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Lo sai che? Promessa non mantenuta: che fare per tutelarsi?

Lo sai che? Pubblicato il 1 gennaio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 1 gennaio 2018

Cosa fare se una persona promette di firmare un contratto e poi si tira indietro dalle trattative senza un giustificato motivo?

Una persona ha preso con te – ma solo “a voce” – un impegno che poi non ha mantenuto. Esiste una legge per far rispettare le promesse date? Immaginiamo che, con una stretta di mano, ti sia stato garantito per il futuro un prestito di denaro, un lavoretto in casa a un prezzo scontato, un posto di lavoro, l’affitto di un appartamento per l’estate. Chi, all’ultimo momento, si tira indietro e non tiene fede alla parola data ritiene spesso che, in assenza di un accordo definitivo, possa sempre cambiare idea senza dover dare spiegazioni. L’altro contraente, dal suo lato, si arrende al fatto di non avere, tra le mani, un “pezzo di carta” che formalizzi l’intesa verbale e con cui rivendicare i propri diritti. Ma le cose non stanno così e la legge prevede una tutela anche in assenza di un accordo definitivo: se una persona ti garantisce “sulla parola” di firmare un contratto, ma poi tergiversa e non lo fa più, è responsabile nell’ipotesi in cui tu, confidando in tale assicurazione, abbia scartato proposte alternative. In verità, tutto dipende dallo stato di avanzamento delle trattative. Vediamo allora, più da vicino, in caso di una promessa non mantenuta, che fare per tutelarsi.

Non sempre i contratti sono scritti

Prima però di spiegare come tutelarsi da una promessa non mantenuta dobbiamo fare un’importante precisazione: il semplice fatto che non sia stato firmato un contratto non significa che l’accordo non sia da ritenersi ormai concluso. Gran parte dei contratti, infatti, può essere anche verbale e, quindi, valido ed efficace anche con una semplice stretta di mano. Non mettere nulla per iscritto non significa che il patto non sia ormai vincolante per entrambe le parti. Ad esempio, se una persona dice a un’altra che le vende un oggetto di seconda mano l’accordo è già perfetto con la dichiarazione verbale (il documento cartaceo può tutt’al più servire per dimostrare le condizioni contrattuali concordate). Solo in casi eccezionali è richiesta la forma scritta (affitto, compravendita immobiliare, contratti con la banca, ecc.).

Quindi, per stabilire se e quanto è responsabile chi non rispetta la promessa data bisogna capire se le parti erano ancora in una fase di trattative o, invece, gli accordi tra queste intercorsi dovevano ritenersi ormai definiti in tutto e per tutto. Nel primo caso – e alle condizioni che a breve vedremo – si può parlare di una responsabilità precontrattuale; nel secondo caso, invece, si configura una responsabilità contrattuale. Vedremo qui di seguito le due ipotesi.

 Se sono ancora in corso le trattative

Esiste una norma del codice civile [1] che stabilisce un obbligo, per chi non ha ancora firmato un contratto ma si sta intavolando delle trattative, di comportarsi secondo buona fede. Attenzione: «contratto» non è solo l’accordo con cui ciascuno dei due firmatari esegue una prestazione («Ti do questo e, in cambio, tu mi dai quest’altro»); è un contratto anche la promessa di regalare qualcosa come un oggetto o un servizio (è la cosiddetta donazione) o un’assunzione presso un’azienda. La norma del codice civile impone quindi, in tutti questi casi, un dovere generale di correttezza ancor prima delle firma dell’accordo definitivo. Sebbene le intese provvisorie raggiunte durante le trattative non siano vincolanti [2] è tuttavia necessario che, nei negoziati che precedono la stipula del contratto, comportarsi in modo leale, senza far credere all’altra persona qualcosa che non è realizzabile. In tal caso, infatti, scatterebbe una responsabilità.

In particolare, la legge impone alcuni specifici doveri:

  • non coinvolgere l’altra parte in trattative inutili: ad esempio l’affitto di un appartamento non proprio o non ancora acquistato;
  • informare l’altra parte sulle circostanze che possono rendere invalido il contratto: ad esempio la vendita di una casa senza il consenso del contitolare;
  • chiarezza, al fine di evitare qualsiasi fraintendimento all’altra parte: ad esempio, se il prezzo deve ritenersi Iva compresa o meno;
  • compiere tutti gli atti necessari per la validità o efficacia del contratto (ad esempio: domanda per ottenere un’autorizzazione ove questa sia richiesta a pena di nullità o inefficacia del contratto);
  • non ingannare l’altra parte al fine di indurla a stipulare un contratto che non avrebbe altrimenti concluso oppure avrebbe stipulato a condizioni diverse o di non indurre in errore: ad esempio, si fa credere che un appartamento sia in regola mentre invece c’è un abuso edilizio.

La violazione di uno qualsiasi di tali obblighi configura ciò che viene detto tecnicamente «responsabilità precontrattuale» benché non sia stata firmata ancora alcuna scrittura privata. Tale responsabilità scatta però solo se le trattative sono giunte a uno stadio avanzato, tale cioè da far confidare all’altro contraente la sicura conclusione del contratto. Quindi, non basta una semplice e generica promessa, subordinata però a valutazioni ancora da fare o ad accordi ancora da definire, ma è necessario far credere ragionevolmente all’altro soggetto – con frasi, comportamenti o dichiarazioni ufficiali – che il contratto verrà stipulato.

In sintesi, se una delle parti, senza giusto motivo, interrompe le trattative, frustrando le ragionevoli aspettative dell’altra (indotta a sostenere spese o a rinunciare ad occasioni più favorevoli), quest’ultima ha diritto ad un risarcimento del danno.

Come giustamente ha detto il Tribunale di Milano [3] in una recente sentenza, è responsabile e deve risarcire il danno prodotto chi, con il proprio comportamento e con le proprie dichiarazioni propositive, lascia intendere all’altra parte che il contratto sarà sicuramente concluso e, invece, in uno stadio avanzato delle trattative, si tira indietro. Perché possa essere ritenuta integrata la suddetta responsabilità precontrattuale sono necessarie le seguenti condizioni:

  • che tra le parti siano in corso trattative;
  • che le trattative siano giunte ad uno stadio tale da far sorgere, nella parte che invochi l’altrui responsabilità, il ragionevole affidamento sulla conclusione del contratto;
  • che la parte alla quale si addebita la responsabilità, interrompa le trattative senza un giustificato motivo;
  • che, pur nell’ordinaria diligenza della parte che invoca la responsabilità, non sussistano fatti idonei ad escludere il suo ragionevole affidamento sulla conclusione del contratto.

Lo stesso principio è stato applicato anche nei confronti della pubblica amministrazione: chi vince un bando di concorso ha poi diritto ad essere assunto. La P.A., quindi, non può più tirarsi indietro neanche se invoca il rispetto del patto di stabilità e si trincera dietro le difficoltà di bilancio.

A detta della Cassazione [4], anche la promessa di un posto di lavoro (sia esso pubblico o privato) può configurare una responsabilità da parte del datore di lavoro che poi non mantiene la promessa.

Altre applicazioni di tale principio si possono trovare in ambito di rinnovo del contratto di affitto: se il padrone di casa fa credere all’inquilino che non intende disdire il rapporto e poi lo fa può essere responsabile del danno procuratogli [5].

Se le trattative erano già state concluse

Se, invece, le trattative erano già concluse e dovesse risultare che le parti avevano ormai concluso il contratto, sebbene verbalmente, si configura una responsabilità contrattuale con obbligo di risarcimento di tutti i danni prodotti all’altro soggetto. In tutti questi casi, l’impegno preso a voce è vincolante e può essere preteso. In caso contrario, ci si può recare dal giudice, ma con la difficoltà di dimostrare l’esistenza dell’intesa, cosa che si può fare solo se ci sono testimoni oculari. Le parti in causa non possono offrire testimonianza in proprio favore. Leggi a riguardo Che fare se non si rispetta un impegno preso a voce?

note

[1] Art. 1337 cod. civ.

[2] Durante le trattative le parti possono decidere di documentare, per fini probatori, l’accordo raggiunto su alcuni punti del contratto da concludere in un momento successivo. Tali scritture, ritenute prive di valore giuridico e non vincolanti, prendono il nome di minute o puntuazioni.

[3] Trib. Milano, sent. n. 4927/2017.

[4] Cass. sent. n. 24742/2015; n. 1051/2012; n. 15040/2004: «La responsabilità precontrattuale per violazione dell’art. 1337 cod. civ., che costituisce una forma di responsabilità extracontrattuale, la quale si collega alla violazione della regola di condotta stabilita a tutela del corretto svolgimento dell'”iter” formativo del contratto, presuppone che tra le parti siano intercorse trattative per la conclusione di un contratto giunte ad uno stadio tale da giustificare oggettivamente l’affidamento nella conclusione del contratto, inoltre che una delle parti abbia interrotto le trattative così eludendo le ragionevoli aspettative dell’altra, la quale, avendo confidato nella conclusione finale del contratto, sia stata indotta a sostenere spese o a rinunciare ad occasioni più favorevoli, e infine che il comportamento della parte inadempiente sia stato determinato, se non da malafede, almeno da colpa, e non sia quindi assistito da un giusto motivo.» Ed ancora «La responsabilità precontrattuale derivante dalla violazione della regola di condotta posta dall’art. 1337 cod. civ. a tutela del corretto dipanarsi dell’iter formativo del negozio costituisce una forma di responsabilità extracontrattuale, cui vanno applicate le relative regole in tema di distribuzione dell’onere della prova. Ne consegue che, qualora gli estremi del comportamento illecito siano integrati (come nella specie) dal recesso ingiustificato di una parte (in un contesto connotato dall’affidamento dell’altra parte nella conclusione del contratto), grava non su chi recede la prova che il proprio comportamento corrisponde ai canoni di buona fede e correttezza, ma incombe, viceversa, sull’altra parte l’onere di dimostrare che il recesso esula dai limiti della buona fede e correttezza postulati dalla norma “de qua”». Pertanto «Non è legittimamente configurabile un’ipotesi di responsabilità precontrattuale tutte le volte in cui la rottura delle trattative e la mancata conclusione del contratto siano state in anticipo programmate, e costituiscano, pertanto, l’esercizio di una facoltà legittima da parte del recedente».

[5] Cassazione sent. n. 8671/2017.

Tribunale Milano, Sez. spec. Impresa, 04/05/2017,  n. 4927 

Incorre nella responsabilità precontrattuale ex art. 1337 c.c. e, conseguentemente, nell’obbligo risarcitorio colui che, con il proprio comportamento e con le proprie dichiarazioni propositive, lasci che controparte maturi – in senso oggettivo – una certezza sul buon esito dell’affare e, in uno stadio avanzato delle negoziazioni, rifiuti improvvisamente la conclusione del contratto. Perché possa essere ritenuta integrata la suddetta responsabilità precontrattuale occorre, (i) che tra le parti siano in corso trattative, (ii) che le trattative siano giunte ad uno stadio tale da far sorgere, nella parte che invochi l’altrui responsabilità, il ragionevole affidamento sulla conclusione del contratto, (iii) che la parte alla quale si addebita la responsabilità, interrompa le trattative senza un giustificato motivo, (iv) che, pur nell’ordinaria diligenza della parte che invoca la responsabilità, non sussistano fatti idonei ad escludere il suo ragionevole affidamento sulla conclusione del contratto.

Consiglio di Stato, sez. V, 02/05/2017,  n. 1979

Il comportamento dell’Amministrazione che, dopo l’adozione dell’aggiudicazione definitiva, ha omesso di addivenire, senza offrire alcuna plausibile giustificazione, alla stipula del relativo contratto, integra un comportamento contrario ai generali doveri di correttezza e di buona fede, i quali trovano applicazione, nonostante la loro derivazione privatistica (cfr. art. 1337 c.c.), anche nell’ambito del procedimento amministrativo, a maggior ragione se si tratta di un procedimento di evidenza pubblica finalizzato alla stipula di un contratto; si tratta di responsabilità da comportamento (amministrativo) scorretto, non da provvedimento illegittimo, che nasce dalla violazione di norme che hanno ad oggetto il comportamento della pubblica amministrazione, non l’invalidità del provvedimento; la responsabilità precontrattuale, pertanto, sussiste anche a prescindere dall’invalidità provvedimentale, perché il danno che il privato lamenta non discende dal provvedimento, ma dal comportamento tenuto dall’Amministrazione.

Cassazione civile, sez. un., 27/04/2017,  n. 10413 

La responsabilità precontrattuale della P.A. è configurabile in tutti i casi in cui l’ente pubblico, nelle trattative con i terzi, abbia compiuto azioni o sia incorso in omissioni contrastanti con i principi della correttezza e della buona fede, alla cui puntuale osservanza anch’esso è tenuto, nell’ambito del rispetto dei doveri primari garantiti dall’art. 2043 c.c.; in particolare, il recesso dalle trattative è sindacabile, ai sensi dell’art. 1337 c.c., ove l’ente predetto sia venuto meno ai doveri di buona fede, correttezza, lealtà e diligenza, in rapporto anche all’affidamento ingenerato nel privato circa il perfezionamento del contratto, a prescindere dalle ragioni che abbiano indotto il primo ad interrompere le trattative o a rifiutare la conclusione nel contratto.

Cassazione civile, sez. III, 04/04/2017,  n. 8671 

La promessa di volere stipulare un nuovo contratto di locazione, un appuntamento per concludere e l’annullamento di quest’ultimo senza validi motivi integrano responsabilità precontrattuale del locatore, con la conseguente condanna per quest’ultimo di risarcimento danni in favore del conduttore.

Tribunale Treviso, sez. I, 14/03/2017

E’ risarcibile ex art. 1337 cod. civ. la lesione del c.d. interesse positivo differenziale, ovvero dell’interesse ad una corretta esecuzione degli obblighi derivanti in capo alla controparte. Il danno

risarcibile, consiste nel minor vantaggio oppure nella maggior spesa sopportata per effetto del comportamento colposo della controparte. In altri termini, ai fini della quantificazione del danno, occorre effettuare un giudizio prognostico – ipotetico, volto a ricostruire quale sarebbe stato il contenuto del contratto qualora la controparte non avesse posto in essere la condotta scorretta.

Cassazione civile, sez. II, 14/03/2017,  n. 6587

I presupposti della responsabilità precontrattuale, ai sensi dell’art. 1337 c.c., quali lo stadio avanzato delle trattative, il ragionevole affidamento suscitato nella conclusione del contratto, l’assenza di una giusta causa di recesso e quindi la violazione degli obblighi di buona fede, concretano altrettanti accertamenti di fatto, demandati alla esclusiva competenza del giudice di merito, incensurabili in Cassazione se adeguatamente motivati.

Cassazione civile, sez. II, 14/03/2017,  n. 6587 

La responsabilità precontrattuale derivante dalla violazione della regola di condotta, posta dall’art. 1337 c.c. a tutela del corretto dipanarsi dell’iter formativo del negozio, costituisce una forma di responsabilità extracontrattuale, cui vanno applicate le relative regole in tema di distribuzione dell’onere della prova. Deriva da quanto precede, pertanto, che qualora gli estremi del comportamento illecito siano integrati dal recesso ingiustificato di una parte, grava non su chi recede la prova che il proprio comportamento corrisponde ai canoni di buona fede e correttezza, ma incombe, viceversa, sull’altra parte l’onere di dimostrare che il recesso esula dai limiti della buona fede e correttezza postulati dalla norma “de qua”.

Corte appello Roma, sez. II, 14/03/2017,  n. 1707

In tema di compravendita immobiliare, integra violazione degli obblighi generali di correttezza e buona fede previsti dagli art. 1337 e 1375 c.c. sia nelle trattative quando si ometta l’informativa dell’esistenza della trascrizione, sia quando nell’esecuzione del contratto, il promittente venditore pretenda la stipula entro una data in cui, in presenza di trascrizione, la cancellazione della stessa non sia stata ancora disposta.

Tribunale Bari, sez. II, 01/03/2017,  n. 1110 

La responsabilità precontrattuale prevista dall’art. 1337 c.c.. può derivare, oltre che dalla rottura ingiustificata delle trattative, anche dalla violazione dell’obbligo di lealtà reciproca, il quale comporta un dovere di completezza informativa circa la reale intenzione di concludere il contratto, senza che alcun mutamento delle circostanze possa risultare idoneo a legittimare la reticenza o la maliziosa omissione di informazioni rilevanti nel corso della prosecuzione delle trattative finalizzate alla stipulazione del negozio.

Cassazione civile, sez. III, 27/12/2016,  n. 27017 

Non è configurabile una responsabilità precontrattuale in capo all’oblato in caso di mancata accettazione di una proposta contrattuale poziore nel tempo ed economicamente più vantaggiosa rispetto a quella diversa preferita, non gravando sul destinatario di plurime proposte contrattuali alcun obbligo di accettare quella ricevuta temporalmente per prima, ovvero di accettare l’offerta economicamente migliore, sicchè il medesimo è libero, in difetto di obblighi eventualmente insorgenti da una precorsa trattativa, di accettare la proposta ravvisata preferibile in base a considerazioni anche prescindenti da valutazioni di carattere meramente economico.


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