Diritto e Fisco | Articoli

Come rispondere a insulti e provocazioni

2 Gennaio 2018


Come rispondere a insulti e provocazioni

> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 Gennaio 2018



La provocazione giustifica la reazione solo se quest’ultima si manifesta con una ingiuria o una diffamazione ma non con lesioni o minacce.

Sei stato offeso da una persona: lo ha fatto in pubblico e a voce alta affinché tutti potessero ascoltare. Il suo scopo non era solo rivolto a insultarti, ma anche a provocarti, sperando magari in una tua reazione fisica che gli consentisse di usare la violenza dietro la scusa della legittima difesa. Sei stato però impassibile e fermo per non dargli la soddisfazione di scendere alle mani. Tuttavia, ancor oggi che sono passati alcuni giorni e con tutta la comprensibile difficoltà a mandar giù l’episodio, ti chiedi come rispondere a insulti e provocazioni? In questa materia bisogna andarci coi piedi di piombo perché, come a breve ti spiegheremo, sebbene per le ingiurie non si risponde più di alcun reato, l’eventuale reazione potrebbe far scattare il penale a carico della parte provocata. Ma procediamo con ordine.

Prima di stabilire come rispondere a insulti e provocazioni è necessario precisare alcuni semplici concetti a beneficio di chi mastica poco il diritto.

Se una persona offende un’altra e lo fa in sua presenza commette un’ingiuria. Questo comportamento è sì vietato, ma non costituisce reato. Pertanto la vittima può solo chiedere il risarcimento del danno con una causa ordinaria da effettuare entro cinque anni. Se però vince, il colpevole viene condannato a pagare anche una multa allo Stato da 200 a 12mila euro a seconda della gravità del comportamento. Sul punto ti consiglio di leggere Ingiuria: come difendersi e ottenere il risarcimento.

Se invece una persona offende un’altra e lo fa in sua assenza, ma in presenza almeno di due persone, commette una diffamazione. Lo stesso comportamento è punito se viene commesso su internet o con un post su Facebook. A differenza dell’ingiuria la diffamazione è un reato [1]. Per cui, se qualcuno ti offende alle spalle e lo fa davanti a più persone lo puoi querelare andando dai carabinieri o alla polizia o con un atto depositato alla Procura della Repubblica.

Vediamo ora cosa è consentito fare in caso di insulti e provocazioni: si può reagire? In generale la provocazione diminuisce – se non azzera – la gravità di determinati comportamenti che, altrimenti, sarebbero considerati vietati. Così è ben possibile – oltreché comprensibile – rispondere male a una persona che ci ha insultato. Tanto è vero che il codice penale [2] perdona chi reagisce alle offese e, per tutta risposta, lo diffama o lo ingiuria. Se, ad esempio, Mario insulta Giovanni davanti agli amici, Giovanni gli può rispondere per le rime. Ed ancora, se Giovanni viene a sapere da Antonio che Mario ha parlato male di lui in pubblico, può dire male di quest’ultimo e offenderlo senza temere di poter essere querelato per diffamazione.

Ma attenzione: chi subisce delle offese può reagire con ingiurie e diffamazioni solo a condizione che la sua reazione sia immediata o, comunque, venga consumata in un lasso di tempo ragionevolmente stretto rispetto alla conoscenza dell’illecito altrui. In pratica, la legge giustifica le offese solo se si è ancora soggetti all’ira del momento per il torto ricevuto.  È umano lasciarsi andare quando si è ancora infervorati. Se invece la reazione giunge dopo un lasso di tempo più protratto, si parla piuttosto di vendetta e questa, invece, è vietata al pari dell’offesa.

Ora però è bene che tu presti attenzione a un fatto molto importante. La legge consente la reazione solo se è proporzionata all’offesa e lede lo stesso tipo di bene giuridico. Se una persona offende il tuo onore o la tua reputazione puoi fare altrettanto ma non puoi picchiarla e provocarle delle lesioni: in tal caso, infatti, il tuo comportamento pregiudicherebbe un bene più importante, quello dell’integrità fisica.

Quindi, se ti stai chiedendo ancora come rispondere a insulti e provocazioni ricorda che tutto ciò che puoi fare è usare anche tu l’arma della parola (o al massimo lo scritto su Facebook), ma non invece le mani. Reagire a una offesa con una minaccia («Ti uccido», «Non hai idea di cosa ti faccio», «È meglio che non ti fai più vedere: sei una persona morta», ecc.) o con la violenza (ad esempio un pugno, uno schiaffo, uno spintone) è vietato e integra rispettivamente il reato di minacce o lesioni personali. Bisogna quindi stare molto attenti a come si risponde. Su questo aspetto, peraltro, ti invito a leggere Provocazione: ad una offesa non si può reagire dove ti spiego perché, nel caso in cui tu dovessi subire un’ingiuria, avresti molte difficoltà a far valere i tuoi diritti mentre, se dovessi reagire con la violenza, il tuo provocatore potrebbe facilmente incastrarti. La ragione è la seguente: negli illeciti civili (appunto l’ingiuria) i testimoni possono essere solo soggetti terzi (quindi, difficilmente potresti provare un’offesa pronunciata “a tu per tu”); invece in quelli penali, a testimoniare può essere anche solo la vittima (in questo caso chi ti ha offeso e ha ricevuto da te, come risposta, un pugno sul naso).

note

[1] Art. 595 cod. pen.

[2] Art. 599 cod. pen.

Autore immagine: 123rf com


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI