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Lo sai che? Esproprio: come difendersi

Lo sai che? Pubblicato il 14 febbraio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 14 febbraio 2018

Ti è appena stato notificato un decreto di esproprio: ecco come e quando puoi agire per far valere le tue ragioni  

Il diritto di proprietà vale si, ma fino a un certo punto e cammina in equilibro precario su un filo sottilissimo: se smettiamo di essere regolari con i pagamenti e di onorare i nostri debiti cadiamo da un lato, se casa nostra va a sbattere con un’opera di interesse pubblico cadiamo dall’altro. Ci ritroviamo comunque giù per terra e senza la nostra proprietà. Che venga espropriata per un debito che non siamo stati in grado di ripagare o perché lo Stato ha deciso di costruire proprio dove c’è casa nostra la linea dell’alta velocità, il risultato finale è sempre lo stesso: perdiamo casa. solo che nel primo caso la perdiamo e basta, nel secondo caso ci viene corrisposto dallo Stato un indennizzo per il disagio che ci è stato causato. Ma possiamo agire quando veniamo espropriati? Esproprio: come difendersi.

Quando avviene l’esproprio

Lo dice la parola stessa, l’esproprio avviene quando qualcuno ci strappa dalle mani un bene di nostra proprietà e lo fa in modo forzato e senza il nostro consenso. Come accennato all’inizio dell’articolo, l’esproprio avviene principalmente in due modi:

  • Espropriazione forzata nell’interesse di uno o più creditori

Ad esempio, quando smettiamo di pagare le rate di un finanziamento oppure smettiamo di pagare gli stipendi ai nostri dipendenti. In questi casi, le persone a cui dobbiamo i soldi, quindi i nostri creditori, hanno il diritto di agire per chiederci quanto gli è dovuto. E lo possono fare in via extragiudiziale (tramite solleciti e affidandosi a società di recupero crediti) oppure in via giudiziale (quindi per vie legali, chiedendo al giudice di intimarci a pagare). Procedura che può portare dritta al pignoramento del nostro immobile e quindi all’espropriazione.

  • Esproprio per pubblica utilità

Ad esempio, siamo proprietari di una casa e questa casa si trova nel punto esatto in cui lo Stato ha deciso di avviare il cantiere per la realizzazione della nuova alta velocità. Si tratta di un’opera di pubblica utilità e quindi lo Stato ha tutto il diritto di procedere a espropriarci. Lo può fare però solo se l’opera è davvero di interesse pubblico e se ci verserà un’indennità. È la legge a stabilirlo [1].

Per dettagli sulla procedura puoi leggere: Come avviene l’esproprio.

Mi posso opporre all’esproprio?

Cosa succede se ci troviamo in una delle due situazioni descritte sopra? Dobbiamo subire senza proferire parola o possiamo agire? In entrambi i casi il cittadino si può opporre facendo ricorso. Vediamo per cosa.

Espropriazione forzata: come difendersi

Nel primo caso, quello di espropriazione forzata a favore di un creditore ti puoi opporre ad esempio per contestate il diritto del creditore di procedere ad espropriarti [2]:

  • All’atto del precetto, prima che inizi l’esecuzione forzata, con citazione davanti al giudice
  • Anche a esecuzione forzata iniziata, per contestare la pignorabilità dei beni

Non puoi invece presentare l’opposizione dopo che è stata disposta la vendita o l’assegnazione del bene in questione, a meno che non riesci a dimostrare che il ritardo nel presentarla non è dovuto a una tua colpa.

Esproprio per pubblica utilità: come difendersi

Per legge ogni volta che, nell’ambito del procedimento di esproprio, ti viene notificato un atto, ti viene anche lasciato un certo margine di tempo per proporre e fare le tue osservazioni all’amministrazione,  prima di arrivare allo scontro duro [3]. Questa può essere una prima modalità per difendersi dall’esproprio. 

Le osservazioni

Solitamente la possibilità di fare osservazioni può riguardare il modo in cui verrà realizzata l’opera e l’ammontare dell’indennità. Viene data questa chance a ogni cittadino che deve essere espropriato. Tu falle, proponi sempre le tue osservazioni in merito, perché potreste giungere già in questo modo ad accordi soddisfacenti.

La commissione arbitrale

A procedimento espropriativo iniziato, si arriva alla fase cruciale della determinazione di quanti soldi ti spettano per l’esproprio a cui sarai soggetto. Si tratta della cosiddetta indennità provvisoria. Nel momento in cui l’amministrazione stabilisce un prezzo, te ne dà comunicazione. Se l’ammontare della cifra non ti sta bene la puoi rifiutare.

L’amministrazione a questo punto ti chiederà: “vuoi rivolgerti a una commissione arbitrale di tecnici per stabilire la giusta cifra?”. Se rispondi di sì, dovrai nominare un tecnico e altri due vengono nominati dall’amministrazione. Questa commissione ha il compito di stabilire la giusta indennità sulla base del valore del tuo immobile.

Spesso si arriva a discreti cambiamenti nelle cifre, a favore degli espropriati. Se vuoi puoi accettare, se ancora non sei convinto dei soldi che ti vogliono dare puoi rifiutare un’altra volta.

Ricorso in Corte d’appello

Il giudice d’appello ti viene in soccorso nel momento in cui rifiuti di rivolgerti alla commissione arbitrale (come proposto dall’amministrazione espropriante) o quando rifiuti l’indennizzo che questa commissione di tecnici ha stabilito.

Rifiutando mandi un messaggio chiaro all’ente che ti vuole espropriare: mi stai portando via casa e lo stai facendo ledendo i miei diritti economici. La Corte d’appello prenderà la sua decisione definitiva determinando l’indennità che ti spetta.

Il ricorso al Tar

Al Tar (Tribunale amministrativo regionale) non puoi andarci perché non ti piace l’indennità economica che ti vogliono versare. Per quello c’è la Corte d’appello. Al Tar ricorri se vuoi opporti e contestare il merito delle procedure adottate dalla pubblica amministrazione espropriante in tutte le fasi del procedimento: dal vincolo preordinato di esproprio alla dichiarazione di pubblica utilità, fino alle fasi espropriative vere e proprie.

In questo caso puoi ricorrere per occupazione abusiva, chiedendo anche, se viene accolto il tuo ricorso, il risarcimento del danno.

Tieni presente che l’amministrazione non si può svegliare con la luna storta e decidere, dall’oggi al domani, di costruire una mega opera pubblica sopra il tuo tetto. Quell’opera deve essere già stata prevista nel piano urbanistico generale (il documento che indica come si svilupperà il territorio futuro). Al massimo vengono ammesse varianti al piano. Ma tutti i fondi da sottoporre a vincolo devono già essere indicati all’interno del piano generale di quell’amministrazione.

Non sempre ricorrere al Tar si dimostra la strada più sicura. Ammesso che il ricorso venga accolto e che il tribunale sospenda l’atto ritenuto illegittimo, l’amministrazione lo potrà rinnovare, facendolo diventare legittimo. Si rischia di spendere molto in spese legali e di ottenere solo un rinvio di quello che tanto – prima o poi – l’amministrazione magari otterrà.

In molto casi è meglio puntare sul riconoscimento di un indennizzo maggiore e davvero riparatore del danno che ti verrà causato. Per questo c’è la Corte d’appello.

Ti puoi però anche opporre perché secondo te quell’opera che tanto vogliono realizzare passando per la tua proprietà non è realmente di interesse pubblico. Oppure quando, tra tutte le modalità che si potevano scegliere per realizzare quell’opera pubblica, si è optato alla fine per il modo che arreca più danno alla proprietà privata. Se riesci a dimostrare questo (secondo il principio del giusto procedimento) allora la tua opposizione può avere buona possibilità di essere accolta.

Esproprio: esempi di irregolarità a cui opporsi

Nell’esproprio per fini di pubblica utilità, tra i tanti casi, puoi difenderti opponendoti:

  • Alla procedura in sé quando ad esempio sono state violate delle norme procedurali da parte della pubblica amministrazione. Ad esempio:
  • gli atti della procedura di esproprio sono emanati da un ente non competente a realizzare un’opera di pubblica utilità,
  • non è stato individuato un ufficio preposto all’espropriazione,
  • quando il soggetto privato delegato dalla pubblica amministrazione a espropriare, si avvale di società controllate o società di servizi
  • quando non è stata emanata la dichiarazione di pubblica utilità oppure è diventata inefficace, perché scaduto il tempo di validità del vincolo preordinato di esproprio (5 anni)
  • si emana la dichiarazione di pubblica utilità dopo la cessazione del vincolo di esproprio
  • in generale non si rispettano le tempistiche di emanazione degli atti.
  • Alla procedura in merito all’indennità di esproprio, quando:
  • non viene notificata al proprietario la lista dei beni da espropriare con le somme offerte
  • non vengono prese in considerazione le osservazioni formulate dagli espropriati
  • non viene notificato l’atto che stabilisce l’indennità provvisoria decisa
  • ovviamente, quando non sei d’accordo con la somma stabilita come indennità riparatrice

Sono alcuni tipici esempi di come puoi alzare la voce e dire la tua, se ritieni lesi i tuoi diritti.

Esproprio: mi posso opporre all’indennità offerta?

Anche se prevista per legge e quindi, a certe condizioni, lo Stato ha tutto il diritto di espropriarti, tu hai tutto il diritto di difenderti dall’esproprio. E nella maggior parte dei casi, in questo estenuante processo, è l’ammontare dell’indennità stabilita dall’amministrazione a creare scompiglio e disaccordi. E la legge ti garantisce la possibilità di proporre una cifra che ti vada più a genio e di rifiutare la somma proposta dall’amministrazione, se la ritieni offensiva e inadeguata.

Esproprio: come posso oppormi all’indennità offerta?

Lo abbiamo già anticipato e lo ribadiamo. È tua facoltà opporti a un’indennità che ritieni irrisoria. Ecco come difendersi da un indennizzo insufficiente.

Lo puoi fare rifiutando l’offerta di indennità provvisoria che ti viene fatta dall’amministrazione pubblica che ti sta espropriando:

  • e accettare l’intervento di una Commissione arbitrale, un piccolo collegio di tre tecnici (uno nominato da te e altri due dall’amministrazione) con il compito di determinare un giusto indennizzo
  • rifiutare l’indennizzo stabilito da questa commissione tecnica e fare ricorso alla Corte d’appello, che deciderà l’ammontare dell’indennità definitiva
  • fare direttamente ricorso alla Corte d’appello bypassando la commissione arbitrale

note

[1] Art. 42 Costituzione italiana

[2] Art. 615 cod. proc. civ.

[3] D.p.r. n. 327 dell’8 giugno 2001


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