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Lo sai che? Università e tassazione illegittima

Lo sai che? Pubblicato il 31 dicembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 31 dicembre 2017

Sono uno studente universitario. Lo scorso anno, l’università per far fronte ad un buco finanziario ha aumentato in modo spropositato le rette universitarie di circa 1000 euro sia per gli studenti in corso che per i fuori corso.

In passato nella tassazione non c’era nessuna sovrattassa per i fuori corso, salvo il fatto delle agevolazioni ridotte sull’ISEE. Una tassazione del genere è lecita? Se è illegittima cosa si può in caso fare?

Il DPR 25/07/1997 n. 306, con riferimento all’istruzione superiore, fissa all’art. 5 i limiti della contribuzione studentesca:

5. Limiti della contribuzione studentesca.

Fatto salvo quanto disposto al comma 2 del presente articolo e all’articolo 4, la contribuzione studentesca non può eccedere il 20 per cento dell’importo del finanziamento ordinario annuale dello Stato, a valere sul fondo di cui all’articolo 5, comma 1, lettera a), e comma 3, della legge 24 dicembre 1993, n. 537 (4).

1-bis. Ai fini del raggiungimento del limite di cui al comma 1, non vengono computati gli importi della contribuzione studentesca disposti, ai sensi del presente comma e del comma 1-ter, per gli studenti iscritti oltre la durata normale dei rispettivi corsi di studio di primo e secondo livello. I relativi incrementi possono essere disposti dalle università entro i limiti massimi e secondo i criteri individuati con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, da adottare entro il 31 marzo di ogni anno, sulla base dei principi di equità, progressività e redistribuzione e tenendo conto degli anni di ritardo rispetto alla durata normale dei rispettivi corsi di studio, del reddito familiare ISEE, del numero degli studenti appartenenti al nucleo familiare iscritti all’università e della specifica condizione degli studenti lavoratori (5).

1-ter. In ogni caso, i limiti disposti dal decreto di cui al comma 1-bis non possono superare:

a) il 25 per cento della corrispondente contribuzione prevista per gli studenti in corso, per gli studenti iscritti oltre la durata normale dei rispettivi corsi di studio il cui ISEE familiare sia inferiore alla soglia di euro 90.000, come individuata dall’articolo 2, comma 1, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148;

b) il 50 per cento della corrispondente contribuzione prevista per gli studenti in corso, per gli studenti iscritti oltre la durata normale dei rispettivi corsi di studio il cui ISEE familiare sia compreso tra la soglia di euro 90.000 e la soglia di euro 150.000, come individuata dall’articolo 2, comma 1, del citato decreto-legge n. 138 del 2011;

c) il 100 per cento della corrispondente contribuzione prevista per gli studenti in corso, per gli studenti oltre la durata normale dei rispettivi corsi di studio il cui ISEE familiare sia superiore alla soglia di euro 150.000, come individuata dall’articolo 2, comma 1, del citato decreto-legge n. 138 del 2011 (6).

1-quater. Gli incrementi della contribuzione studentesca disposti ai sensi del comma 1-ter sono destinati in misura non inferiore al 50 per cento del totale ad integrazione delle risorse disponibili per le borse di studio di cui all’articolo 18 del decreto legislativo 29 marzo 2012, n. 68, e per la parte residua ad altri interventi di sostegno al diritto allo studio, con particolare riferimento a servizi abitativi, servizi di ristorazione, servizi di orientamento e tutorato, attività a tempo parziale, trasporti, assistenza sanitaria, accesso alla cultura, servizi per la mobilità internazionale e materiale didattico (7).

1-quinquies. Per i prossimi tre anni accademici a decorrere dall’anno accademico 2013-2014, l’incremento della contribuzione per gli studenti iscritti entro la durata normale dei rispettivi corsi di studio di primo e secondo livello il cui ISEE familiare sia non superiore a euro 40.000 non può essere superiore all’indice dei prezzi al consumo dell’intera collettività (8).

Per le università per le quali nell’esercizio finanziario 1996 la contribuzione studentesca abbia ecceduto il valore percentuale determinato ai sensi del comma 1, il predetto valore non può superare negli anni 1997 e 1998 quello determinatosi nel medesimo esercizio 1996.

Per le università per le quali nell’esercizio finanziario 1996 la contribuzione studentesca risulti inferiore al valore percentuale determinato ai sensi del comma 1, il predetto valore può essere incrementato esclusivamente con gradualità.

Le università comunicano annualmente al Ministero, entro il 31 maggio, il gettito della contribuzione studentesca accertato nel bilancio consuntivo dell’anno precedente, il numero di studenti esonerati totalmente o parzialmente dalla tassa di iscrizione e dai contributi universitari nell’anno accademico in corso, la distribuzione degli studenti per classi d’importo nel predetto anno, gli eventuali scostamenti verificatisi con riferimento ai valori percentuali di cui ai commi 1 e 2, nonché le misure conseguentemente adottate per il rispetto dei limiti di cui al presente articolo.

Purtroppo, come evidenziato anche dai più importanti organi di stampa, l’università italiana risulta tra le più care d’Europa, in quanto non solo ha rette altissime ma è difficile ottenere borse di studio pur presentando i requisiti di meritevolezza e ciò comporta una forte dispersione scolastica con un calo sostanziale dei laureati, rispetto anche agli standard delle altre nazioni.

Gli studenti fuoricorso sono i più penalizzati in quanto, con l’intento di velocizzarne in qualche maniera il percorso, gli atenei, in genere, tendono ad aumentare il contributo annuale con livelli che in taluni casi possono raggiungere anche il 100%. Tuttavia, è importante evidenziare come, ai sensi del predetto DPR, le tasse pagate dallo studente non devono superare il 20% dell’importo del finanziamento ordinario dello Stato ovvero il budget erogato alle Università a mezzo del Fondo Finanziamento Ordinario, pertanto se le tasse universitarie superano questo limite sono illegittime.

Tutti gli studenti che, a partire dall’anno 2007/2008 sino all’anno accademico 2012/2013, hanno pagato le tasse universitarie alle università i cui bilanci siano risultati irregolari, hanno diritto al rimborso delle somme pagate in eccedenza, il caso che ci occupa prevede invece un aumento della tassazione per i fuoricorso di nuova introduzione per l’anno accademico attuale.

La Legge di Bilancio 2017, entrata in vigore nel settembre 2017, ha introdotto una no tax area da applicarsi in base al reddito per le matricole mentre per gli anni successivi l’esenzione, o la riduzione dalle tasse universitarie, è determinata sulla base di requisiti di merito e in base al numero di CFU maturati nel corso dell’anno. Ad esempio, per gli anni successivi, l’esenzione dal pagamento delle tasse universitarie è determinata soltanto previa verifica del requisito economico, tale da non superare i 13.000 euro o i 30.000 euro, e per il requisito di merito bisognerà aver maturato 25 CFU nei 12 mesi antecedenti il 10/08 che precede l’iscrizione (limiti stabiliti per ciascun ateneo e dunque da verificare presso la segreteria studenti).

Per beneficiare delle riduzioni e delle esenzioni dal pagamento delle tasse universitarie sarà fondamentale presentare il modello Isee 2017.

La giurisprudenza conferma quanto detto.

Ai sensi dell’art. 5, D.P.R. 25 luglio 1997, n. 306, le tasse e i contributi a carico degli studenti per la copertura delle spese universitarie non possono superare la soglia del 20% nel rapporto aritmetico tra contribuzione a loro carico e finanziamenti pubblici del diritto allo studio, sussistendo in capo agli iscritti un vero e proprio diritto a che l’Università non si discosti dal detto vincolo aumentando illimitatamente le c.d. tasse universitarie.” T.A.R. Lombardia Milano Sez. I, 16/11/2011, n. 2761. “In materia di dispensa dal pagamento delle tasse universitarie, la generale esclusione dalla dispensa per gli studenti fuori corso introdotta dall’art. 5, 3° comma, della legge n. 1551 del 1951 si estende alle ipotesi di dispensa aggiunte dalla legge n.41 del 1986, rimanendo limitato il beneficio per gli studenti fuori corso soltanto agli studenti che esercitano attività lavorativa (e per tale ragione meritevoli di una considerazione di favore), ai sensi e nei limiti di cui all’art. 4, 4° comma, legge n. 41 del 1986. (Rigetta, App. Genova, 15 Febbraio 2002)” Cass. civ. Sez. I, 10/01/2007, n. 266.

Alla luce di quanto detto, a parere dello scrivente, per ottenere delle riduzioni determinate in base al reddito e al merito, grazie alla normativa vigente, sarà possibile al lettore:

1) verificare la possibilità di aderire alla no tax area mediante la presentazione dell’Isee 2017 e certificazione attestante i crediti universitari maturati.

2) Verificare la possibilità di beneficiare di riduzioni o dispense attribuite agli studenti lavoratori. O, in mancanza,

3) in base alla giurisprudenza prevalente, formulare un’istanza di riduzione da inoltrare al Rettorato, al Consiglio di Amministrazione e al Senato Accademico per vedere riconosciuto il proprio diritto allo studio.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Rossella Blaiotta


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