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Lo sai che? Debito pubblico: a chi deve pagarlo ogni nazione?

Lo sai che? Pubblicato il 8 febbraio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 8 febbraio 2018

Chi sono gli investitori nazionali e stranieri che hanno in mano il debito pubblico e a cui si deve ripagare? E che cosa succede in Italia?

Siamo talmente abituati a sentirne parlare che quasi ce ne siamo dimenticati. Eppure il debito pubblico è quell’enorme orco che si mangia, a bocconi più o meno grandi, la nostra economia ed i nostri risparmi. Come si arriva ad un debito pubblico così spropositato come quello italiano? E chi lo compra, cioè a chi lo si deve pagare? A chi deve restituire ogni nazione tutti quei miliardi di euro che creano un tunnel di cui non si vede mai l’uscita?

L’Italia ha il debito pubblico più alto tra i principali Paesi europei: supera il 130% del Prodotto interno lordo (il Pil), cioè la ricchezza che genera uno Stato. Insomma, quello che facciamo non basterà in molti anni a pagare quello che dobbiamo.

Ma, appunto: a chi dobbiamo tutti quei soldi del debito pubblico? A chi deve pagarlo ogni nazione? Cerchiamo di spiegarlo in parole e con concetti semplici perché, su questo complesso argomento, ci sarebbe da scrivere un’enciclopedia.

Che cos’è il debito pubblico

Partiamo proprio dalla base, cioè dalla definizione di debito pubblico. Si tratta, appunto, del debito che uno Stato contrae con dei soggetti economici nazionali o stranieri. Può essere, ad esempio, una banca, un’impresa, un grande gruppo assicurativo o un altro Stato. Questi soggetti sono diventati creditori perché hanno acquisito delle obbligazioni o dei titoli di Stato con cui un Paese copre il proprio fabbisogno di cassa oppure il deficit del bilancio pubblico.

Quindi, il debito pubblico può essere estero se i creditori sono arrivati da un altro Stato oppure interno se è stato contratto con un soggetto al di qua dei propri confini.

A sua volta, il debito può essere dell’amministrazione centrale, quando è lo Stato ad emettere dei titoli di credito rappresentativi del proprio debito, oppure dell’amministrazione periferica, quando l’emissione dei titoli arriva da Regioni, Province, Comuni o altri Enti pubblici locali.

Come tenere sotto controllo il debito pubblico?

Un debito pubblico costringe lo Stato (o l’Ente locale) a garantire la copertura finanziaria nei tempi e nei modi stabiliti dai titoli stessi. Vanno calcolati anche gli interessi, per evitare il rischio di insolvenza sovrana, cioè di fallimento totale. Come si fa? Le strade più comunemente perseguite sono:

  • le politiche di risanamento dei conti pubblici che passano dall’austerità e che possono portare all’abbattimento del deficit pubblico o all’avanzo primario. In parole povere: aumento delle entrate (più tasse per i cittadini), lotta all’evasione fiscale per portare più soldi in cassa e diminuzione della spesa pubblica (la famosa spending review di cui abbiamo sentito parlare soprattutto dopo l’arrivo di Mario Monti a Palazzo Chigi);
  • le politiche del cosiddetto bilancio espansivo, cioè l’immissione di liquidità per stimolare la crescita economica e, di conseguenza, il Pil ed il gettito fiscale.

A chi si deve pagare il debito pubblico?

In linea generale, i creditori, cioè quelli a cui le nazioni devono pagare il debito pubblico, appartengono a tre categorie:

  • il settore finanziario, quindi banche e assicurazioni;
  • il settore non finanziario, quindi le famiglie o le imprese;
  • gli investitori esteri, quindi le grandi banche internazionali, i fondi pensioni oltrefrontiera, i gestori di patrimoni, ecc.

Sono questi ultimi, cioè gli investitori stranieri, quelli che per la maggior parte acquistano i titoli di Stato. Quindi è a loro che ogni nazione deve pagare il debito pubblico che hanno acquisito.

Dato da non trascurare: i titoli di credito che rappresentano il debito di un Paese scadono di norma entro un anno. Significa che, a quel punto, il Paese emettitore deve rifinanziare quei titoli, convincendo gli investitori (interni ed esteri) ad acquistarli di nuovo per garantire l’entrata di nuove risorse nelle casse dell’Erario pubblico.

A chi si deve pagare il debito pubblico italiano?

Abbiamo, dunque, capito per quanto riguarda il debito pubblico a chi deve pagarlo ogni nazione. Ma che cosa succede in Italia? Chi ha in mano il debito pubblico del nostro Paese, cioè a chi dovremo pagarlo?

Senza entrare in valutazioni di tipo politico o in luoghi comuni fin troppo scontati, c’è da dire che, a differenza di quello che succede altrove, l’Italia è l’eccezione che conferma la regola: è uno degli Stati, cioè, a cui gli investitori esteri si affacciano di meno. Secondo gli ultimi dati, poco più del 37% del debito pubblico italiano è nel portafoglio delle istituzioni finanziarie straniere, contro, ad esempio, il 50% abbondante della Francia (che, tra l’altro, insieme alla Germania, sarebbe il maggiore investitore estero in debito pubblico italiano) o il quasi 60% del Portogallo. Indice di scarsa fiducia, certo: a quanto pare, all’estero non ci metterebbero volentieri la mano sul fuoco sul fatto che l’Italia riesca a ripagare il proprio debito.

Tuttavia, c’è da guardare l’altra faccia della medaglia. Il nostro Paese registra una delle percentuali più alte di istituzioni che investono in titolo di Stato: circa il 60% dei creditori sono banche e assicurazioni italiane. Alle quali, naturalmente, vanno aggiunte la Banca d’Italia e la Banca centrale europea.

E le famiglie? Anche al cittadino comune si deve pagare una parte di debito pubblico? In realtà, gli italiani investono poco rispetto ad altri Paesi in questo tipo di titoli: si parla di poco più del 5%.


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