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Le Guide Pensione, chi può uscire nel 2018

Le Guide Pubblicato il 31 dicembre 2017

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Chi va in pensione nel 2018: vecchiaia, anticipata, anzianità, Ape, Rita, isopensione, assegno straordinario.

Pensione di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi, pensione anticipata con 42 anni e 10 mesi di contributi, pensione di anzianità per gli addetti ai lavori usuranti, Ape a 63 anni di età, prepensionamento con 7 anni di anticipo e pensione complementare sino a 10 anni di anticipo. Senza dimenticare le eccezioni dedicate agli invalidi, come la pensione di vecchiaia anticipata per anzianità, e le ulteriori agevolazioni contributive, come le maggiorazioni e la possibilità di sommare i contributi di casse diverse e, ancora, di pensionarsi con 5 o 15 anni di contributi.

Le possibilità di uscire dal lavoro nel 2018 sono molteplici perché, nonostante l’inasprimento dei requisiti per la pensione a seguito della legge Fornero [1], sono rimaste in piedi diverse eccezioni, alle quali si sono poi aggiunte ulteriori deroghe, come l’Ape volontario e sociale.

Vediamo dunque di fare chiarezza quali sono le diverse possibilità di pensione e chi può uscire nel 2018.

Pensione di vecchiaia 2018

Nel 2018 può usufruire della pensione di vecchiaia chi:

  • compie 66 anni e 7 mesi di età entro il 31 dicembre;
  • entro la stessa data possiede almeno 20 anni di contributi (15 anni se rientra in una delle tre deroghe Amato o se beneficia dell’opzione contributiva), anche versati in casse diverse, comprese quelle dei liberi professionisti, utilizzando il cumulo dei contributi.

Se chi chiede la pensione di vecchiaia è assoggettato al calcolo integralmente contributivo della prestazione (no possiede contributi accreditati alla data del 31 dicembre 1995) è necessario che l’assegno di pensione sia almeno pari a 1,5 volte l’assegno sociale, cioè a 679,50 euro.

Pensione di vecchiaia contributiva 2018

A prescindere dall’ammontare dell’assegno, chi è assoggettato al calcolo contributivo può pensionarsi nel 2018 con soli 5 anni di contributi (effettivi), se entro il 31 dicembre compie 70 anni e 7 mesi di età.

Pensione di vecchiaia anticipata 2018

Può poi chiedere la pensione di vecchiaia chi compie entro il 31 dicembre 2018 60 anni e 7 mesi, se uomo, o 55 anni e 7 mesi, se donna (e possiede almeno 20 anni di contributi, o 15 se rientrante nelle deroghe), nel caso in cui possieda un’invalidità pensionabile riconosciuta pari almeno all’80%.

A partire dal momento del perfezionamento dell’ultimo requisito, deve trascorrere una finestra pari a 12 mesi. Il requisito è abbreviato di 5 anni per i non vedenti.

Non possono accedere a questa pensione i dipendenti pubblici, delle poste e delle ferrovie: per approfondimenti, Pensione di vecchiaia anticipata per invalidità.

Pensione anticipata 2018

Chi, entro il 31 dicembre 2018, possiede almeno 42 anni e 10 mesi di contributi, se uomo, o 41 anni e 10 mesi, se donna, può uscire dal lavoro con la pensione anticipata. I contributi possono essere versati anche in casse diverse, comprese quelle dei liberi professionisti, se ci si avvale del cumulo della contribuzione.

Pensione anticipata contributiva 2018

Chi compie 63 anni e 7 mesi entro il 31 dicembre 2018 ed è assoggettato al calcolo integralmente contributivo, può ottenere la pensione anticipata con:

  • un minimo di 20 anni di contributi;
  • un assegno pari ad almeno 2,8 volte l’assegno sociale, cioè a 1.268,40 euro.

È possibile ottenere la pensione anticipata, per chi non è assoggettato al calcolo interamente contributivo, optando per il computo nella gestione separata, cioè versando nella gestione separata Inps tutti i contributi posseduti.

Ape sociale 2018

Chi compie, entro il 31 dicembre 2018, 63 anni di età e appartiene a determinate categorie svantaggiate può aver diritto all’anticipo pensionistico a carico dello Stato, o Ape sociale: si tratta di un assegno pari alla futura pensione (sino a un massimo di 1.500 euro mensili) che accompagna il beneficiario sino al compimento dell’età pensionabile.

L’interessato deve possedere:

  • almeno 30 anni di contributi, se appartenente alla categoria dei disoccupati, invalidi o caregivers;
  • almeno 36 anni di contributi se addetto ai lavori gravosi.

Le donne con figli hanno diritto a uno sconto del requisito contributivo di un anno per ogni figlio, sino a un massimo di 2 anni: quest’agevolazione è chiamata Ape rosa.

L’Ape sociale può avere una durata massima di 3 anni e 7 mesi: questo comporta dei problemi per chi matura i requisiti per la pensione di vecchiaia dal 1° gennaio 2019, dato che l’età pensionabile aumenta, da questa data, a 67 anni. L’Inps deve dunque chiarire se l’Ape sociale potrà essere comunque richiesta a partire dai 63 anni, o da 63 anni e 5 mesi, considerando che l’agevolazione è stata prorogata a tutto il 2019.

Ape volontario 2018

L’Ape volontario, come l’Ape sociale, è un anticipo pensionistico, quindi un assegno che accompagna il beneficiario  dai 63 anni di età sino al compimento dell’età pensionabile.

A differenza dell’Ape social, però, l’Ape volontario è ottenuto attraverso un prestito bancario, quindi comporta una penalizzazione sulla pensione dovuta alla restituzione del finanziamento. L’Ape volontario può ammontare dal 75% al 90% della futura pensione e può essere richiesto:

  • con un minimo di 20 anni di contributi;
  • se la futura pensione, al netto della rata di ammortamento, supera di 1,4 volte il trattamento minimo, quindi se supera 710,38 euro mensili;
  • se la rata di ammortamento del prestito Ape, assieme a ulteriori altri ratei, non incide per più del 30% della futura pensione;
  • se l’interessato non è protestato, cattivo pagatore e non si trova in particolari situazioni debitorie: per approfondire, Niente Ape per chi ha debiti.

Anche in relazione all’Ape volontario va poi chiarito se l’assegno potrà essere richiesto a 63 anni di età o a 63 anni e 5 mesi, considerando che la durata massima dell’Ape è pari a 3 anni e 7 mesi. Su questo punto, comunque, si pronuncia, almeno in parte, il decreto attuativo sull’Ape volontario, che consente l’Ape supplementare nel caso in cui cambino i requisiti per la pensione.

Rita 2018

La Rita, sigla che sta per rendita integrativa anticipata, consiste nella possibilità di ottenere in anticipo la pensione complementare, rispetto alla maturazione dei requisiti previsti per la pensione principale.

Hanno diritto alla pensione integrativa anticipata, o Rita, nel dettaglio, gli iscritti alla previdenza complementare che risultano disoccupati da almeno 24 mesi (non più da almeno 48 mesi), possiedono almeno 20 anni di contributi e maturano entro 5 anni i requisiti per la pensione di vecchiaia.

Inoltre, la rendita può essere richiesta con un anticipo di 10 anni rispetto alla data di maturazione dei requisiti della pensione principale, nell’ipotesi in cui l’anticipo decennale sia previsto dallo statuto o dal regolamento del fondo di previdenza complementare a cui il lavoratore aderisce

In questo modo, può ottenere la pensione integrativa chi, entro il 31 dicembre 2018, compie 56 anni e 7 mesi (bisogna però considerare i futuri adeguamenti alla speranza di vita).

Isopensione e assegno straordinario, scivolo 2018

L’isopensione e l’assegno straordinario, due trattamenti meglio conosciuti sotto il nome di prepensionamento o scivolo pensionistico, consentono agli esuberi l’uscita dal lavoro con 7 anni di anticipo.

Questi trattamenti non comportano penalizzazioni sulla futura pensione, ma dei costi non indifferenti a carico dell’azienda: per questo motivo sono solitamente utilizzati dalle imprese più grandi.

Per approfondire: Pensione con 7 anni di anticipo, come funziona.

Pensione di anzianità lavori usuranti 2018

Chi è stato addetto ai lavori usuranti per almeno metà della vita lavorativa, o per almeno 7 anni nel decennio antecedente al pensionamento, può ottenere una particolare pensione di anzianità agevolata con le quote.

Ricordiamo che gli addetti ai lavori usuranti sono coloro che svolgono una delle mansioni, particolarmente logoranti, elencate in un noto decreto del 2011 [2],oppure coloro che prestano servizio in turni notturni per un minimo di giornate l’anno. Gli addetti ai lavori usuranti non devono essere confusi con gli addetti ai lavori gravosi, ossia coloro che svolgono una delle attività elencate nella normativa che istituisce l’Ape sociale: questi ultimi, difatti, hanno diritto all’anticipo pensionistico a carico dello Stato (l’Ape sociale, appunto), mentre gli addetti ai lavori usuranti hanno diritto alla pensione anticipata, nel 2018, con un minimo di 61 anni e 7 mesi di età e 35 anni di contributi, più la quota 97,6.

Per approfondire: Chi ha diritto alla pensione di anzianità lavori usuranti

Pensione anticipata precoci 2018

Chi appartiene alle categorie beneficiarie dell’Ape sociale o è addetto ai lavori usuranti ha diritto alla pensione anticipata se, entro il 31 dicembre 2018, possiede almeno 41 anni di contributi. Deve però possedere almeno 12 mesi di contributi da effettivo lavoro versati prima del 19° anno di età. Questo beneficio è stato prorogato a tutto il 2019.

Maggiorazioni contributive 2018

Non dimentichiamo, infine, che molti lavoratori, come gli invalidi o chi ha svolto particolari tipologie di servizio, hanno diritto a delle maggiorazioni del periodo di lavoro, dette maggiorazioni convenzionali dell’anzianità contributiva, che sono riconosciute ai fini della pensione: in pratica, al beneficiario sono riconosciuti dei contributi aggiuntivi, come se avesse lavorato di più, rispetto al servizio effettivo prestato. In questo modo, il lavoratore può anticipare la pensione.

Tra le principali maggiorazioni che possono essere attribuite ai lavoratori vi sono quelle legate alla particolarità del servizio prestato (a bordo, all’estero…), all’invalidità riconosciuta e alla condizione di lavoratrice madre.

Per approfondire: Tutte le maggiorazioni dei contributi.

note

[1] D.L. 201/2011.

[2] D.lgs. 67/2011.


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3 Commenti

  1. Ma è possibile per una donna nata nel 1952 essere costretta ad andare in pensione nel 2019 quando quelle del 51 sono andare in pensione il 2012

  2. Sono una maestra di Scuola dell’Infanzia al 41^anno di servizio e con 63 anni d’età a maggio 2018 ,in possesso dei requisiti per accedere alla tanto decantata APE sociale
    Tutti i giornali e le televisioni non dicono però che la cosa tanto sociale non è, in quanto la mia pensione superando non di molto €1500 è soggetta a ritenute mensili sui 250.00 euro e al non pagamento della tredicesima mensilità . Ancora non mi è stato chiarito se tali ritenute saranno praticate fino al raggiungimento dell’età pensionabile o della pensione di anzianità. In questo modo l’inserimento della mia categoria nei lavori gravosi è una colossale presa in giro, vengo castigata per aver dovuto lavorare per più anni non potendo fare domanda perché non ho famiglia e un mutuo ipotecario da onorare . Ho solo una piccola speranza,avendo aderito 11 anni orsono al fondo Espero sarei liquidata anche andando in pensione con l’APE sociale o dovrei attendere il raggiungimento dei requisiti della legge Fornero per entrare in possesso dei soldi? Spero che qualcuno mi sappia dire qualcosa perché INPS e Provveditorato non mi hanno dato alcuna risposta.

  3. Quando posso andare in pensione Italia….ho 32annie 271 giorni contributi in Slovacchia,in Italia quasi 11 anni contributi lavoro usurante come adetto di pulicia.in Slovacchia sono da gennaio 2017 ggia in pensione,sono nata 1956…grazie

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