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Come si compila un assegno

31 Dicembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 31 Dicembre 2017



Tutte le cautele per compilare un assegno bancario o postale, evitando i rischi della circolazione di un titolo errato o incompleto.

Compilare in modo corretto e completo l’assegno bancario o postale è importante per due ragioni: in caso di errori od omissioni, il titolo potrebbe essere rifiutato dalla banca al momento del pagamento; la mancanza dei dati può far correre il rischio di alterazioni del suo contenuto.

Per emettere un assegno occorre compilarlo indicando i seguenti requisiti formali essenziali: data e luogo di emissione, importo, beneficiario, firma.

Una volta emesso, l’assegno può essere presentato dal beneficiario a uno sportello bancario per l’incasso. Gli assegni emessi all’ordine dello stesso emittente (ad esempio quelli che riportano le diciture “a me medesimo”, “m.m.”, ” a me stesso”, etc.) possono essere girati unicamente per l’incasso a una banca [1].

Data assegno

L’assegno deve riportare la data in cui è stato effettivamente emesso con indicazione di giorno, mese e anno. L’informazione è rilevante perché dalla data indicata sull’assegno decorre il termine utile perché chi lo riceve possa incassare il pagamento. Inoltre, la data di emissione è un’informazione che la banca utilizza per registrare il pagamento sul conto corrente.

Che succede in caso di assegno postdatato

L’indicazione di una data successiva a quella effettiva (post-datazione) comporta rischi nel caso in cui chi emette l’assegno non disponga di danaro sufficiente al momento dell’emissione. La post-datazione, non consentita dalla legge, infatti non esclude che l’assegno venga comunque presentato per l’incasso; l’indisponibilità a pagare da parte di chi ha emesso l’assegno è sottoposta a sanzioni (assegno senza provvista).

Importo assegno

L’importo va indicato due volte: una volta in cifre, l’altra in lettere; quest’ultimo valore prevale in caso di discordanza. L’importo comprende anche due decimali, da riportare dopo la virgola in quello in cifre (ad esempio, € 500,20), dopo una barra in quello in lettere, ma sempre in forma numerica (ad esempio, € Cinquecento/20). Inoltre è bene far precedere e seguire al valore indicato in numeri il simbolo #, in modo che nessuno possa modificarlo in seguito.

Per motivi di sicurezza, i decimali vanno sempre indicati sia dopo la virgola dell’importo in cifre, sia dopo la barra dell’importo in lettere anche se sono pari a zero (per esempio diecimilacinquecento/00).

Si evita così il rischio che l’assegno, una volta emesso, possa subire variazioni nell’importo con l’aggiunta di altre cifre che possono trasformare l’importo stesso, ad esempio, da centinaia in migliaia di euro.

Beneficiario assegno

L’indicazione del beneficiario consente a chi emette l’assegno di individuare con precisione la persona a favore della quale viene disposto l’ordine di pagamento. Se si vuole che il pagamento venga effettuato solo a favore del beneficiario indicato, l’emittente può apporre sull’assegno la clausola “non trasferibile”, cosa che è sempre preferibile fare ed è comunque obbligatorio per gli importi pari o superiori a 1.000 euro.

L’indicazione del beneficiario e la presenza della clausola di non trasferibilità, anche nei casi in cui non è obbligatoria, evitano che l’assegno circoli fra troppe persone e che comunque arrivi a persone non conosciute da chi lo ha emesso.

Firma assegno

L’assegno deve essere firmato da chi lo emette in quanto la firma (detta di traenza) vale come ordine per la banca di effettuare il pagamento. La firma – che deve essere uguale a quella depositata presso la banca – va nell’apposito spazio; è consigliabile non usare lo spazio sottostante in quanto eventuali scritte o segni in questa zona possono impedire la lavorazione elettronica dell’assegno.

La firma apposta manualmente, comprensiva di nome e cognome e uguale a quella depositata in banca, evita il rischio di perdite in caso di falsificazione della firma. Se non rilevabile dalla banca, la falsificazione della firma non consente a chi ha fatto l’assegno (traente) di recuperare eventuali pagamenti non effettivamente disposti. È preferibile utilizzare penne con inchiostro indelebile per evitare alterazioni difficilmente riscontrabili dalla banca e determinare il pagamento di assegni non conformi alla volontà dell’emittente.

Clausola “assegno non trasferibile”

La clausola “non trasferibile” è obbligatoria per trasferimenti pari o superiori a 1.000 euro. Per questo motivo, gli assegni sono emessi con l’indicazione prestampata della clausola “non trasferibile” salvo esplicita richiesta contraria del cliente.

I blocchetti di assegni privi della clausola “non trasferibile” (che possono essere utilizzati esclusivamente per importi inferiori a 1.000 euro) si possono richiedere in banca pagando la somma di euro 1,50 per ciascun assegno circolare o modulo di assegno bancario in forma libera, a titolo di imposta di bollo. In caso di violazione, è prevista l’applicazione di sanzioni amministrative pecuniarie determinate in misura percentuale rispetto all’importo dell’assegno.

note

[1] Fonte: Banca d’Italia.


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