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Lo sai che? Disoccupati di lungo corso: tutele

Lo sai che? Pubblicato il 31 dicembre 2017

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Reinserirsi nel mercato del lavoro è difficile, così per i disoccupati di lunga durata lo Stato prevede sussidi, agevolazioni e sgravi fiscali: ecco quali

Con i gravi problemi occupazionali – di adulti e giovani – ormai endemici in Italia, non è facile ritrovarsi senza lavoro. Questo perché si viene messi di fronte a due terribili condizioni: quella immediata di essere senza entrate per poter mantenere se stessi e la propria famiglia, e quella più a lungo termine di non riuscire a trovare un altro lavoro che possa sostituire quello perso e che possa garantire dignità. Ecco allora che ci viene sbattuta in faccia una delle peggiori condizioni in cui una persona possa ritrovarsi: il limbo della disoccupazione di lunga durata, quando trascorrono mesi e anni, il sussidio di disoccupazione sta per finire e di lavoro neanche l’ombra. Le ripercussioni, non solo in termini di problemi materiali, ma anche sulla persona stessa possono provocare danni indelebili. Non solo quando si lavora troppo si rischia il burnout (una terribile sindrome di esaurimento emotivo causato dal troppo stress lavorativo e cattive condizioni sul luogo di lavoro). Anche essere disoccupati, soprattutto di lungo corso porta alle stesse conseguenze.

Così lo Stato mette a disposizione alcuni sussidi e agevolazioni, rivolti ai disoccupati che si potrebbero definire cronici. Vediamo quali tutele ci sono per i disoccupati di lungo corso.

Disoccupati: chi sono?

Diciamo che per la legge [1] il fatto di essere senza lavoro non ci fa rientrare nella sfera dei disoccupati. Per esserlo servono determinati requisiti: disoccupata è una persona che ha perso il posto di lavoro o ha cessato un’attività autonoma e si mette immediatamente alla ricerca di un’altra opportunità lavorativa e di reinserimento. Lo fa iscrivendosi alle liste del Centro per l’impiego e sottoscrivendo un Patto di servizio, con il quale si mette a disposizione al lavoro e alla formazione di orientamento al lavoro.

Per questo nel momento in cui si perde il lavoro, è importante andare al Centro per l’impiego di competenza sul proprio territorio e mettersi in questa lista. In caso contrario non si sarà considerati disoccupati e si perdono tutti i diritti e le tutele legate allo questo status.

Disoccupati, inattivi, inoccupati, neet: chi sono?

Chi invece non ha mai avuto un contratto di lavoro per la legge è inoccupato: in pratica non ha mai svolto un’attività lavorativa, è iscritto alle liste del Centro per l’impiego e in cerca di lavoro da almeno 12 mesi se adulto, 6 mesi se è giovane.

Ci sono invece persone che non rientrano in queste due sfere, perché, oltre ad essere senza lavoro, non ne sono neanche alla ricerca, non per forza perché choosey (come tanto va di moda dire oggi) o vagabondi. Possono essere persone talmente sfiduciate dall’insuccesso avuto o dai problemi di occupazione che hanno deciso di non cercare più lavoro, perché tanto sono convinti non ci sia: queste persone per lo Stato sono inattive. Una variante che si è aggiunta invece, nella società attuale, di fronte al fenomeno (che pare sia un po’ un allarme sociale) è quella del neet (not engaged in education employment and trainig): sono cioè i giovani che non studiano, non lavorano e non sono alla ricerca di nulla.

Va da sé che i sussidi e le tutele legati alla disoccupazione sono riservati a chi è ritenuto i disoccupato: normale o di lungo corso.

Disoccupati di lungo corso: chi sono?

Tra le fila dei disoccupati che si sono visti sfumare il lavoro e si sono messi alla ricerca di un’altra occupazione con l’aiuto del Centro per l’impiego, ci sono persone ancora più preoccupate per la loro condizione, perché hanno perso lavoro e lo stanno cercando da tanto tempo. Per legge chi da disoccupato, cerca nuova occupazione da almeno 12 mesi e 6 mesi se giovani, è da considerare disoccupato di lungo corso.

Disoccupati di lungo corso: tutele previste  

Il rischio che corrono questi disoccupati è quello di vedersi scadere l’indennità di disoccupazione (che si può percepire al massimo per due anni) e di restare senza alcuna tutela e dignità.

Ecco che allora lo Stato demanda alle Regioni il compito di mettere sul tavolo politiche attive di inserimento lavorativo, formazione professionale  e reinserimento. Attività di cui si occupano i centri per l’Impiego competenti per territorio, a cui tutti i disoccupati, in special modo quelli lungo corso possono rivolgersi:

  • Visitando la pagina web del Centro per l’Impiego della città in cui si vive
  • Recandosi direttamente al Centro per l’Impiego, dove si può parlare con gli operatori e magari consultare bacheche con annunci di lavoro o corsi di formazione/avviamento professionale

Ogni Centro per l’Impiego deve svolgere incontri periodici con la persona. Nello specifico deve organizzare: un colloquio di orientamento entro tre mesi dallo stato di disoccupazione; proposte di adesione a iniziative di inserimento lavorativo e formazione non oltre sei mesi dall’inizio dello stato di disoccupazione.

A livello statale poi ci sono alcuni sussidi di cui è possibile usufruire. Ecco alcune tutele per i disoccupati di lungo corso.

Conservazione stato di disoccupato

Una prima tutela per i disoccupati di lungo corso è quella che permette di non perdere lo stato di disoccupazione in caso di rioccupazioni temporanee inferiori a 6 mesi di lavoro, svolte dopo aver concluso le prestazioni tipiche di disoccupazione. Quindi se avete finito la Naspi e trovate un lavoro a tempo determinato o occasionale o con voucher per meno di 6 mesi, manterrete lo status di disoccupato, continuerà quindi a beneficiare degli ammortizzatori sociali, secondo le norme di legge.

Sgravi contributivi

Questa misura è in realtà rivolta agli imprenditori che assumono, quindi indirettamente rivolta ai disoccupati. Per le aziende che intendono assumere disoccupati di lungo corso e giovani disoccupati sono previste decontribuzioni dal 50 al 100 per cento. Nello specifico:

  • Bonus donne e over 50

Le imprese che assumono lavoratrici senza impiego da 24 mesi ricevono dallo Stato uno sgravio fiscale del 50 per cento sui contributi Inps e Inail per 18 mesi (se assunzione a tempo indeterminato) e per 12 mesi (se assunzione a tempo determinato).

In realtà il bonus è rivolto anche agli uomini e prevede lo sgravio se si assumono:

– Uomini o donne con almeno 50 anni di età, disoccupati da oltre 12 mesi

– Donne di qualsiasi età senza lavoro da almeno 6 mesi, residenti in aree svantaggiate

– Donne di ogni età senza lavoro da almeno 24 mesi

  • Bonus assunzioni Sud giovani e disoccupati

I datori di lavoro – con sede nelle Regioni di Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia, oppure in quelle definite in transizione, Sardegna, Abruzzo e Molise – hanno godono di una decontribuzione totale al 100 per cento per il primo anno, fino a 8.060 euro, e al 50 per cento per il secondo e terzo anno, se assumono, a tempo indeterminato o in apprendistato:

– Disoccupati con più di 24 anni di età, senza lavoro da almeno 6 mesi

– Giovani tra i 15 e i 24 anni

Assegno di ricollocazione

Tra le tutele previste, c’è anche l’assegno di ricollocazione, destinato ai lavoratori disoccupati che percepiscono la Naspi da più di 4 mesi. L’assegno ha una forma di voucher tra i 250 e i 5000 mila euro, da spendere per corsi di formazione organizzati e servizi di assistenza alla ricerca di lavoro. Qualora venga fatta un’offerta di lavoro e il lavoratore rifiuta perché non congrua, non perde la Naspi. Per avere informazioni è possibile telefonare al numero verde 800.000.039

Reddito di inclusione (ReI)

La Naspi dura al massimo due anni, finiti i quali subentrava l’assegno di disoccupazione (Asdi): un’indennità che si poteva percepire al massimo per 6 mesi chi continuava a essere disoccupato, aveva almeno 55 anni di età o faceva parte di un nucleo familiare con almeno un minorenne.

L’Asdi è stata sostituita da una misura nazionale di contrasto alla povertà: il Reddito di Inclusione (ReI) [2]. Si tratta di un sostegno statale indirizzato a chi si trova in una condizione di disagio e non riesce a ricollocarsi sul mercato del lavoro oppure vive in condizione di povertà. Tra i requisiti per ottenerlo c’è proprio quello di avere un’età pari o superiore a 55 anni ed essere in stato di disoccupazione a causa di licenziamento.

Comprende due parti:

  • Un erogazione mensile in denaro di al massimo 3 mila euro su base annua. Questo sostegno dura al massimo 18 mesi, terminati i quali, devono trascorrere almeno 6 mesi per tornare a riceverlo. In caso di rinnovo la sua nuova durata sarà di 12 mesi. L’importo mensile varia da 190 a 490 euro.
  • Un progetto di inclusione attiva al lavoro, obbligatorio da seguire se si vuole continuare a percepire il ReI.

Ape social disoccupati

Per i disoccupati adulti, che difficilmente potranno rientrare nel mercato del lavoro e sono vicini all’età pensionabile, c’è la cosiddetta Ape social: una forma di pensione anticipata per chi ha raggiunto i 63 anni di età, è disoccupato, ha 30 anni di contributi versati e non riceve da almeno tre mesi l’indennità di disoccupazione.

Per poter accedere all’Ape social per disoccupati, oltre ai requisiti di età e contributi, vengono richiesti specifiche motivazioni legate allo stato di disoccupazione, cioè:

  • Disoccupazione dovuta al licenziamento
  • Disoccupazione dovuta dimissioni per giusta causa
  • Disoccupazione dovuta a risoluzione consensuale tramite conciliazione obbligatoria
  • Disoccupati che, dopo aver concluso le prestazioni erogate per lo stato di disoccupazione, abbiano svolto collaborazioni occasionali, con voucher o contratti subordinati della durata non superiore a 6 mesi (secondo il principio della conservazione dello stato di disoccupazione per lavori inferiori a 6 mesi) [3].

Esenzione ticket

Chi si trova in stato di disoccupazione, e quindi anche disoccupati di lungo corso, può ottenere l’esenzione dei ticket sanitari, secondo il codice di esenzione E02. Questo purché abbia un reddito familiare inferiore a 8.263 euro lordi per persona. Cifra che va aumentata a 11.362 se c’è un coniuge, più 516 euro per ongi figlio a carico. L’esenzione si riferisce sia alla persona disoccupata sia ai familiari a carico.

note

[1] D. lgs. n. 297 del 19 dicembre 2002

[2] D. lgs n. 147 del 15 settembre 2017

[3] Messaggio Inps n. 4195 del 25 ottobre 2017


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