HOME Articoli

Lo sai che? Controllare spazzatura condomini per evitare di ricevere multe: è possibile?

Lo sai che? Pubblicato il 5 gennaio 2018

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 5 gennaio 2018

Multe al condominio per colpa di un solo o pochi condomini che non rispettano le regole previste per la raccolta differenziata: come fare.

Come noto, i regolamenti comunali possono prevedere multe salate per chi, per sbaglio o di proposito, non rispetta le regole stabilite per la raccolta differenziata dei rifiuti. Le multe diventano però “collettive” se a commettere l’illecito, nel violare le disposizioni sulla raccolta differenziata porta a porta, è un solo condomino non identificabile.

Qualora non sia possibile individuare il trasgressore, gli agenti accertatori rilevano la multa e addebitano la sanzione all’intero condominio. E’ poi onere dell’amministratore prendere gli opportuni provvedimenti.

A pagare le colpe di uno possono quindi essere più persone innocenti, le quali magari hanno, invece, sempre rispettato i propri doveri civici.

Questo modus operandi potrebbe sembrare ingiusto (e di fatto lo è) ma è l’unico possibile qualora la violazione delle regole sulla raccolta differenziata non siano attribuibili ad un individuo o utenza specifici. Nonostante, infatti, i contenitori possano essere contrassegnati da un codice identificativo, non è detto che un terzo o un altro condomino, per errore o volutamente, getti la propria spazzatura nel contenitore altrui, o fuori dagli appositi spazi o, ancora, con sacchetti diversi da quelli consentiti.

Una volta che il condominio sia raggiunto da un verbale di multa, vigendo la responsabilità solidale di tutti i condomini, l’amministratore deve provvedere alla divisione dell’importo in base ai millesimi di proprietà oppure secondo altri criteri stabiliti dal regolamento condominiale o deliberati appositamente dall’assemblea per la ripartizione delle sanzioni amministrative.

Ma esiste un modo per prevenire situazioni così spiacevoli e verificare che i condomini rispettino le regole sulla raccolta differenziata? È possibile controllare la spazzatura dei condomini?

Controllo spazzatura condomini

Controllare i rifiuti dei singoli condomini è, non solo infattibile, ma anche illecito poiché lesivo della privacy. Nei rifiuti finiscono, infatti, effetti personali che possono rivelare anche dati sensibili delle persone (corrispondenza, fatture, estratti conto bancari, farmaci, prescrizioni mediche, ecc.).

Soltanto gli agenti accertatori possono “ispezionare la spazzatura” ma nei soli casi in cui il soggetto che abbia conferito i rifiuti con modalità difformi da quelle consentite non sia in altro modo identificabile. Secondo il Garante per la Privacy, risulterebbe invasiva la pratica di ispezioni generalizzate da parte del personale incaricato (agenti di polizia municipale; dipendenti di aziende municipalizzate), del contenuto dei sacchetti al fine di trovare elementi informativi in grado di identificare, presuntivamente, il conferente.

Qualora siano utilizzati sacchetti dotati di microchip, di codici a barre o, eventualmente, di “RFID”, non è quindi necessario procedere ad ispezioni al fine di individuare il conferente. La modalità di accertamento descritta può poi rivelarsi lesiva di situazioni giuridicamente tutelate come la libertà e la segretezza della corrispondenza lasciata nei rifiuti.

L’attività di ispezione non costituisce, peraltro, strumento di per sé risolutivo per accertare l’identità del soggetto produttore, dal momento che non sempre risulta agevole provare che il medesimo sacchetto, avente un contenuto difforme da quello per il quale il sacchetto è utilizzabile, provenga proprio dalla persona individuata mediante una ricerca degli elementi contenuti in esso.

Telecamere per controllo spazzatura condominio

Uno strumento di controllo dei condomini per verificare che siano rispettate le regole sulla raccolta differenziata dei rifiuti è costituito dalla telecamere di videosorveglianza, installate sulle parti comuni destinate al posizionamento dei bidoni e alla raccolta porta a porta.

Nel caso in cui il sistema di videosorveglianza sia installato dal condominio per controllare le aree comuni, devono essere adottate tutte le misure e le precauzioni previste dal Codice della privacy e dal provvedimento generale del Garante in tema di videosorveglianza.

Tra gli obblighi che valgono anche in ambito condominiale vi è quello di segnalare le telecamere con appositi cartelli, eventualmente avvalendosi del modello predisposto dal Garante.

Le registrazioni possono essere conservate per un periodo limitato tendenzialmente non superiore alle 24-48 ore. Per tempi di conservazione superiori ai sette giorni è comunque necessario presentare una verifica preliminare al Garante per la Privacy.

Le telecamere devono riprendere solo le aree comuni da controllare (accessi, garage…), possibilmente evitando la ripresa di luoghi circostanti e di particolari che non risultino rilevanti (strade, edifici, esercizi commerciali ecc.).

I dati raccolti (riprese, immagini) devono essere protetti con idonee e preventive misure di sicurezza che ne consentano l’accesso alle sole persone autorizzate (titolare, responsabile o incaricato del trattamento).

L’assemblea condominiale potrebbe quindi deliberare l’installazione di telecamere di videosorveglianza se queste possono rivelarsi utili per scovare i trasgressori. Ovviamente si tratta di uno strumento opportuno quando le violazioni sono reiterate e le sanzioni elevate.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

1 Commento

  1. SENT.N.
    CRON.N.
    REP. N.
    REPUBBLICA ITALIANA
    IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
    L’avv. Italo BRUNO, Giudice di Pace di Pozzuoli, ha pronunciato la seguente
    S E N T E N Z A
    nella causa iscritta al n. …/14 R.G. – Affari Contenziosi Civili – avente ad oggetto:
    Opposizione avverso ordinanza-ingiunzione.
    T R A
    TIZIA, nata a (…) il (…) ed ivi res.te alla Via (…) n. (…) – c.f. (…) – elett.te dom.ta in (…) alla Via (…) n.(…) presso lo studio dell’avv. (…) che la rapp.ta e difende giusta mandato a margine del ricorso; RICORRENTE-PRESENTE
    E
    COMUNE di (…), in persona del Sindaco pro-tempore, dom.to ope legis presso la Casa Comunale in (…); RESISTENTE-PRESENTE
    CONCLUSIONI
    Per la ricorrente: annullare l’ordinanza-ingiunzione prot. n. …. del 24/2/14 emessa dal Comune di (…) nei sui confronti per non aver commesso il fatto; vittoria di spese e competenze professionali con attribuzione al procuratore anticipatario.
    Per la P.A. resistente: rigettare il ricorso
    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
    TIZIA, con atto depositato il 9/4/14, proponeva opposizione avverso l’ordinanza-ingiunzione prot. n. … del 24/2/14 emessa dal Comune di (…) con la quale le ingiungeva il pagamento della somma indicata per violazione dell’ordinanza Sindacale n…. del 3/11/11 per aver rinvenuti, in una busta chiusa, rifiuti commisti di vario genere, senza osservare la prescritta differenziazione degli stessi.
    La ricorrente si opponeva deducendo di non aver commesso il fatto.
    Veniva fissata, con decreto notificato alle parti, l’udienza di comparizione delle stesse, alla quale si presentavano entrambe.
    All’esito dell’udienza del 22 settembre 2014, il Giudicante decideva la causa dando lettura del dispositivo ai sensi dell’art. 23 della l.689/81 e della sentenza della Corte Costituzionale n.534/90.
    MOTIVI DELLA DECISIONE
    Nel devolvere alla competenza del giudice ordinario i procedimenti di opposizione avverso le ordinanze-ingiunzioni, la legge 24 novembre 1981 n.689, consente espressamente all’A.G.O., di incidere in senso caducatorio o modificativo sugli atti amministrativi irrogativi di sanzioni.
    L’opposizione ex art. 23 legge citata, d’altro canto, non configura un’impugnazione dell’atto amministrativo, ma introduce un ordinario giudizio di accertamento negativo della pretesa dell’autorità amministrativa, nel quale le vesti sostanziali di attore e convenuto, anche ai fini della ripartizione dell’onere della prova (salvo il potere istruttorio officioso previsto dal sesto comma del citato articolo) spettano, rispettivamente, alla P.A. ed all’opponente (Cass. 2323/89) e, l’oggetto del contendere è delimitato, per l’opponente, dalla causa petendi dedotta in ricorso e per l’amministrazione dal divieto di dedurre motivi o circostanze a sostegno della sanzione, diversi da quelli enunciati con l’ingiunzione (Cass. 5446/95). In ogni caso, a seguito dell’opposizione, il giudice ha il potere-dovere di verificare la legittimità del provvedimento amministrativo contestato, alla stregua di una valutazione complessiva che concerna sia i profili sostanziali (controllando la fondatezza della pretesa azionata dalla P.A., in ordine all’esistenza storica dei fatti, alla loro riferibilità all’opponente, alla correttezza della qualificazione giuridica operata, nonché ad eventuali fatti sopravvenuti, quali la prescrizione del diritto della P.A. alla riscossione della somma) sia gli aspetti formali (riscontrando eventuali vizi procedurali, ancorché relativi al procedimento culminato nell’atto sanzionatorio).
    Ciò premesso, il ricorso è fondato e va accolto e, pertanto, l’ordinanza-ingiunzione prot. n…. del 24/2/14 emessa dal Comune di (…) nei confronti di TIZIA va annullato.
    Occorre preliminarmente osservare, in punto di diritto, come, in virtù dei principi generali che informano l’ordinamento sanzionatorio, si profili fondamentale, ai fini della corretta irrogazione di sanzioni amministrative, la certezza in ordine all’esatta identificazione del trasgressore.
    Infatti sia la dottrina unanime che la giurisprudenza di legittimità, ritengono applicabili il principio della natura personale della responsabilità, disciplinando rigorosamente i profili della imputabilità:
    – Il sistema della legge 24 novembre 1981, n. 689, preserva il principio della natura personale della responsabilità, disciplinando rigorosamente i profili della “imputabilità” (art. 2), dell’”elemento soggettivo” della violazione (art. 3), delle “cause di esclusione della responsabilità” (art. 4), del “concorso di persone” (art. 5); e lo stesso profilo di deroga ad esso apportato attraverso l’istituto della “solidarietà” (art. 6) resta rigorosamente circoscritto e delimitato e la sua disciplina non tollera interpretazioni che, estendendo l’ambito delle fattispecie in essa espressamente contemplate, comportino il mancato rispetto del principio della “riserva di legge” fissato nell’art. 1 L. 24 novembre 1981 n. 689 (Cass. civ. Sez. I, 6/7/04 n. 12321).
    – Il principio posto dall’art. 3 della legge di depenalizzazione (legge n. 689 del 1981), in base al quale per le violazioni colpite da sanzione amministrativa è necessaria la coscienza e volontà della condotta attiva od omissiva, sia essa dolosa o colposa, deve essere inteso nel senso della sufficienza dei suddetti estremi, senza che occorra la concreta dimostrazione del dolo o della colpa. Ciò perché la norma de qua pone una presunzione di colpa in merito al fatto vietato a carico di colui che lo abbia commesso, riservando poi a questi l’onere di provare di aver agito senza colpa (Cass. civ. Sez. II, 9/12/13 n. 27432).
    Il principio è affermato non solo direttamente, ma anche indirettamente (in tema di elemento psicologico dell’illecito amministrativo) sia nelle decisioni di legittimità che nelle decisioni di merito.
    In sintesi, in base quanto disposto dall’art. 3 della legge di depenalizzazione (legge n. 689 del 1981), ai fini della legittimità e validità di una sanzione, non è sufficiente che siano accertati gli estremi oggettivi, ma occorre che il trasgressore sia compiutamente identificato e che la sua condotta sia colposa o dolosa.
    Nella vicenda in esame, alla stregua di una complessiva ed unitaria valutazione degli elementi istruttori acquisiti, appare senza alcun dubbio che l’individuazione della trasgreditrice, nonché destinataria della ordinanza-ingiunzione de quo, nella persona dell’attuale ricorrente è avvenuta per presunzione e non con certezza.
    Dal processo verbale di accertamento di violazione amministrativa n…. del 13/12/13 si evince che la presunta trasgreditrice, nella persona dell’attuale ricorrente, sarebbe stata individuata attraverso l’apertura di una busta chiusa nella quale si rinvenivano rifiuti commisti di vario genere, non differenziati. Dagli esami degli stessi si sarebbe accertato, oltre alla presenza di carta, vetro e plastica, anche una ricevuta della “T.N.T.” e uno scontrino fiscale intestati alla TIZIA.
    Ulteriore elemento da considerare è relativo al luogo di residenza della ricorrente che è in (…) alla via (…) n. (…) e non in via (…), altezza civico n. (…), dov’è stato rinvenuto il sacchetto dei rifiuti indifferenziati.
    L’identificazione della presunta trasgreditrice, così come individuata dalla Pubblica Amministrazione non è legittimo.
    La legge 689/81 è una legge di depenalizzazione degli illeciti prima previsti e puniti dalle norme del c.p. e, pertanto, è modellata sui principi che regolano il diritto penale e, in particolare, il principio fondato responsabilità personale.
    L’art. 3 di detta legge stabilisce il principio generale della responsabilità personale dell’illecito amministrativo. Questo articolo impone di fondare l’imputabilità della sanzione amministrativa sul principio della responsabilità personale dell’illecito commesso.
    Il sistema adottato dalla Polizia Municipale del Comune di (…) non assicura alcuna certezza sulla identificazione della persona che ha commesso la violazione ma, solo delle presunzioni su cui non si può fondare alcuna colpevolezza.
    Si prenda ad esempio il caso di una persona che vuole del male ad un’altra e immetta nel sacchetto dei rifiuti un qualsiasi documento con nome ed indirizzo di quest’ultima.
    In breve, le ragioni per le quali la ricevuta TNT e lo scontrino fiscale si trovassero nel sacco sono imponderabili ed infinite, spaziando dal “dispetto” all’uopo orchestrato, a mille altri motivi legati al caso.
    In definitiva, l’indizio che riferisce l’illecito alla TIZIA è eccessivamente generico ed in ogni caso non riscontrato neanche dalla prossimità dell’abitazione di residenza della ricorrente. Esso non può fondare un idoneo giudizio positivo in ordine alla attribuibilità dell’illecito amministrativo in capo alla ricorrente.
    Rebus sic stantibus, non avendo la Pubblica Amministrazione fornito sufficiente prova della responsabilità in capo alla ricorrente, il ricorso va accolto ai sensi dell’ultimo comma dell’art 23 della Legge 689/81 – “il giudice accoglie l’opposizione quando non vi sono prove sufficienti della responsabilità dell’opponente”.
    Le spese del giudizio seguono la soccombenza e vanno liquidate, d’Ufficio, come in dispositivo.
    La sentenza è esecutiva ex lege.
    P.Q.M.
    Il Giudice di Pace di Pozzuoli, definitivamente pronunciando sul ricorso proposto da TIZIA nei confronti del COMUNE di (…), in persona del Sindaco pro-tempore, disattesa ogni altra istanza ed eccezione, così provvede:
    1) accoglie il ricorso e, per l’effetto annulla l’ordinanza-ingiunzione prot. n…. del 24/2/14 emessa dal Comune di (…) nei confronti di TIZIA;
    2) condanna il Comune di (…) al rimborso del contributo unificato di € 37,00 e compensa tra le parti le spese per competenze professionali;
    3) sentenza esecutiva ex lege.
    Così deciso in Pozzuoli il 29 settembre 2014.
    IL GIUDICE DI PACE
    (Avv. Italo BRUNO)

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI