo scopo non sia quello di commettere altri reati, molestare, invadere l’altrui privacy, ecc. Basta il semplice appropriarsi di un nome non proprio per poter configurare l’illecito penale, indipendentemente dal danno o dal vantaggio che viene perseguito.

Che dire però dei frequenti casi di omonimia? Naturalmente non vi è alcun reato nel creare un profilo Facebook con il proprio nome pur se questo è stato già utilizzato da altre persone. Quanti “Mario Rossi” esistono in Italia?

Non vi è neanche reato nel creare un profilo falso con un nome inventato se poi si scopre che questo nome corrisponde a quello di battesimo di un’altra persona davvero esistente. Difatti il reato di «sostituzione di persona» richiede la malafede (il cosiddetto «dolo specifico»): è necessaria cioè l’intenzione di appropriarsi di un nome altrui, ossia quello di una persona specifica, allo scopo di far cadere gli altri utenti in errore e far sì che questi scambino il fake con l’originale (ad esempio con le medesime foto o data di nascita).

Facciamo un esempio. Se creo un profilo falso con il nome “Osvaldo Mariani” solo perché non voglio dare a Facebook e alla gente il mio nome effettivo sono libero di farlo. Se dovesse esistere già un Osvaldo Mariani, questi non potrebbe rivendicare alcunché nei miei riguardi, salvo abbia usato le sue foto, carpito le sue generalità (data di nascita, città di residenza, attività, ecc.) facendo così in modo che tutti mi scambino per lui. Al contrario, se creo un profilo Osvaldo Mariani con una foto di fantasia, con generalità inventate di sana pianta e con altri dati che non generano confusione con “l’originale” non commetto reato.

Aprire un profilo Facebook con un nickname

Si commette il reato di sostituzione di persona anche se uso il nickname di una persona già da questa utilizzato. Ad esempio, commetterei reato se mi identificassi con il nome Jovanotti al pari dell’ipotesi in cui dovessi utilizzare il nome Lorenzo Cherubini. Se ho un amico che tutti chiamano come “Er patata” e questi ha già un profilo Facebook con questo nick, potrei commettere reato – nonostante l’uso comune della parola «patata» – nel momento in cui duplicassi ogni suo contenuto o dato anagrafico in modo da generare confusione.

Al contrario aprire un falso profilo su Facebook con un nickname inventato non costituisce reato. Se ad esempio creo un account con il nome «La leggenda solitaria» non sono passibile di alcuna denuncia.

Aprire una fanpage con il nome di un prodotto o di un marchio già esistente

Può costituire un illecito civile quello commesso da chi apre una pagina Facebook o una fanpage con il nome di un’azienda già esistente. L’appropriazione del marchio altrui, potrebbe infatti configurare una concorrenza sleale o un comportamento volto a danneggiare l’altrui immagine. In tali ipotesi però non siamo più in presenza di un reato ma di un illecito civile che può dare luogo al risarcimento del danno oltre che all’inibitoria all’utilizzo di tale nome.

note

[1] Cass. sent. n. 57764/17 del 28.12.2017.

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