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Decreto di esproprio: chi lo emana

8 Feb 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 Feb 2018



È la Pubblica amministrazione a decidere l’espropriazione di un bene nell’interesse generale. Ma solo a certe condizioni. Quali sono i diritti del privato?

Chi è che mette la firma su quel pezzo di carta con cui ci viene tolta una proprietà nell’interesse della collettività? In altre parole: il decreto di esproprio, chi lo emana? Questo provvedimento viene disposto per permettere all’Autorità pubblica di entrare in possesso di un fabbricato o di un terreno per realizzare un’opera a condizione che questa sia di interesse generale e che il privato venga dovutamente indennizzato per la perdita della sua proprietà.

Ma chi emana il decreto di esproprio? La firma ce la mette la stessa Autorità che deve realizzare quell’opera. In sostanza, è come dire: «Da oggi decido che il tuo terreno è mio perché serve a tutti. Ma tranquillo: ti pago per questo». È così semplice? Vediamo come si arriva al decreto di esproprio e chi lo emana.

Che cos’è il decreto di esproprio?

Un decreto di esproprio è un provvedimento che viene emanato alla fine di una procedura di espropriazione per pubblica utilità. Consente all’Amministrazione di entrare in possesso di un terreno su cui dev’essere fatta un’opera nell’interesse generale. La stessa Amministrazione emana il decreto di esproprio e stabilisce l’indennità da versare al proprietario del terreno nonché le modalità di pagamento.

Il decreto di esproprio emanato dalla Pubblica amministrazione va comunicato al diretto interessato almeno sette giorni prima che venga reso esecutivo. Successivamente, si effettua il passaggio di proprietà e si procede alla relativa trascrizione nei registri immobiliari. A quel punto si potrà dare il via ai lavori per la realizzazione dell’opera di pubblica utilità.

La notifica del decreto di esproprio dev’essere effettuata, nelle forme degli atti processuali civili, insieme all’avviso che contiene l’indicazione del luogo, del giorno e dell’ora in cui è prevista l’esecuzione del decreto.

Il vizio di notifica non annulla il provvedimento, non potendosi considerare il decreto di esproprio atto recettizio [1].

Quando mi possono espropriare un terreno?

L’abbiamo appena accennato: l’Autorità pubblica è legittimata ad emanare un decreto di esproprio quando deve realizzare un’opera di interesse generale e sia disposta a indennizzare la persona espropriata.

Queste, però, non sono, però, le sole condizioni richieste per entrare in possesso della proprietà di un privato. Per emanare un decreto di esproprio occorre:

  • che l’opera pubblica da realizzare su quel terreno sia prevista dal piano regolatore generale;
  • che su quella proprietà ci sia un vincolo preordinato all’esproprio;
  • che sia stata dichiarata la pubblica utilità dell’opera da realizzare;
  • che sia stata stabilita – anche se provvisoriamente – l’indennità di esproprio.

Che cos’è il vincolo preordinato all’esproprio?

Il vincolo preordinato all’esproprio è una sorta di «blindatura» del bene da espropriare che scatta nel momento in cui viene approvato il Piano regolatore generale o una sua variante all’interno del quale è prevista la realizzazione di un’opera di pubblica utilità che interessa quel terreno o quell’area.
Il vincolo è valido per cinque anni, entro i quali deve essere disposto il provvedimento che sancisce la pubblica utilità dell’opera. Quest’ultima viene normalmente dichiarata nel momento in cui l’Amministrazione dà il via libera al progetto definitivo dell’opera oppure quando viene approvato:

  • il piano particolareggiato;
  • il piano di lottizzazione;
  • il piano di recupero;
  • il piano di ricostruzione;
  • il piano delle aree da destinare a insediamenti produttivi;
  • il piano di zona.

Qual è il termine per l’esproprio di un terreno?

I provvedimenti appena elencati possono stabilire anche entro quanto tempo è possibile procedere all’esproprio. Altrimenti, l’Amministrazione può emanare il decreto entro cinque anni, con possibilità di proroga di un massimo di due anni per qualche giustificato motivo. Se il decreto di esproprio non viene emanato entro questi termini, perde efficacia la dichiarazione di pubblica utilità.

Ma è possibile anche procedere all’occupazione anticipata del terreno nel caso in cui ci sia una particolare urgenza di dare il via ai lavori di realizzazione dell’opera. Infatti, il decreto di esproprio può essere emanato sia con procedura ordinaria (quella sopra spiegata) oppure con procedura accelerata nel caso in cui l’urgenza dei lavori non consenta l’applicazione della prima [2].

Devo accettare l’indennità proposta per l’esproprio?

Come già detto, quando un’Amministrazione emana il decreto di esproprio deve anche indicare l’indennità che è disposta a pagare al proprietario dell’area o del fabbricato a titolo di risarcimento del bene prelevato nell’interesse generale.

Questa offerta viene comunicata al proprietario entro 30 giorni dalla data in cui diventa efficace la dichiarazione di pubblica utilità. Il privato ha il diritto di avanzare la sua proposta, dopo di che viene stabilita e notificata l’indennità provvisoria.

Questa indennità può essere calcolata sia con un accordo tra le parti sia in via unilaterale da parte dell’Amministrazione. Se il proprietario accetta, entro 40 giorni deve firmare una dichiarazione irrevocabile per la cessione volontaria del bene e riceve come acconto l’80% della somma pattuita.

Se, invece, il proprietario non fosse d’accordo con la valutazione fatta del suo bene, l’Amministrazione lo invita ad accettare una perizia fatta da un tecnico nominato dal privato, uno dall’Amministrazione stessa e uno dal Tribunale. Altrimenti, è possibile rivolgersi alla Commissione provinciale espropri affinché determini il valore del bene da espropriare. Se ancora il proprietario non è soddisfatto, può presentare ricorso alla Corte d’appello o alla Corte europea dei Diritti dell’uomo di Strasburgo.

note

[1] Tar Lombardia, sent. n. 6188/2009 del 23.12.2009.

[2] Art. 20 Testo Unico sulle espropriazioni.

Autore immagine: 123rf.com


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