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Lo sai che? Liceo a 4 anni: come cambia la scuola superiore nel 2018

Lo sai che? Pubblicato il 29 dicembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 29 dicembre 2017

Pubblicato dal Ministero l’elenco dei 100 istituti in cui dall’anno scolastico 2018/2019 partirà la fare sperimentale. Vantaggi e svantaggi del liceo breve.

Potrebbe essere una vera e propria rivoluzione per le scuole superiori. Con l’anno scolastico 2018/2019, parte in 100 istituti italiani la fase sperimentale del liceo breve: 4 anni anziché 5. Il Ministero dell’Istruzione, l’Università e la Ricerca ha pubblicato l’elenco delle strutture interessate (44 al Nord, 23 al Centro e 33 al Sud).

Ma come cambia la scuola superiore nel 2018? Il liceo breve può influire sulla preparazione dei ragazzi, visto che si dovrà frequentare l’istituto un anno in meno? Vediamo come funziona il liceo a 4 anni.

Liceo a 4 anni: cosa cambia nel 2018

Dall’anno scolastico 2018/2019, verrà avviata in 100 istituti italiani una classe prima che completerà gli studi in 4 anni anziché in 5. Si tratta di 74 licei (soprattutto scientifici) e 26 istituti tecnici e professionali selezionati da una commissione ministeriale. Le classi saranno formate da 25 alunni.

Gli studenti avranno, così, la possibilità di iniziare l’università un anno prima e, almeno in linea teorica, di anticipare sempre di un anno anche l’ingresso nel mondo del lavoro.

Dal 16 gennaio 2018 è possibile iscriversi ad uno di questi licei brevi. Dal terzo anno, i ragazzi avranno almeno una materia non linguistica con il metodo Clil, cioè verrà insegnata loro completamente in lingua straniera. Verranno potenziate anche le attività di laboratorio e le tecnologie didattiche innovative.

L’offerta formativa sarà più ampia. Secondo quanto previsto dal decreto Buona Scuola, ci saranno delle nuove materie come Diritto e Storia dell’arte. Gli studenti potranno fare delle esperienze di alternanza scuola-lavoro durante le vacanze estive e nelle pause di Natale e Pasqua.

Liceo a 4 anni: vantaggi e svantaggi?

Valutare come cambia la scuola superiore nel 2018 con il liceo a 4 anni è sempre soggettivo: dipende da ciò che ogni studente vuole. Uno dei vantaggi, come abbiamo detto prima, è quello di avere la possibilità di ottenere il diploma un anno prima e, quindi, di tentare di guadagnare tempo prezioso per iscriversi all’università e per affacciarsi al mondo del lavoro. In un momento in cui trovare un’occupazione contrattualmente «decente» diventa sempre più difficile per i ragazzi, buttarsi nella mischia 12 mesi prima può avere dei buoni risultati.

A priori, però, tutto è relativo. Se è vero che diplomati e laureati avranno guadagnato un anno di tempo, è altrettanto vero che non dipenderà soltanto da un liceo breve la possibilità di trovare un lavoro. L’unica cosa che cambia è che lo si cerca prima. Ma se le occasioni sono quelle che sono, cioè se l’offerta del mercato non sarà più ampia, anziché essere disoccupati a 24 anni lo saranno a 23.

Altro aspetto che desta qualche perplessità è che cosa succederà con il personale docente. Un anno in meno di liceo significa delle classi in meno. Ci saranno dei tagli? Ovviamente, a questa domanda il Ministero risponde di no. Altra cosa sarà vedere quello che succederà nella pratica.

Ultimo, ma non ultimo, spunto di riflessione: il liceo a 4 anni può avere delle ripercussioni sulla preparazione dei nostri studenti? Non bisogna dimenticare che già oggi la scuola superiore italiana non gode di molto prestigio a livello internazionale. Basti vedere gli ultimi dati rilevati dall’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico: su un totale di 70 Paesi, l’Italia si colloca al 34esimo posto. Non è proprio un’eccellenza. Togliendo un anno di studi, si può rischiare di peggiorare le cose? Oppure l’offerta formativa subirà un mutamento tale da concentrare in 4 anni quello che si faceva in 5, se non addirittura da rendere i nostri ragazzi ancora più preparati alle nuove sfide del mercato del lavoro?


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2 Commenti

  1. Mi scuso anticipatamente per la prolissità del commento,
    La Buona Skquola? Ops non mi ricordo come si scrive mi pare Scuola. Sinceramente mi viene da piangere. Buona scuola, ma siamo sicuri che con queste novità si parli di buona scuola? Per iniziare i “professori” dell’ultima infornata, se professori si vogliono chiamare, hanno solo il titolo, preso, per alcuni, con anni di sacrificio, con concorsi su concorsi, allo stesso tempo stress e per molti delusione, quando ti sei fatto il cesto per un anno intero e più e poi vieni buttato fuori, beh è una bella mazzata, mentre altri con i corsi abilitanti universitari , a pagamento, della durata di due anni hanno risolto il problema. Certamente anche qui ci sono gli esami, però però, mah! Il trota e non solo lui ci hannofatto capire che pagando possiamo avere facilitazioni e agevolazioni per la laurea, figuriamoci per un diploma. Comunque lasciamo perdere. Ritorniamo alla buona scuola. I professori dell’ultima infornata sono jolly a disposizione del dirigente scolastico e vengono impegnati dove è necessario, non hanno cattedra e sostituiscono i colleghi in malattia ed altro. Qualcosa devono fargli fare, non possono stare in sala insegnanti a giornate o in segreteria. Alla fine a qualcuno verrà dato lo spolverino per sostituire qualche custode malato o indisposto. Poveri custodi, anche su di loro ci sarebbero da dire tante cose. Ai miei tempi facevano le pulizie e facevano sorveglianza, oggi, in alcune scuole sembrano loro i professori, alcuni sfoggiano abbigliamenti all’ultima moda, passano ore alla scrivania in cima al corridoio leggendo, spippolando sul cellulare, facendo la maglia e all’occasione fanno sorveglianza e passano nelle classi per dare le circolari. Pulizie, ci mancherebbe altro, molti sono certificati e quindi quello non lo possono fare, quell’altro neppure. Poi arriva il personale delle pulizie, di una coop, che in 30 minuti deve pulire tutte le classi e i cessi. In 30′ perchè al 31′ deve essere in una banca o in un’altra scuola. E io mi domando, ma quando sono a casa le pulizie chi le fa. Il moccio o la scopa di casa è uguale a quella presente nello sgabuzzino della scuola e si usa nello stesso modo, come del resto lo straccio per pulire i banchi. A fare la spesa chi ci va. La borsa della spesa pesa, è movimentazione manuale dei carichi, è come spostare un banco o una sedia. Boh. Ma ritorniamo all’oggetto di questa mia esternazione. Ma chi ha costruito e approvato questa legge è mai stato nelle scuole? Ha mai visto di che pasta son fatti questi ragazzi? Certamente non vogli fare di tutta l’erba un fascio. Ci sono scuole dove ci vorrebbero i poliziotti al posto dei custodi, i professori dovrebbero avere la frusta, come per domare i leoni, non possiamo parlare di alunni, ma di delinquenti che portano armi in classe, spacciano, e nei bagni, trasformati in ghetto, si fanno o compiono atti sessuali, e quando c’è chi ha voglia di studiare, poveretto è un disgraziato. Nel mondo del lavoro si chiama mobbing, tra i ragazzi è bullismo, ma la sostanza è la stessa. Ci sono professori che hanno paura e quindi danno il 6 politico a tutti per evitare di trovarsi di fronte l’alunno con la sua banda, o trovarsi la macchina a terra o peggio ancora bruciata, o magari trovarseli dentro casa. Per non parlare dei genitori che non si rendono conto che i propri figli non sono all’altezza di affrontare quel corso di studi e fanno ricorsi per verificare il perchè della bocciatura del figlio, nonostante che tutta l’estate sia andato a ripetizione. Chi se ne rende conto cambia scuola o lo iscrive ad una scuola privata.
    Scuola breve, alternanza scuola lavoro, possibilità di iscriversi prima all’università e finire un anno prima. Poveri noi. Ma dove vogliamo andare. Lingua straniera, diritto, storia dell’arte, esperienza nel mondo del lavoro nel periodo delle feste e d’estate. Prima di tutto, io compreso, impariamo la lingua italiana, poi penserei a quella straniera con un insegnante di madre lingua. Diritto materia ostica, ma utile, non di facile comprensione perchè in molti casi da libertà di interpretazione al soggetto che le legge. Alcune sentenze ce lo dimostarno. Storia dell’arte, materia stupenda, anche perchè noi in Italia siamo la culla di tutto ciò. Chiese, palazzi, dipinti, sculture, di opere d’arte ne abbiamo così tante che le cantine dei musei sono sovraffollate. Se i combattenti dell’ISIS venissero in Italia per distruggere tutto ciò che è storia, poveri loro, dovrebbero lavorare anni e anni. Alternanza scuola lavoro, tanti ragazzi d’estate vanno a fare la stagione chi come cameriere, come bagnino, portiere negli hotel, pizzaiolo …… e quindi sono già nel mondo del lavoro, e si sacrificano l’estate per farsi il gruzzolo per poi andare in vacanza o comprarsi qualcosa, senza essere a carico dei genitori, altri invece vivono alle spalle dei genitori. Ci pensate a questi alunni di metterli alla prova, chi segue un corso in un istituto commerciale, ragioneria, è semplice l’affiancamento, in ufficio, da un commercialista o similare e via, ma un alunno di un liceo classico o scientifico dove lo impiego, sempre in un ufficio, gli faccio fare da guida turistica, affiancadolo ad una guida attiva, non so. Nell’amministrazione pubblica. Un alunno di un istituto alberghiero è più semplice ha dei ruoli ben precisi, come del resto un istituto professionale o un istituto tecnico: edilizia, meccanica, fisica, elettrotecnica, termotecnica, chimica, telecomunicazioni ……. L’edile lo affianco ad una impresa edile, il meccanico ad una officina metalmeccanica o trafileria, magari a Piombino o a Taranto, all’ILVA. Un fisico. In un laboratorio dove fanno rilievi di rumore, vibrazioni, radiazioni ionizzanti e non,ROA, o campi elettromagnetici o in una struttura ospedaliera, magari a Fisica Sanitaria e via dicendo per gli altri indirizzi. Sarebbe giusto, sarebbe perfetto, sarebbe ottimo. Facciamo l’esempio. Prendiamo l’alunno che segue un corso per diplomarsi in edilizia, ma è un discorso che interessa tutti coloro i quali vengono impegnati nel programma scuola lavoro. Un edile è giusto che si renda conto che cosa vuol dire montare un ponteggio, è giusto che si renda conto che tra la teoria studiata sui banchi e la pratica c’è un oceano. L’esperienza che si acquista sul campo. Come in tutte le cose c’è sempre il retro della medaglia. Forse chi ha gestito questa norma non si è reso conto che esiste il DLgs. 9/04/2008 n. 81 e s.a. norma che ha come argomento la tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro . All’Articolo 2 – Definizioni comma 1. si legge “Ai fini ed agli effetti delle disposizioni di cui al presente decreto legislativo si intende per:
    a) «lavoratore»: persona che, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolge un’attività lavorativa
    nell’ambito dell’organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribuzione, anche al solo fine di apprendere un mestiere, un’arte o una professione, esclusi gli addetti ai servizi domestici e familiari”. Detto così sembrerebbe niente. Per chi è esperto in materia sa che cosa voglio dire con tutto ciò. Il decreto è costituito da 306 articoli con 51 allegati per un totale di circa 450 pagine di norme che regolano tale argomento, e se rispettate permettono di lavorare in sicurezza. Ma tutto ciò ha un costo il cui ritorno non è apprezzabile immediatamente, o meglio lo è perchè lavorare in sicurezza vuol dire meno infortuni e meno morti sul lavoro, meno costi per la società. Chi invece è all’oscuro di tutto ciò, ma se è un lavoratore dipendente non dovrebbe esserlo, è giusto che si avvicini alla materia per capire che compiti, direi che responsabilità ha un datore di lavoro che prende in carico un alunno di una scuola, che gli gira nell’impresa per 250 ore e poi se ne va.
    Per finire soltanto due cose.
    Corsi di 4 anni e il corpo insegnate in esubero di ruolo dove lo mettiamo? Lo impiego nei turni pomeridiani nelle ripetizioni a pagamento agli alunni? Altri jolly che metteranno sulle ruote in attesa di licenziarli dopo due anni perchè non servono più? Un pò come i contratti a termine, dopo 2 anni un calcio nel posteriore e nuovo soggetto.
    Ma dove vuol andare questa Italia contraddittoria, vuol dare i posti di lavoro ai giovani, e fa la buona scuola, ma tu lavoratore ti vuol mandare in pensione a 68 anni ed oltre dopo 42 anni e passa di contributi, mentre i ns parlamentari, poveretti, con la loro attività che verrà classificata attività usurante e stressante gli verranno dati giustamente nuovi incentivi che andranno ad implementare il vitalizio che partià a 55 anni a causa della pesantezza dell’attività, ripeto usurante.
    Concordo con il dott. Garcia I nuovi disoccupati avranno un anno in meno e il loro livello di preparazione sarà sempre più basso.
    Un pò di serietà, all’estero quando dici di essere italiano si mettono tutti a ridere. La ripresa economica, l’unica ripresa che vedo è quella del nuovo suv della Lamborghini che costa 200 mila €.

  2. Carissimo Andrea, provi a guardare i sistemi educativi degli altri paesi europei. Noi siamo sempre in coda, ci mettiamo a sperimentare i 4 anni nel 2018.
    A parte il discorso dei professori, che è un discorso a parte, non è tenendo un anno in più i ragazzi relegati a scuola, che si ottengono risultati migliori.
    Quello che conta è la qualità e non la quantità… e poi se di qualità vogliamo parlare, andrebbe riformato l’intero sistema di istruzione che rimane una tortura passiva per gli studenti in un mondo completamente cambiato.

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