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Accettazione dell’eredità: come e dove si fa?

15 Febbraio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 Febbraio 2018



Alla morte dei nostri genitori o di una persona cara non diventiamo eredi in modo automatico, dobbiamo dichiarare di volerlo diventare: ecco come

Prima a poi nella vita tutti ci troviamo nella situazione di essere chiamati a diventare eredi. I genitori purtroppo non sono eterni. La casa in cui siamo cresciuti e ci siamo rincorsi giocando da bambini, l’auto di famiglia, i risparmi di una vita tenuti in banca, l’azienda (nel caso di un genitore imprenditore), la casa al mare o in montagna (per i più fortunati) e, perché no, capita anche che ci siano debiti da ereditare. Diciamo però che eredi non sono solo i figli, ma chiunque venga scelto da una persona per prendere possesso del suo patrimonio, quando questa verrà a mancare. Anticipiamo che l’eredità non è cosa automatica, ma una vera e propria procedura regolata da leggi. Vediamo allora, l’accettazione dell’eredità: come e dove si fa.

Cos’è l’accettazione dell’eredità

C’è un motivo preciso per cui si parla di accettazione. Diventare erede è una condizione che ci cade tra capo e collo in un determinato momento della nostra vita. Per volontà di qualcun altro, defunto, (spesso i nostri genitori) diventiamo proprietari di un certo patrimonio, costituito da beni, ma a volte anche da debiti. Diventiamo eredi quando cioè veniamo chiamati a succedere a tutto il patrimonio del defunto. E noi possiamo dire sì oppure rifiutarci.

L’accettazione dell’eredità è proprio questo: la procedura che attiviamo nel momento in cui accettiamo di diventare successori del defunto in riferimento al suo patrimonio e quindi accettiamo di diventare eredi a tutti gli effetti, acquistando l’eredità [1]. Abbiamo due modi per dire sì: accettazione espressa o tacita. Inoltre si può scegliere, all’interno della modalità espressa, il beneficio d’inventario. Vediamo in dettaglio.

Accettazione espressa dell’eredità: cos’è?

Quando veniamo chiamati a diventare eredi e decidiamo di diventare successori, possiamo farlo in modo esplicito e manifesto [2] cioè, a scanso di equivoci, con un atto pubblico o una scrittura privata. Mettiamo quindi per iscritto la nostra volontà di diventare eredi. E con questo documento scritto lo diventiamo espressamente. Non possiamo però dichiarare ponendo condizioni particolari dovute a esigenze nostre oppure accettare parzialmente l’eredità.

Ad esempio, i nostri genitori ci lasciano in eredità la casa di famiglia, l’automobile e la seconda casa al mare. Non possiamo accettare la casa al mare e rifiutare l’auto e la prima casa. O accettiamo tutto o rifiutiamo tutto. Qualora facessimo un’accettazione parziale, la nostra dichiarazione sarebbe nulla.

Accettazione tacita dell’eredità: cos’è?

Possiamo diventare comunque eredi anche senza atto pubblico o scrittura privata. È sufficiente compiere un’azione che lasci intendere la nostra volontà di succedere al patrimonio del defunto. Ovviamente sono atti che solo un’erede avrebbe il diritto di compiere.

Ad esempio se, a successione aperta, diamo mandato a un agente immobiliare di vendere la casa al mare, abbiamo compiuto un’azione che presuppone il fatto che siamo interessati all’eredità. Oppure se ci appropriamo dell’auto dei nostri genitori o se continuiamo a vivere nella casa di famiglia, stiamo manifestando implicitamente la nostra volontà di accettare quell’eredità. Questa è l’accettazione tacita [3].

Accettazione eredità con beneficio d’inventario: cos’è?

Possiamo trovarci di fronte a questa tipologia di accettazione, ad esempio, quando i debiti dei nostri genitori defunti (le cosiddette passività) superano i beni (attivo) che ci hanno lasciato. Allora noi vogliamo accettare l’eredità, ma non vogliamo in alcun modo che per ripagare questi debiti si vada a toccare il nostro patrimonio personale. Accettando con beneficio d’inventario noi mettiamo per iscritto che i creditori potranno pignorare solo i beni che abbiamo ereditato e non i nostri personali. È una sorta di muro innalzato per proteggere il nostro patrimonio. Si può fare questo tipo di accettazione con una dichiarazione ricevuta dal notaio o dal Cancelliere del tribunale in cui si è aperta la successione [4].

Accettazione dell’eredità: entro quando va fatta?

Non abbiamo un tempo infinito per diventare o meno successori, ma neanche tanto corto. Il diritto di accettare l’eredità si prescrive di norma in 10 anni. È questo il tempo che abbiamo per diventare eredi, trascorso il quale perdiamo il diritto e quindi il patrimonio per il quale eravamo stati chiamati a succedere.

Il conto alla rovescia inizia nel momento in cui si apre la successione. Nel caso invece debba esserci un procedimento giudiziale per accertare la filiazione, (la richiesta di accertamento della presenza di figli legittimi che chiedono di entrare nell’asse ereditario) il conto alla rovescia inizia dalla data in cui la sentenza del giudice è passata in giudicato (cioè quando è scaduto il termine per impugnarla).

Se invece vogliamo accettare l’eredità con beneficio d’inventario, perché vogliamo evitare che i debiti vadano a intaccare il nostro patrimonio, abbiamo termini diversi, a seconda di due possibili situazioni:

  • Siamo in possesso dei beni: allora abbiamo 3 mesi di tempo per iniziare e finire l’inventario. Se non lo abbiamo completato possiamo chiedere al giudice altri 3 mesi di proroga. Scaduti i quali, se ancora non lo abbiamo completato, diventiamo eredi puri e semplici; se invece è tutto completato, abbiamo 40 giorni di tempo per accettare o meno l’eredità.
  • Non siamo in possesso dei beni: allora il nostro termine di prescrizione resta di 10 anni.

Accettazione dell’eredità: come e dove va fatta?

Vediamo ora la procedura da seguire per accettare l’eredità. Come e dove si fa? 

Accettazione tacita

Abbiamo detto che non c’è dichiarazione scritta, scrittura provata o atto pubblico per questa tipologia di accettazione. Essendo tacita è presupposta in base a un nostro comportamento.

Se ci stiamo quindi chiedendo come vada fatta, è sufficiente compiere un’azione che faccia pensare che stiamo accettando l’eredità:

  • Restiamo a vivere nella casa dei nostri genitori
  • Diamo procura di vendere la casa
  • Entriamo in possesso dell’auto di famiglia

Sono tutti considerati comportamenti concludenti, con l’obiettivo cioè di vantare diritti sui beni di quell’asse ereditario e quindi ci dichiariamo implicitamente eredi.

Accettazione espressa

Nel caso in cui vogliamo accettare espressamente l’eredità o con beneficio d’inventario, abbiamo tutto un altro tipo di obblighi. Ecco come si fa l’accettazione espressa dell’eredità:

  • Con una scrittura privata
  • Dal notaio, con un atto pubblico

Se scegliamo l’atto pubblico e la dichiarazione semplice di accettazione, andiamo dal notaio e gli sottoponiamo una dichiarazione in cui accettiamo l’eredità. Lui la riceve, redige un verbale della nostra dichiarazione, indicando le generalità della persona che accetta e quale eredità sta accettando.

Se optiamo per il beneficio d’inventario, il notaio riceverà la nostra dichiarazione in presenza di due testimoni. Proseguirà poi con la redazione dell’inventario con tutto l’elenco dei beni (a cui possono assistere gli eredi e i creditori) del defunto. Finito tutto, inserirà la dichiarazione dell’erede che ha accettato e l’inventario nel registro delle successioni.

Quando si deve trascrivere l’accettazione dell’eredità?

L’eredità è costituita da diverse tipologie di beni che appartenevano al patrimonio del genitore o del parente. Possono esserci stati lasciati case, automobili e altri veicoli, conti correnti, crediti. Per alcuni di questi è obbligatorio procedere alla trascrizione dell’accettazione: dobbiamo cioè annotare questo atto in appositi Registri pubblici.

È il caso ad esempio dei beni immobiliari. Quando ci vengono lasciate in eredità le proprietà di case, dobbiamo effettuarne la trascrizione nei registri immobiliari. Così come dobbiamo farlo per gli usufrutti, le servitù, ecc. Questa trascrizione consiste in una scrittura privata autenticata o per atto pubblico.

Quando va fatta la dichiarazione di successione?

Alla morte del defunto, si apre la successione, tutto il procedimento che dovrà portare gli eredi (chiamati a diventarlo) ad accettare o meno l’eredità.

Bene, entro 12 mesi dall’apertura della successione si deve presentare la dichiarazione di successione: altro non è che un adempimento fiscale richiesto dall’Agenzia delle entrate per comunicare il fatto che gli eredi sono succeduti al patrimonio del defunto. Tutto questo serve per calcolare le imposte dovute.

È obbligatorio presentarla entro 12 mesi, anche se l’accettazione non è ancora formalmente avvenuta.

Sono invece esonerati dalla presentazione della dichiarazione di successione il coniuge o parenti in linea retta, il cui patrimonio del defunto non superi i 100 mila euro e non comprenda beni immobili (case, terreni) o diritti reali sui beni immobili (usufrutti, servitù..).

Accettazione dell’eredità: se l’erede muore prima di accettarla?

Visto il lungo arco di tempo che abbiamo prima che l’accettazione dell’eredità si prescriva, può capitare che l’erede muoia senza aver ancora accettato l’eredità. In questo caso il diritto di accettare si trasmette agli eredi.

note

[1] Art. 459 Cod. civ.

[2] Art. 475 Cod. civ

[3] Art. 476 Cod. civ.

[4] Art. 484 Cod. civ.


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