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Come ottenere una pensione più alta

20 Novembre 2020 | Autore:
Come ottenere una pensione più alta

Riscatto, ricongiunzione, cumulo, totalizzazione, pensione supplementare e integrativa: come migliorare l’assegno mensile.

La pensione non sempre rispecchia le nostre aspettative e può non essere sufficiente a mantenere il tenore di vita che avevamo prima di lasciare il lavoro.

Ma come ottenere una pensione più alta? La risposta sembra scontata: versando più contributi, quindi spendendo di più durante la vita lavorativa.

Non sempre, però, è necessario avere grandi accantonamenti di contribuzione alle spalle: vi sono difatti diversi modi per sfruttare meglio i contributi già versati, ad esempio riunendoli, oppure si possono riscattare determinati periodi rendendoli utili a pensione, o, ancora, richiedere l’accredito di contributi figurativi e maggiorazioni.

È possibile aumentare la pensione anche quando questa è stata già liquidata, ad esempio chiedendone il ricalcolo o la ricostituzione, oppure il supplemento di pensione.

Chi ha diritto a un trattamento basso, poi, può richiedere l’integrazione al trattamento minimo o l’incremento al milione ed eventualmente i trattamenti di famiglia. Puoi anche richiedere l’applicazione delle detrazioni fiscali sulla pensione per diminuire l’importo delle imposte trattenute, come quelle per i familiari a carico.

Vediamo dunque quali sono i modi per ottenere una pensione più alta.

Calcolo della pensione

Per capire come ottenere una pensione più alta, bisogna innanzitutto comprendere come si calcola la pensione.

Nella generalità delle gestioni Inps, la pensione è calcolata:

  • col sistema retributivo (che si basa sulle ultime o migliori annualità di reddito e sui periodi di contributi accreditati sino a una determinata data, in base alla gestione previdenziale di appartenenza) sino al 31 dicembre 2011, poi contributivo (che si basa solo sulla contribuzione accreditata e sull’età al momento della pensione), per chi possiede almeno 18 anni di contributi alla data del 31 dicembre 1995;
  • col sistema misto, cioè retributivo sino al 31 dicembre 1995, poi contributivo, per chi possiede meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • col sistema interamente contributivo per chi non possiede contributi alla data del 31 dicembre 1995.

Per quanto riguarda le gestioni previdenziali dei liberi professionisti, generalmente è previsto il calcolo reddituale (simile al retributivo, basato sui redditi migliori o sui redditi compresi entro un determinato arco di tempo, a seconda del fondo di appartenenza) sino a una certa data (ad esempio sino al 2003 per la cassa ragionieri), poi il calcolo contributivo.

Per approfondire: Calcolo contributivo della pensione e Calcolo retributivo della pensione.

Ricongiunzione dei contributi

La ricongiunzione dei contributi [1] consente di riunire tutta la contribuzione accreditata in gestioni previdenziali differenti verso un’unica cassa.

Questo permette di ottenere, nella generalità dei casi, una pensione più alta: fanno eccezione le ipotesi in cui vi sia una quota retributiva della pensione ed i periodi ricongiunti, risultando con un reddito medio imponibile esiguo, abbassino la retribuzione pensionabile.

Per calcolare il costo della ricongiunzione, per quanto riguarda i periodi soggetti al sistema retributivo, è necessario effettuare un primo calcolo della pensione considerando i soli contributi presenti nella gestione di destinazione, poi un secondo calcolo della pensione considerando tutti i contributi dell’interessato, come se risultassero accreditati nel fondo prescelto.

Bisogna poi fare la differenza tra i due calcoli per ottenere l’ammontare del beneficio conseguito. Una volta determinato il beneficio, questo si deve moltiplicare per un apposito coefficiente, il coefficiente di riserva matematica, che cambia in relazione all’età, al sesso e all’anzianità contributiva del lavoratore: si ottiene, così, la riserva matematica.

Dalla riserva matematica si devono sottrarre i contributi trasferiti nella gestione di destinazione, rivalutati al tasso composito del 4,50% annuo. Infine, se la ricongiunzione è effettuata da e verso determinate gestioni Inps, ad esempio dall’Inps verso l’Inpdap (o viceversa), l’onere così ottenuto deve essere diviso per due; il costo della ricongiunzione può essere liquidato in un’unica soluzione o rateizzato, con l’applicazione degli interessi.

Per quanto concerne i contributi da ricongiungere soggetti al calcolo contributivo, o percentuale, la determinazione dell’onere di ricongiunzione è più semplice. Bisogna infatti:

  • prendere come riferimento la retribuzione pensionabile degli ultimi 12 mesi;
  • moltiplicare la retribuzione per gli anni da ricongiungere e per l’aliquota contributiva (32,95% per alcune gestioni dell’Inpdap, 33% per l’Inps Fondo pensioni lavoratori dipendenti);
  • sottrarre dall’onere così ottenuto i contributi da trasferire.

Il costo della ricongiunzione, in entrambi i casi, è considerato un onere deducibile: diminuisce, cioè, il reddito da sottoporre a tassazione (reddito imponibile Irpef).

Cumulo dei contributi

Il cumulo dei contributi consiste nella possibilità di sommare gratuitamente la contribuzione presente in casse diverse, comprese quelle dei liberi professionisti, ai fini del diritto alla pensione. Ai fini della misura della pensione, però, ogni gestione liquida la propria quota indipendentemente, quindi il cumulo non consente, generalmente, di ottenere una pensione più alta: fanno eccezione i casi in cui la contribuzione non cumulata non può dar luogo a un’autonoma pensione o a una pensione supplementare. In queste ipotesi, il cumulo permette senz’altro di ottenere una pensione più elevata in quanto, senza questa possibilità, i contributi non cumulati andrebbero persi.

Il cumulo permette, poi, di ottenere una pensione più alta nei casi in cui, grazie ai contributi sommati, l’interessato raggiunga almeno 18 anni di contribuzione alla data del 31 dicembre 1995.

Dobbiamo a questo proposito osservare che la legge istitutiva del cumulo [2] stabilisce, ai fini dell’anzianità contributiva per il diritto al calcolo retributivo o misto della pensione, che debbano essere considerati tutti i contributi posseduti dall’interessato nelle diverse gestioni previdenziali. In pratica, se il lavoratore possiede, anteriormente al 31 dicembre 1995, almeno 18 anni di contributi tra tutte le gestioni a cui è o è stato iscritto, ha comunque diritto al calcolo retributivo della pensione sino al 31 dicembre 2011.

Tuttavia, l’Inps,  con una recente circolare [3], ha affermato che quanto stabilito dalla legge sul cumulo non è applicabile alla contribuzione presente nelle casse dei liberi professionisti: la normativa istitutiva del cumulo, difatti, si riferirebbe alle sole gestioni facenti capo all’Inps (quindi Assicurazione generale obbligatoria (Ago), gestioni sostitutive ed esclusive della medesima e gestione Separata). Quanto stabilito dall’Inps è sicuramente contestabile, se consideriamo che la legge istitutiva del cumulo, così come modificata dalla legge di Bilancio 2017 [2], comprende anche le casse professionali, quindi devono essere incluse anche queste casse nel computo dei 18 anni di contribuzione ai fini del passaggio dal calcolo misto al retributivo.

Ad oggi, però, vale quanto deciso dall’Inps nella menzionata circolare [3], sino a che non sarà esperito un ricorso contro la circolare stessa: il passaggio da calcolo misto a retributivo, con il conseguente aumento della pensione, può dunque avvenire solo in relazione alle gestioni facenti capo all’Inps. Inoltre, una problematica analoga è stata rilevata nel caso in cui si applichi il “vecchio cumulo” dei contributi versati in qualità di dipendente e di commerciante [4].

Totalizzazione dei contributi

Anche la totalizzazione dei contributi [5], come il cumulo, consiste nella possibilità di sommare gratuitamente la contribuzione presente in casse diverse, comprese quelle dei liberi professionisti, ai fini del diritto alla pensione. Ai fini della misura della pensione, però, ogni gestione liquida la propria quota indipendentemente, con il ricalcolo contributivo della prestazione, salvo che l’interessato non raggiunga il diritto ad autonoma pensione presso una o più gestioni Inps, o non maturi il requisito contributivo per la vecchiaia presso una cassa professionale. Pertanto, la totalizzazione non consente, generalmente, di ottenere una pensione più alta: fanno eccezione i casi in cui la contribuzione non cumulata non può dar luogo a un’autonoma pensione o a una pensione supplementare, come già osservato per il cumulo. In queste ipotesi, la totalizzazione permette senz’altro di ottenere una pensione più elevata in quanto, senza la possibilità di essere sommati, i contributi non cumulati andrebbero persi.

La totalizzazione consente poi di ottenere una pensione più alta nei rari casi in cui il calcolo contributivo della prestazione risulti più elevato del retributivo: si tratta delle situazioni in cui il reddito pensionabile degli ultimi anni risulta notevolmente più basso.

Riscatto dei contributi

Un altro modo per ottenere una pensione più alta è quello di riscattare determinati periodi non lavorati, non utili ai fini della pensione.

In particolare è possibile effettuare il riscatto, a titolo oneroso, dei seguenti periodi:

  • i corsi di studio universitari (in alcuni casi, è possibile accedere al riscatto agevolato degli anni di laurea); qui trovi la Guida al riscatto degli anni di laurea: tutto quello che devi sapere;
  • tramite costituzione di rendita vitalizia, i contributi omessi e caduti in prescrizione (qui trovi la Guida: come recuperare i contributi non versati);
  • i periodi di attività svolta con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa prima dell’obbligo contributivo presso la gestione Separata, cioè anteriori al 1° aprile 1996;
  • i periodi di interruzione o sospensione del rapporto di lavoro (per cause di interruzione e sospensione previste dalla legge, per periodi posteriori al 31 dicembre 1996 e per un massimo di 3 anni);
  • i periodi di congedo per motivi personali o familiari;
  • i periodi intercorrenti tra un rapporto di lavoro e l’altro nel caso di lavori discontinui, stagionali, temporanei successivi al 31 dicembre 1996;
  • i periodi di inattività connessi a rapporti di lavoro part-time successivi al 31 dicembre 1996;
  • i periodi di occupazione in lavori socialmente utili ai fini della misura delle pensioni;
  • gli anni di praticantato effettuati dai promotori finanziari;
  • i periodi di servizio civile su base volontaria, successivo al 1° gennaio 2009;
  • i periodi di aspettativa per gravi motivi di famiglia;
  • i periodi di lavoro subordinato compiuti all’estero in Paesi extraeuropei e non convenzionati con l’Italia;
  • riscatto dei periodi di assenza facoltativa per maternità collocati al di fuori del rapporto di lavoro;
  • riscatto del periodo di congedo per la formazione;
  • riscatto dei periodi non coperti da contribuzione, o pace contributiva: qui la Guida completa alla pace contributiva;
  • ulteriori periodi di riscatto previsti da specifiche disposizioni di legge.

È inoltre possibile riscattare i periodi per i quali, nonostante l’esistenza di un rapporto di lavoro, i contributi non risultano versati: si tratta della cosiddetta costituzione di rendita vitalizia.

Gli oneri di riscatto vanno calcolati allo stesso modo degli oneri di ricongiunzione. Come per la ricongiunzione, l’operazione di riscatto è conveniente in termini finanziari: le somme pagate, infatti, sono considerate oneri deducibili e quindi vanno ad abbattere il reddito imponibile Irpef.

Pensione supplementare

La  pensione supplementare è una prestazione che si ottiene quando il lavoratore possiede contribuzione versata in più casse, non abbia potuto accedere al cumulo, alla totalizzazione o alla ricongiunzione, e non abbia diritto ad un’autonoma pensione in una o più gestioni. L’Inps, in questi casi, liquida una prestazione, detta appunto pensione supplementare, che si aggiunge alla pensione principale in pagamento, rendendo così l’assegno più alto.

Non sempre, però, si ha diritto alla pensione supplementare: il diritto alla prestazione dipende sia dalla gestione in cui è liquidata la pensione principale, sia da quella in cui è liquidata la pensione supplementare.

La gestione più “generosa”, in questo senso, è la gestione Separata Inps, che liquida la pensione supplementare a prescindere dal fondo che liquida la pensione principale.

Supplemento di pensione

Non deve essere confuso con la pensione supplementare il supplemento di pensione: si tratta di un’aggiunta alla pensione, proporzionata all’ammontare della contribuzione ulteriore, riconosciuta quando il pensionato continua l’attività lavorativa precedente, o ne inizia una nuova, per la quale sia obbligato a versare i contributi.

Il supplemento può essere richiesto dopo 5 anni dalla data di decorrenza della pensione o di un precedente supplemento. Se, però, l’interessato abbia già compiuto l’età per la pensione di vecchiaia, può richiedere il supplemento dopo 2 anni, ma per una sola volta.

Il supplemento può essere richiesto anche da chi percepisce la pensione a carico del Fpld (Fondo pensione lavoratori dipendenti), qualora, dopo aver cessato il rapporto da lavoro dipendente, abbia iniziato un’attività autonoma per la quale è obbligato al versamento dei contributi.

Il supplemento di pensione è calcolato con gli stessi criteri previsti per le pensioni, prendendo in considerazione retribuzione e contributi accreditati tra la data di decorrenza del trattamento, o del precedente supplemento, e quella del supplemento da liquidare.

Non si applicano limiti d’importo e la somma può aumentare anche la pensione liquidata in base all’anzianità contributiva massima; se, però, il trattamento preesistente è integrato al minimo, e, sommando la pensione non integrata ed il supplemento, questo viene interamente assorbito, la pensione rimane ferma al trattamento minimo; se è superiore, l’ incremento della prestazione risulterà pari alla differenza tra il supplemento e l’integrazione.

Pensione complementare

Non deve essere confusa con la pensione supplementare nemmeno la pensione complementare: si tratta di una prestazione integrativa, riconosciuta al lavoratore a seguito del versamento del suo Tfr e di contributi integrativi a un fondo privato.

Questa pensione aumenta l’importo della pensione mensile liquidata dall’Inps o dalla cassa professionale in quanto è una rendita integrativa, rendita che in alcuni casi può essere anticipata rispetto alla data di maturazione dei requisiti per la pensione principale.

L’importo della pensione complementare, salvo rare eccezioni, dipende dall’importo dei versamenti effettuati al fondo, in quanto il calcolo avviene col sistema contributivo. Per saperne di più: Come funziona la previdenza complementare

Contributi volontari

Non è possibile, invece, effettuare volontariamente dei versamenti integrativi all’Inps per avere una pensione più alta, salvo il caso in cui l’interessato non sia autorizzato al versamento dei contributi volontari.

Anche se generalmente, difatti, i contributi volontari coprono dei periodi non lavorati, in alcuni casi possono servire per integrare i periodi lavorati a tempo parziale e, dunque, non solo per anticipare, ma anche per aumentare la pensione.

Accredito dei contributi figurativi

Ci sono poi dei periodi che sono coperti dalla contribuzione figurativa: si tratta generalmente di periodi di assenza che godono di una particolare tutela, per cui l’Inps accredita i contributi anche se la prestazione lavorativa non è stata svolta, senza costi per il lavoratore.

In alcuni casi i contributi figurativi sono accreditati d’ufficio, in altri a domanda, e consentono di anticipare o incrementare gratuitamente la pensione.

Ecco i principali eventi che danno diritto all’accredito dei contributi figurativi:

  • servizio militare
  • malattia/infortunio
  • maternità e congedi parentali
  • persecuzione
  • licenziamento politico
  • funzioni pubbliche
  • tubercolosi
  • disoccupazione ordinaria
  • cassa integrazione
  • contratti di solidarietà
  • mobilità.

Maggiorazione dei contributi

In alcuni casi è possibile aumentare la pensione grazie alla maggiorazione convenzionale dei contributi: si tratta, in pratica, di contributi aggiuntivi riconosciuti al beneficiario, grazie ai quali l’interessato figura aver lavorato di più, rispetto al servizio effettivo prestato.

Questi contributi sono riconosciuti in relazione a particolari eventi, come gli atti di terrorismo, in relazione  al servizio prestato, ad esempio a bordo di navi militari o aerei, o in base allo stato di salute del lavoratore (invalidità dal 75%, cecità).

Per conoscere tutti i casi in cui è possibile arrivare prima alla pensione, o avere una pensione più alta, grazie alle maggiorazioni, si veda: Guida alle maggiorazioni dei contributi.

Ricalcolo della pensione

È possibile, poi, ottenere una pensione più alta col ricalcolo della pensione, o ricostituzione della pensione, ad esempio nei casi in cui siano stati contati male o dimenticati dall’Inps periodi o contributi ai fini del trattamento, o ancora quando il lavoratore acquisisca tardivamente dei contributi pregressi, o quando gli sono riconosciuti, successivamente alla data di liquidazione della pensione, dei contributi figurativi o da riscatto.

Trattamenti integrativi della pensione

La pensione può essere integrata, qualora sia particolarmente bassa e risulti basso anche il reddito del pensionato, eventualmente del coniuge. In particolare, bisogna:

  • Percepire un trattamento per il quale si può beneficiare di un incremento;
  • soddisfare le condizioni richieste per l’incremento (solitamente, si richiede di non superare determinate soglie di reddito).

Gli incrementi della pensione collegati al reddito sono numerosi; di seguito i principali:

  • integrazione al trattamento minimo: consiste in un aumento della pensione mensile, che viene integrata sino ad arrivare a 515,58 euro mensili (per l’anno 2020);
  • maggiorazione sociale: è un aumento della pensione previsto dalla nota legge del 1988 sull’elevazione dei livelli dei trattamenti sociali e miglioramenti delle pensioni [6];
  • incremento al milione: si tratta di un ulteriore aumento della pensione, introdotto dalla finanziaria del 2002 a favore dei pensionati al di sopra dei 70 anni [7] (alcune categorie di pensionati possono richiederlo prima del compimento del 70° anno di età; inoltre, gli inabili lo possono ottenere dal 18° anno di età); l’incremento al milione può portare la pensione, in base al reddito proprio e del coniuge, sino a 651,51 euro mensili (valore 2020);
  • quattordicesima: si tratta di una somma aggiuntiva sulla pensione che, a seconda del reddito del pensionato e degli anni di contributi accreditati, può arrivare sino a 655 euro.

Trattamenti di famiglia

Il pensionato con familiari a carico può avere diritto ai trattamenti di famiglia come l’assegno al nucleo familiare Anf o gli assegni familiari. Si tratta di prestazioni d’integrazione al reddito del nucleo familiare erogate dall’Inps e spettanti in misura diversa, a seconda della composizione e del reddito complessivo della famiglia. Il diritto agli assegni può dipendere anche dalla gestione previdenziale presso la quale risultavi assicurato.

Pensione di cittadinanza

Se il pensionato ha almeno 67 anni e soddisfa i requisiti reddituali e patrimoniali stabiliti dalla legge, può avere diritto alla pensione di cittadinanza (Pdc).

Per conoscere i requisiti che danno diritto a richiedere la Pensione di cittadinanza e le modalità per presentare la domanda: Guida alla pensione di cittadinanza.

La pensione di cittadinanza, in base a quanto disposto nel decreto in materia, consiste in una prestazione economica mensile, esentasse, accreditata a favore dei nuclei familiari composti esclusivamente da persone che hanno compiuto l’età pensionabile (dal 2019 al 2022, pari a 67 anni) o da disabili gravi, quale misura di contrasto alla povertà delle persone anziane, o dai nuclei composti da over 67 e disabili gravi o non autosufficienti.

La prestazione, a seconda del reddito e del numero dei componenti della famiglia, può arrivare sino a 1536 euro mensili.

Per il diritto alla pensione di cittadinanza si deve far riferimento all’indicatore Isee, in pratica all’indice che “misura la ricchezza” delle famiglie, ed a numerosi requisiti patrimoniali, oltreché reddituali, personali e amministrativi.

Detrazioni fiscali

L’importo della pensione può risultare più alto fruendo delle detrazioni fiscali sui redditi di pensione o per familiari a carico. La detrazione è un importo che diminuisce l’Irpef lorda dovuta, cioè l’imposta sul reddito delle persone fisiche. Per saperne di più: Come aumentare la pensione, guida Inps.


note

[1] L. 29/1979; L. 45/1990.

[2] L. 228/2012. L. 232/2016.

[3] Inps Circ. n. 140/2017.

[4] L. 613/1966.

[5] D.lgs. 42/2006.

[6] L. 544/1988

[7] L. 448/2001.


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