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Lo sai che? Cosa significa procedura concorsuale

Lo sai che? Pubblicato il 1 gennaio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 1 gennaio 2018

Pignoramento ed esecuzione forzata: la procedura di fallimento e le altre procedure concorsuali volte a garantire la par condicio creditorum.

Sicuramente avrai già sentito la parola procedura concorsuale e, se non sei un avvocato o, comunque, un esperto del diritto, ti sei chiesto che significa. Il termine fa pensare a un concorso, ma in questo caso non c’entra nulla con quelli della pubblica amministrazione necessari all’assunzione o alle promozioni dei dipendenti pubblici. La procedura concorsuale invece riguarda una particolare fase del recupero dei crediti nei confronti di soggetti insolventi ed è rivolta all’esecuzione forzata. Sicuramente avrai già sentito parlare di fallimento e, più o meno, sai di cosa si tratta; ecco, il fallimento è una procedura concorsuale, ossia un meccanismo volto a soddisfare, in “concorso tra loro”, i vari creditori di un soggetto che non riesce più a pagare i propri debiti. Come il fallimento, esistono altre procedure concorsuali, tutte rivolte alla medesima finalità e distinte tra loro a seconda dei presupposti e dei soggetti coinvolti. In questo articolo cercheremo quindi di spiegarti cosa significa procedura concorsuale e in quali casi vi si ricorre.

Per capire meglio cosa significa procedura concorsuale facciamo un esempio. Immaginiamo una persona che abbia una piccola attività commerciale con un mutuo sulle spalle accesso per l’ampliamento del negozio. Dopo qualche anno l’attività inizia ad andare male e il fatturato cala. L’imprenditore non riesce più a pagare le rate del finanziamento e la banca, che a suo tempo aveva iscritto ipoteca sull’immobile, gli invia una serie di solleciti di pagamento. Perdurando l’inadempimento l’istituto di credito inizia il pignoramento.

Il pignoramento è una procedura individuale di esecuzione forzata: è cioè rivolto a pignorare uno o più beni del debitore e a venderli all’asta sotto il controllo del tribunale. Si parla di «procedura individuale» perché ad attivarla è un solo creditore, quello che non è stato pagato. In tal caso la legge gli attribuisce il potere di recuperare il proprio credito ai danni del debitore.

Proseguiamo nell’esempio di poc’anzi. L’imprenditore è sempre più in affanno e, dopo aver saltato le rate con la banca, interrompe i pagamenti nei confronti dei vari fornitori. I creditori che bussano alla sua porta sono ormai numerosi e, uno di questi, non più disposto ad aspettare, deposita in tribunale un’istanza di fallimento. Il ricorso viene accolto e il Tribunale dichiara «fallita» l’attività commerciale.

A questo punto viene nominato un Curatore per gestire le varie fasi di liquidazione dei beni dell’imprenditore e, con il ricavato, pagare i creditori in base e in proporzione ai relativi crediti.

Inizia così una procedura concorsuale di esecuzione forzata: a dover essere soddisfatto, in questo caso, non è più solo il creditore procedente (la banca) ma tutti quelli che non sono stati pagati, anche coloro che non hanno presentato istanza di fallimento (devono tuttavia aver presentato al curatore un’istanza di insinuazione alla procedura fallimentare).

Da questi esempi si comprende con facilità cosa significa procedura concorsuale: a differenza di quella «individuale» – volta cioè a soddisfare un solo creditore, attribuendo a questi tutto il ricavato della vendita dei beni pignorati – quella «concorsuale» è destinata invece a soddisfare tutti i creditori insinuati nella procedura, senza preferire l’uno all’altro ma attribuendo a ciascuno di questi, in proporzione, una parte del ricavato dalla vendita dei beni del debitore. Vige infatti il principio di «par condicio creditorum»: tutti i creditori devono essere trattati allo stesso modo; per cui, se l’attivo è insufficiente a soddisfarli tutti, questi andranno soddisfatti per quote uguali.

Esistono comunque delle «cause di prelazione» (come ad esempio l’ipoteca o i crediti di lavoro dipendente) che consentono a determinate categorie di creditori di essere preferiti rispetto ad altri e, quindi, pagati prima degli altri.

Attenzione però: non tutti i soggetti possono essere dichiarati falliti, ma solo gli imprenditori che abbiano una certa dimensione di fatturato e di esposizione debitoria [1].

Volendo sintetizzare e stabilire in poche parole cos’è la procedura concorsuale si tratta di una procedura, governata dal controllo del tribunale (di norma dal Giudice delegato al fallimento e da un curatore) volta a far in modo che la vendita dei beni dell’imprenditore sia rivolta, nel massimo della trasparenza e correttezza, a dare ai creditori i soldi a cui questi hanno diritto per qualsiasi ragione (ad esempio: la restituzione di un prestito, il pagamento di una fattura, un risarcimento del danno, le retribuzioni da lavoro dipendente, ecc.). Con la procedura concorsuale (di esecuzione forzata), dunque, vengono soddisfatti – nella stessa misura – classi identiche di creditori in modo da non creare discriminazioni tra essi e non fare in modo che prevalga il principio del «chi prima arriva meglio alloggia».

Il fallimento è certo la più nota delle procedure concorsuali, ma non è la sola. Esistono anche il

  • concordato preventivo, volto ad evitare il fallimento;
  • concordato fallimentare
  • l’amministrazione controllata
  • la liquidazione coatta amministrativa
  • l’amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi.

Ognuna di queste ha autonomi presupposti e requisiti, ma non è questa la sede per approfondire tali argomenti.

[1] «Sono soggetti alle disposizioni sul fallimento e sul concordato preventivo gli imprenditori che esercitano una attività commerciale, esclusi gli enti pubblici. Non sono soggetti alle disposizioni sul fallimento e sul concordato preventivo gli imprenditori di cui al primo comma, i quali dimostrino il possesso congiunto dei seguenti requisiti:

a) aver avuto, nei tre esercizi antecedenti alla data del deposito della istanza di fallimento o dall’inizio della attività, se di durata inferiore, un attivo patrimoniale di ammontare complessivo annuo superiore ad Euro trecentomila;

b) aver realizzato, in qualunque modo risulti, nei tre esercizi antecedenti alla data di deposito della istanza di fallimento o dall’inizio della attività, se di durata inferiore, ricavi lordi per un ammontare complessivo annuo non superiore ad Euro duecentomila;

c) avere un ammontare di debiti, anche non scaduti, non superiore ad Euro cinquecentomila».

In ogni caso il debito minimo non pagato per il quale si può procedere a dichiara il fallimento non può essere inferiore a 30mila euro.

note

Autore immagine: 123rf com


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