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Lo sai che? Ambasciata: cos’è e come funziona

Lo sai che? Pubblicato il 27 gennaio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 27 gennaio 2018

A che serve una sede diplomatica all’estero e quali servizi offre ai cittadini? Che cos’è l’immunità? Quali sono i requisiti per diventare ambasciatore?

Avrete sentito parlare spesso di ambasciate ed ambasciatori ma, nell’immaginario collettivo, sono istituzioni e ruoli lontani dai cittadini, enti e persone a sé stanti di cui uno si ricorda solo quando ne ha bisogno o quando sposta la sua residenza in un Paese straniero. È davvero così? Che cos’è e come funziona un’ambasciata? Ha una funzione «pratica», concreta, utile? Serve solo ai cittadini che rappresenta o anche a quelli dello Stato che la ospita? E come si diventa ambasciatore? È una posizione riservata a pochi eletti oppure chiunque può rivestire quel ruolo? Cerchiamo di capire.

Che cos’è un’ambasciata e a che cosa serve

Tanto per cominciare, una curiosità che serve a inquadrare l’argomento. Il termine «ambasciata» deriva dal latino «ambactus», cioè «servo», il quale veniva mandato a dire qualcosa. Il suo compito, dunque, era quello di riferire un messaggio. Da qui, forse, il famoso adagio «ambasciator non porta pena» (poi adattato, in maniera più drastica, ad atri settori: «Non sparate sul pianista, sul postino, sul cronista…») cioè l’ambasciatore non ha la colpa del messaggio che trasmette.

Detto nel modo più semplice possibile, l’ambasciata è la sede diplomatica di un Paese in un altro Stato. È, quindi, l’ufficio che rappresenta una Nazione in quella che la ospita. Non si tratta di una semplice «vetrina»: la funzione principale di un’ambasciata è quella di tutelare i diritti dei cittadini che rappresenta nel Paese in cui si trova. Così, l’ambasciata italiana in Russia, ad esempio, avrà il compito di proteggere legalmente gli italiani residenti o turisti in Russia (questi ultimi nel caso in cui sorgesse qualche importate problema pratico).

Quali servizi offre un’ambasciata?

Nello specifico, un’ambasciata deve intervenire nel caso in cui un cittadino da lui rappresentato subisca il furto dei suoi documenti, abbia un grave incidente, venga messa a rischio la sua sicurezza, sia vittima di violenza o di un sopruso, ecc.

Ha anche il compito di svolgere le funzioni di un consolato quando nella città in cui si trova (di solito la capitale dello Stato di cui è ospite) non esiste la sede consolare.

Inoltre, l’ambasciata di occupa anche del rilascio di passaporti e di visti di ingresso e di curare e mantenere i rapporti politici e culturali tra il Paese che rappresenta e quello in cui si trova.

Nel dettaglio, attraverso gli uffici consolari, l’ambasciata deve garantire ai cittadini del Paese che rappresenta:

  • formazione, trascrizione e rilascio degli atti di stato civile;
  • pubblicazioni e celebrazione di matrimoni;
  • rilascio e rinnovo di passaporti e di visti di ingresso;
  • rilascio e rinnovo di carte d’identità (anche se non tutti i Paesi garantiscono questo servizio);
  • atti riguardanti la cittadinanza;
  • atti riguardanti la leva militare;
  • atti notarili, testamenti, autenticazioni di firma, traduzioni, legalizzazioni e certificazioni doganali connesse al rimpatrio;
  • atti riguardanti il servizio elettorale;
  • pratiche di pensione;
  • assistenza sociale, sussidi in denaro, assistenza farmaceutica e sanitaria per i connazionali in stato di necessità.

Inoltre, i cittadini che viaggiano all’estero possono ottenere assistenza dalle proprie ambasciate nel caso in cui, avendo subìto il furto di soldi e/o documenti di identità, desiderino rimpatriare nel proprio Stato e non posseggano altri mezzi per farlo.

Qual è il regime giuridico di un’ambasciata?

Un’ambasciata, e quindi i locali che occupa, gli archivi e le pertinenze, gode dell’immunità riconosciuta dalla Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche firmata nel 1961. L’accordo stabilisce che nessun agente dello Stato ospitante può accedere ad un’ambasciata straniera senza il consenso del capomissione, cioè dell’ambasciatore [1]. Di conseguenza – sancisce ancora la Convenzione – «le stanze, la mobilia, gli altri oggetti che vi si trovano e i mezzi di trasporto della missione non possono essere oggetto di perquisizione, requisizione, sequestro o esecuzione forzata.»

Godono di immunità diplomatica anche l’ambasciatore ed il personale diplomatico ed amministrativo dell’ambasciata.

Che ruolo ha un ambasciatore?

L’ambasciatore deve gestire le relazioni diplomatiche tra il suo Paese e quello che lo ospita, in quanto massimo rappresentante del suo Stato nel luogo in cui è accreditato.

Questi rapporti diplomatici non consistono soltanto in incontri finalizzati a semplice rappresentanza ma anche alla promozione di relazioni economiche e culturali tra i due Paesi, attraverso degli appositi uffici. Lo scopo è quello di incentivare dei reciproci investimenti, segnalando le principali opportunità di commercio e di affari di cui beneficiano, in modo particolare, le piccole e medie imprese. A questo proposito, l’ambasciatore può intervenire anche in caso di conflitti commerciali tra il suo Stato e quello che li ospita.

Come ben si può immaginare, non tutti gli ambasciatori trovano terreno fertile per svolgere la loro missione diplomatica. Questo non dipende sempre da lui ma dai rapporti politici tra gli Stati. Se sono cordiali, la missione dell’ambasciatore sarà in discesa. Se, invece, sono complicati o, addirittura, ostili si può arrivare alla soluzione più drastica: quella di ritirare il proprio ambasciatore dal Paese in cui opera. Le relazioni diplomatiche, in questi casi, vengono sospese o definitivamente interrotte.

Come si diventa ambasciatore?

Essere a capo di un’ambasciata significa essere arrivati all’apice della carriera diplomatica. Ma dopo aver fatto un percorso non certo semplice e solo se si è in possesso di certi requisiti.

Un aspirante diplomatico, intanto, deve avere una laurea in giurisprudenza e una in scienze politiche. In questo modo, sarà in possesso delle necessarie conoscenze in materia legale, economica e politica per poter svolgere il suo ruolo.

Ottenuti questi titoli di studio, si dovrà sostenere un concorso pubblico (si svolge una volta ogni anno) diviso in tre prove:

  • una prova selettiva con domande sia generiche sia specifiche su diverse materie;
  • una prova scritta;
  • una prova orale alla quale si accede si è stata superata quella precedente.

Si può partecipare al concorso solo se si ha:

  • la cittadinanza italiana;
  • un’età non superiore ai 32 anni compiuti;
  • buona costituzione fisica;
  • la conoscenza di almeno due lingue straniere.

È possibile partecipare al concorso pubblico fino ad un massino di tre volte.

Se meriti e fortuna gli sorridono, il diplomatico diventerà ambasciatore con decreto del presidente della Repubblica, previa delibera del Consiglio dei Ministri su proposta motivata del Ministero degli Esteri. La scelta ricadrà su uno dei ministri plenipotenziari che abbiano svolto il loro incarico per almeno sette anni.

note

[1] Art. 22 Convenzione di Vienna del 1961.


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