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I diritti di chi soffre di stitichezza

3 Gennaio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 Gennaio 2018



La stipsi è il sintomo di una malattia che si manifesta con l’incapacità di evacuare le feci regolarmente. Quali sono i diritti sul lavoro di che ne soffre?

Tutti gli estremi sono pericolosi. Così, come la colite crea dei disturbi che possono avere delle gravi conseguenze, anche la stitichezza è in grado di compromettere la qualità della vita di chi la soffre. E in Italia sono circa 13 milioni di persone (per lo più donne e over 65) che patiscono questa malattia. Può sembrare banale, ma l’incapacità di eliminare regolarmente le feci comporta dei disturbi seri (patologie derivate dalla stitichezza come emorroidi, disturbi gastrointestinali, ragadi, rischio di blocco intestinale, ecc.), oltre ad una spesa non indifferente tra medicinali mirati, lassativi, fermenti lattici, visite specialistiche e quant’altro. Solo la sanità pubblica spende per questa malattia su per giù 200 milioni di euro.

Quali sono i diritti di chi soffre di stitichezza? È un problema che il paziente deve portarsi dietro e risolvere da solo perché sottovalutato oppure la legge gli consente di avere qualche agevolazione, almeno sul lavoro? Cerchiamo di capire di più.

Che cos’è la stitichezza?

Attenzione a non diventare ipocondriaci perché non si va in bagno tutti i giorni a fare i propri bisogni. Ognuno ha la sua regolarità. Si parla, però, di stitichezza (o stipsi, se la vogliamo dire in termini più scientifici) quando ci si siede con ottimi risultati meno di tre volte la settimana e si avvertono almeno due di questi sintomi:

  • non si ha uno stimolo spontaneo;
  • la defecazione avviene con sforzo e si ha un senso di ostruzione;
  • si ha la sensazione di non avere avuto un’evacuazione completa;
  • le feci sono particolarmente dure o caprine (avete presenti le palline? Ecco, quelle);
  • compaiono delle emorroidi o ragadi.

Se questi sintomi si protraggono per più di 4 mesi si seguito, si parla di stitichezza cronica.

Quali sono le cause della stitichezza?

Tecnicamente, la stitichezza in sé non è una malattia ma la conseguenza di altri disturbi o fattori come:

  • una malattia cronica (sclerosi multipla, diabete, ipotiroidismo, morbo di Pakinson, ecc.);
  • la sindrome del colon irritabile (e qui la stitichezza può alternarsi a periodi di diarrea, cioè si passa da un estremo all’altro senza regolarità);
  • la vita sedentaria;
  • la scarsa assunzione di liquidi;
  • l’alimentazione con poche fibre;
  • un difetto nella parte finale dell’intestino (diverticoli, prolassi, tumori nel colon-retto, aderenze);
  • l’assunzione di farmaci.

Dunque, non si tratta tanto di risolvere il problema di andare in bagno con più frequenza quanto di capire e trattare il problema che provoca la stitichezza. È come il fumatore che ha la tosse ogni mattina: dovrà per forza eliminare le sigarette (la causa) affinché poi sparisca la tosse (l’effetto).

Come viene diagnosticata la stitichezza?

Ci avviciniamo al nocciolo della questione. Per capire i diritti di chi soffre di stitichezza, dopo aver detto di che cosa stiamo parlando, bisogna sapere anche quali sono gli esami che deve fare chi ne soffre. Esami che consentono di diagnosticare la stipsi e che consistono in un’analisi del transito intestinale. Nello specifico:

  • una radiografia dell’addome diretto;
  • un’ecotomografia addominale;
  • una radiografia con clisma opaco;
  • una colonscopia.

I diritti sul lavoro di chi soffre di stitichezza

Restiamo, quindi, con questi due elementi per arrivare ai diritti di chi soffre di stitichezza: il primo, che questo disturbo può essere il sintomo di una malattia più o meno grave. Il secondo, che per risolverlo c’è bisogno di fare degli esami approfonditi alla ricerca di quell’eventuale malattia che provoca la stipsi.

Quando la stitichezza diventa cronica e provoca dei disturbi importanti, chi ne soffre deve, innanzitutto, andare dal proprio medico di base affinché, dopo la visita di rito, valuti se i dolori consentano di svolgere normalmente l’attività lavorativa. Se così non fosse, assegnerà i dovuti giorni di riposo, provvedendo a trasmettere telematicamente all’Inps il certificato di malattia e a fornire il numero di protocollo del certificato al lavoratore. Quest’ultimo ha, invece, il compito di avvertire immediatamente l’azienda dell’assenza e di inviare il protocollo della trasmissione del certificato medico al datore di lavoro.

Ovviamente, assentarsi dal lavoro a causa della stitichezza significa assentarsi per malattia e restare reperibili per una eventuale visita fiscale in queste fasce orarie:

  • dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 17:00 alle 19:00, per i lavoratori del settore privato;
  • dalle 9:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00, per i dipendenti pubblici.

Nel caso in cui il lavoratore debba sottoporsi a terapie o visite specialistiche, le assenze alla visita fiscale sono giustificate. Resta inteso, comunque, che il lavoratore deve preavvertire il datore di lavoro e fornire idonea attestazione.

Può anche accadere che il dipendente debba assentarsi per effettuare delle visite mediche o per sottoporsi a terapie ambulatoriali. Il lavoratore viene considerato temporaneamente incapace a svolgere attività lavorativa in presenza di determinati requisiti:

  • la permanenza nel luogo di cura si protrae per tutta la giornata lavorativa;
  • i tempi per rientrare dal luogo di cura impediscono al lavoratore di essere presente in azienda;
  • la terapia a cui il dipendente si sottopone è considerata dal medico incompatibile con l’attività svolta.

Ciò significa che l’assenza sarà indennizzata come avviene normalmente per la malattia, previa produzione, da parte della struttura a cui il dipendente si è rivolto per le cure, di idoneo certificato, da inviare online all’Inps o, se non è possibile trasmetterlo telematicamente, è necessario un certificato redatto su carta intestata, che indichi:

  • i dati del dipendente;
  • la data di rilascio;
  • l’inizio e il termine del ricovero;
  • la firma del medico e la descrizione della diagnosi.

Al di fuori delle situazioni descritte, le assenze per visite mediche, analisi o terapie dovute alla stitichezza possono essere indennizzate o meno, secondo quanto disposto dal contratto collettivo. Le soluzioni sono diverse:

  • permessi retribuiti tramite la presentazione, da parte del dipendente, di un’attestazione medica che certifichi le prestazioni sanitarie effettuate e l’orario in cui sono state eseguite;
  • scomputo delle assenze, su base oraria, dal monte di ore di permessi retribuiti spettanti, come rol (riduzione dell’orario di lavoro) o ex festività;
  • concessione di permessi non retribuiti.

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