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Lo sai che? Inserimento scuola materna: come funziona

Lo sai che? Pubblicato il 8 febbraio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 8 febbraio 2018

Che cosa viene chiesto ai genitori che portano per la prima volta i bambini all’asilo? Quanto dura e in che consiste l’inserimento obbligatorio?

Per alcuni è un trauma che dura qualche giorno, per altri è un mondo nuovo che si spalanca davanti ai loro piccoli occhi. Ogni bambino (e ogni genitore) affronta a modo suo l’inserimento nella scuola materna. Chi ha già fatto l’asilo nido parte – teoricamente – in vantaggio: si è già abituato all’assenza di mamma e papà durante il giorno e alla presenza di maestre e compagni di gioco. Tuttavia, la «crisi» prima o poi arriva. Per grandi e piccini: per i genitori troppo ansiosi, per i bimbi abituati a stare troppo attaccati alla mamma o ai nonni.

Ecco perché si è resa necessaria l’obbligatorietà del periodo di inserimento nella scuola materna. Anche se pensato, appunto, per agevolare il distacco dei bambini dalla famiglia, presenta, comunque, qualche problema.

Vediamo come funziona l’inserimento nella scuola materna, quali sono i punti critici di questo passaggio e come possono essere superati.

In che cosa consiste l’inserimento nella scuola materna?

È nel mese di settembre che avviene l’inserimento nella scuola materna, oggi chiamato anche «ambientamento». Si tratta proprio di quello: di inserire o ambientare il bambino in un contesto nuovo, dove si abituerà a condividere il tempo e i giochi con degli sconosciuti, ad avere nuovi punti di riferimento, diversi dai genitori o dal fratellino o cuginetto con cui ha passato finora i momenti di svago. Il tutto nel modo meno traumatico e più naturale possibile.

Quanto dura l’inserimento nella scuola materna?

Il periodo di inserimento nella scuola materna varia da pochi giorni a qualche settimana, a seconda del bambino ma anche della struttura alla quale si deve ambientare. Sono soprattutto queste ultime a decidere la durata e le norme dell’inserimento, comprese nel regolamento delle città (quando la scuola materna è comunale) o degli stessi asili.

Ci sono, ad esempio, delle scuole che decidono di inserire il bambino poco alla volta, cioè: all’inizio, una o due ore al giorno per poi, pian piano, arrivare all’intera giornata. Altre partono già con mezza giornata o addirittura con il tempo pieno. In questi ultimi casi si chiede una sorta di «reperibilità» alla famiglia, di essere, cioè, «a portata di mano» per intervenire subito se il bambino avesse qualche seria difficoltà di adattamento.

In ogni caso, in questo periodo (che può durare una o due settimane) il genitore è obbligato ad essere presente. Alcune scuole materne chiedono alla mamma o al papà di essere in aula durante la prima settimana. Successivamente, ed in modo graduale, la presenza del genitore si farà sempre più breve fino a sparire del tutto e lasciare i figli nelle mani delle maestre.

L’inserimento nella scuola materna fa bene al bambino?

Sull’opportunità di fare un inserimento nella scuola materna più o meno lungo esistono dei pareri divergenti. Per alcune maestre, ad esempio, avere accanto la mamma o il papà non fa che allungare e complicare il distacco del bambino dalla famiglia. Partono, cioè, dal presupposto che quel distacco sia un passaggio obbligatorio che prima o poi deve avvenire, quindi meglio darci un taglio prima che poi. Altre maestre, invece, ritengono che l’inserimento della scuola materna con la presenza di uno dei due genitori sia un modo per aiutare i bimbi ad ambientarsi in un nuovo contesto in modo graduale, senza che si sentano abbandonati da quelli che, fino a quel momento, sono stati i loro punti di riferimento.

Nemmeno i genitori hanno una visione univoca dell’inserimento nella scuola materna. C’è chi vorrebbe restare tutto il giorno con i figli (forse perché mamma e papà soffrono il distacco più dei loro bambini), e c’è chi pensa che è meglio un distacco netto, per quanto all’inizio sofferto, in modo che il figlio si abitui fin da subito a stare con gli altri bimbi e con le maestre. Piangeranno, sì. Non vorranno mangiare, certo. Ma poi passa. Quindi, tanto vale.

C’è, inoltre, il problema del lavoro per i genitori, spesso costretti a consumare le ore di permesso per partecipare all’inserimento nella scuola materna dei loro figli. Ecco perché molti preferiscono tempi brevi se non, addirittura, un taglio netto.

Qual è il compito delle maestre durante l’inserimento?

Ciascuno ha il proprio compito durante l’inserimento nella scuola materna dei bambini. Quello primario delle maestre è l’accoglienza. Quindi, sarà importante che trovino il tempo, anche breve, per ogni bambino. Aiutarlo, ad esempio, a scegliere un gioco o a mangiare quella cosa a cui non è abituato. Il bimbo capirà, in questo modo, che qualcuno si occupa di lui, che anche se la mamma non c’è, non è solo.

Durante l’inserimento nella scuola materna è necessario anche rassicurare e non rimproverare il bambino quando piange, facendogli capire che tra poco arriva la mamma a prenderlo o che verrà accompagnato presto a casa con il bus.

Un po’ di affetto non guasta: una carezza, un sorriso, una cantata insieme, prenderlo per qualche istante in braccio. Gesti grazie ai quali il bambino si sentirà voluto bene.

Qual è il compito dei genitori durante l’inserimento?

Fidarsi e non mollare. Ecco i due compiti principali dei genitori durante l’inserimento nella scuola materna. La fiducia nelle maestre è indispensabile per vivere il distacco nella maniera più serena possibile (serenità che, così, sarà trasmessa anche al bambino). Sia nelle ore che trascorrono a scuola nel periodo di inserimento sia quando, ormai, il bambino non vedrà più i genitori in aula, bisogna lasciar fare alle maestre: saranno loro a decidere quando è il caso di coinvolgere i genitori in qualche attività o per risolvere qualche piccolo inconveniente di adattamento.

Lo stesso vale nei confronti dei figli: ci sono passati tutti, ce l’hanno fatta tutti, perché il mio bambino non ce la deve fare? Se il bimbo avverte che i genitori hanno fiducia in lui, che lo capiscono e lo rassicurano quella volta che ha pianto un po’ di più, avrà un motivo in più per superare il distacco senza troppe difficoltà.

Infine, non mollare. Lasciare il bambino a casa durante l’inserimento nella scuola materna perché piange troppo o perché non riesce ad adattarsi al nuovo ambiente può fare più male che bene: prima o poi, il piccolo dovrà affrontare di nuovo il distacco e ricominciare da capo.

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Autore immagine: 123rf.com


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