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Lo sai che? Come ottenere una pensione più alta

Lo sai che? Pubblicato il 2 gennaio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 2 gennaio 2018

Riscatto, ricongiunzione, cumulo, totalizzazione, pensione supplementare e integrativa: come migliorare l’assegno mensile.

Come si ottiene una pensione più alta? La risposta sembra scontata: versando più contributi, quindi spendendo di più. Ma non sempre questo è necessario: vi sono difatti diversi modi per sfruttare meglio i contributi già versati, riunendoli, oppure si possono riscattare determinati periodi, o richiedere l’accredito di contributi figurativi e maggiorazioni.

È possibile aumentare la pensione anche quando questa è stata già liquidata, ad esempio chiedendone il ricalcolo o la ricostituzione, oppure il supplemento di pensione.

Vediamo dunque quali sono i modi per ottenere una pensione più alta.

Calcolo della pensione

Per capire come ottenere una pensione più alta, bisogna innanzitutto comprendere come si calcola la pensione.

Nella generalità delle gestioni Inps, la pensione è calcolata:

  • col sistema retributivo (che si basa sulle ultime annualità di reddito e sui periodi di contributi accreditati sino a una determinata data) sino al 31 dicembre 2011, poi contributivo (che si basa solo sulla contribuzione accreditata), per chi possiede almeno 18 anni di contributi alla data del 31 dicembre 1995;
  • col sistema misto, cioè retributivo sino al 31 dicembre 1995, poi contributivo, per chi possiede meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • col sistema interamente contributivo per chi non possiede contributi alla data del 31 dicembre 1995.

Per quanto riguarda le gestioni previdenziali dei liberi professionisti, generalmente è previsto il calcolo reddituale (simile al retributivo, basato sui redditi migliori) sino a una certa data (ad esempio sino al 2003 per la cassa ragionieri), poi il calcolo contributivo.

Ricongiunzione dei contributi

La ricongiunzione dei contributi [1] consente di riunire tutta la contribuzione accreditata in gestioni previdenziali differenti in un’unica cassa.

Questo consente di ottenere, nella generalità dei casi, una pensione più alta: fanno eccezione le ipotesi in cui vi sia una quota retributiva della pensione ed i periodi ricongiunti, risultando con un reddito imponibile esiguo, abbassino la retribuzione pensionabile.

Per calcolare il costo della ricongiunzione, per quanto riguarda i periodi soggetti al sistema retributivo, è necessario effettuare un primo calcolo della pensione considerando i soli contributi presenti nella gestione di destinazione, poi un secondo calcolo della pensione considerando tutti i contributi dell’interessato, come se risultassero accreditati nel fondo prescelto.

Bisogna poi fare la differenza tra i due calcoli per ottenere l’ammontare del beneficio conseguito. Una volta determinato il beneficio, questo si deve moltiplicare per un apposito coefficiente che cambia in relazione all’età, al sesso e all’anzianità contributiva del lavoratore: si ottiene, così, la riserva matematica.

Dalla riserva matematica si devono sottrarre i contributi trasferiti nella gestione di destinazione, rivalutati al tasso composito del 4,50% annuo. Infine, se la ricongiunzione è effettuata dall’Inps verso l’Inpdap (o viceversa), l’onere così ottenuto deve essere diviso per due; il costo della ricongiunzione può essere liquidato in un’unica soluzione o rateizzato, con l’applicazione degli interessi.

Per quanto concerne i contributi da ricongiungere soggetti al calcolo contributivo, la determinazione dell’onere di ricongiunzione è più semplice. Bisogna infatti:

  • prendere come riferimento la retribuzione pensionabile degli ultimi 12 mesi;
  • moltiplicare la retribuzione per gli anni da ricongiungere e per l’aliquota contributiva (32,95% per l’Inpdap, 33% per l’Inps Fondo pensioni lavoratori dipendenti);
  • sottrarre dall’onere così ottenuto i contributi da trasferire.

Il costo della ricongiunzione, in ogni caso, è considerato un onere deducibile: diminuisce, cioè, il reddito da sottoporre a tassazione (reddito imponibile Irpef).

Cumulo dei contributi

Il cumulo dei contributi consiste nella possibilità di sommare gratuitamente la contribuzione presente in casse diverse, comprese quelle dei liberi professionisti, ai fini del diritto alla pensione. Ai fini della misura della pensione, però, ogni gestione liquida la propria quota indipendentemente, quindi il cumulo non consente, generalmente, di ottenere una pensione più alta: fanno eccezione i casi in cui la contribuzione non cumulata non può dar luogo a un’autonoma pensione o a una pensione supplementare. In queste ipotesi, il cumulo permette senz’altro di ottenere una pensione più elevata in quanto, senza questa possibilità, i contributi non cumulati andrebbero persi.

Il cumulo permette, poi, di ottenere una pensione più alta nei casi in cui, grazie ai contributi sommati, l’interessato raggiunga almeno 18 anni di contribuzione alla data del 31 dicembre 1995.

Dobbiamo a questo proposito osservare che la legge istitutiva del cumulo [2] stabilisce, ai fini dell’anzianità contributiva per il diritto al calcolo retributivo o misto della pensione, che debbano essere considerati tutti i contributi posseduti dall’interessato nelle diverse gestioni previdenziali. In pratica, se il lavoratore possiede, anteriormente al 31 dicembre 1995, almeno 18 anni di contributi tra tutte le gestioni a cui è o è stato iscritto, ha comunque diritto al calcolo retributivo della pensione sino al 31 dicembre 2011.

Tuttavia, l’Inps,  con una recente circolare [3], ha affermato che quanto stabilito dalla legge sul cumulo non è applicabile alla contribuzione presente nelle casse dei liberi professionisti: la normativa istitutiva del cumulo, difatti, si riferirebbe alle sole gestioni facenti capo all’Inps (quindi Assicurazione generale obbligatoria (Ago), gestioni sostitutive ed esclusive della medesima e gestione Separata). Quanto stabilito dall’Inps è sicuramente contestabile, se consideriamo che la legge istitutiva del cumulo, così come modificata dalla legge di Bilancio 2017 [2], comprende anche le casse professionali, quindi devono essere incluse anche queste casse nel computo dei 18 anni di contribuzione ai fini del passaggio dal calcolo misto al retributivo.

Ad oggi, però, vale quanto deciso dall’Inps nella menzionata circolare [3], sino a che non sarà esperito un ricorso contro la circolare stessa: il passaggio da calcolo misto a retributivo, con il conseguente aumento della pensione, può dunque avvenire solo in relazione alle gestioni facenti capo all’Inps.

Totalizzazione dei contributi

Anche la totalizzazione dei contributi [4], come il cumulo, consiste nella possibilità di sommare gratuitamente la contribuzione presente in casse diverse, comprese quelle dei liberi professionisti, ai fini del diritto alla pensione. Ai fini della misura della pensione, però, ogni gestione liquida la propria quota indipendentemente, con il ricalcolo contributivo della prestazione, salvo che l’interessato non raggiunga il diritto alla pensione presso una o più gestioni. Pertanto, la totalizzazione non consente, generalmente, di ottenere una pensione più alta: fanno eccezione i casi in cui la contribuzione non cumulata non può dar luogo a un’autonoma pensione o a una pensione supplementare, come già osservato per il cumulo. In queste ipotesi, la totalizzazione permette senz’altro di ottenere una pensione più elevata in quanto, senza la possibilità di essere sommati, i contributi non cumulati andrebbero persi.

La totalizzazione consente poi di ottenere una pensione più alta nei rari casi in cui il calcolo contributivo della prestazione risulti più elevato del retributivo: si tratta delle situazioni in cui il reddito pensionabile degli ultimi anni risulta notevolmente più basso.

Riscatto dei contributi

Un altro modo per ottenere una pensione più alta è quello di riscattare determinati periodi.

In particolare è possibile effettuare il riscatto, a titolo oneroso, se non già coperti da contributi figurativi, dei periodi di:

  • aspettativa non retribuita
  • disoccupazione
  • lavoro part time
  • formazione professionale, studio, ricerca
  • lavoro all’estero
  • astensione facoltativa per maternità
  • intervalli tra lavori stagionali, temporanei, part time e discontinui
  • servizio civile.

È inoltre possibile riscattare i periodi per i quali, nonostante l’esistenza di un rapporto di lavoro, i contributi non risultano versati: si tratta della cosiddetta costituzione di rendita vitalizia.

Gli oneri di riscatto vanno calcolati allo stesso modo degli oneri di ricongiunzione. Come per la ricongiunzione, l’operazione di riscatto è conveniente in termini finanziari: le somme pagate, infatti, sono considerate oneri deducibili e quindi vanno ad abbattere il reddito imponibile Irpef.

Pensione supplementare

La  pensione supplementare è una prestazione che si ottiene quando il lavoratore possiede contribuzione versata in più casse, non abbia potuto accedere al cumulo, alla totalizzazione o alla ricongiunzione, e non abbia diritto ad un’autonoma pensione in una o più gestioni. L’Inps, in questi casi, liquida una prestazione, detta appunto pensione supplementare, che si aggiunge alla pensione principale in pagamento, rendendo così l’assegno più alto.

Non sempre, però, si ha diritto alla pensione supplementare: il diritto alla prestazione dipende sia dalla gestione in cui è liquidata la pensione principale, sia da quella in cui è liquidata la pensione supplementare.

La gestione più “generosa”, in questo senso, è la gestione Separata Inps, che liquida la pensione supplementare a prescindere dal fondo che liquida la pensione principale.

Supplemento di pensione

Non deve essere confuso con la pensione supplementare il supplemento di pensione: si tratta di un’aggiunta alla pensione, proporzionata all’ammontare della contribuzione ulteriore, riconosciuta quando il pensionato continua l’attività lavorativa precedente, o ne inizia una nuova, per la quale sia obbligato a versare i contributi.

Il supplemento può essere richiesto dopo 5 anni dalla data di decorrenza della pensione o di un precedente supplemento. Se, però, l’interessato abbia già compiuto l’età per la pensione di vecchiaia, può richiedere il supplemento dopo 2 anni, ma per una sola volta.

Il supplemento può essere richiesto anche da chi percepisce la pensione a carico del Fpld (Fondo pensione lavoratori dipendenti), qualora, dopo aver cessato il rapporto da lavoro dipendente, abbia iniziato un’attività autonoma per la quale è obbligato al versamento dei contributi.

Il supplemento di pensione è calcolato con gli stessi criteri previsti per le pensioni, prendendo in considerazione retribuzione e contributi accreditati tra la data di decorrenza del trattamento, o del precedente supplemento, e quella del supplemento da liquidare.

Il supplemento non ha limiti d’importo, e si somma anche alla pensione liquidata in base all’anzianità contributiva massima; se, però, il trattamento preesistente è integrato al minimo, e, sommando la pensione non integrata ed il supplemento, questo viene interamente assorbito, la pensione rimane ferma al trattamento minimo; se è superiore, l’ incremento della prestazione risulterà pari alla differenza tra il supplemento e l’integrazione.

Pensione complementare

Non deve essere confusa con la pensione supplementare nemmeno la pensione complementare: si tratta di una prestazione integrativa, riconosciuta al lavoratore a seguito del versamento del suo Tfr e di contributi integrativi a un fondo privato.

Questa pensione aumenta l’importo della pensione mensile liquidata dall’Inps o dalla cassa professionale in quanto è una rendita integrativa, rendita che in alcuni casi può essere anticipata rispetto alla data di maturazione dei requisiti per la pensione principale.

L’importo della pensione complementare, salvo rare eccezioni, dipende dall’importo dei versamenti effettuati al fondo, in quanto il calcolo avviene col sistema contributivo. Per saperne di più: Come funziona la previdenza complementare

Contributi volontari

Non è possibile, invece, effettuare volontariamente dei versamenti integrativi all’Inps per avere una pensione più alta, salvo il caso in cui l’interessato non sia autorizzato al versamento dei contributi volontari.

Anche se generalmente, difatti, i contributi volontari coprono dei periodi non lavorati, in alcuni casi possono servire per integrare i periodi lavorati a tempo parziale e, dunque, non solo per anticipare, ma anche per aumentare la pensione.

Accredito dei contributi figurativi

Ci sono poi dei periodi che sono coperti dalla contribuzione figurativa: si tratta generalmente di periodi di assenza che godono di una particolare tutela, per cui l’Inps accredita i contributi anche se la prestazione lavorativa non è stata svolta, senza costi per il lavoratore.

In alcuni casi i contributi figurativi sono accreditati d’ufficio, in altri a domanda, e consentono di anticipare o incrementare gratuitamente la pensione.

Ecco i principali eventi che danno diritto all’accredito dei contributi figurativi:

  • servizio militare
  • malattia/infortunio
  • maternità e congedi parentali
  • persecuzione
  • licenziamento politico
  • funzioni pubbliche
  • tubercolosi
  • disoccupazione ordinaria
  • cassa integrazione
  • contratti di solidarietà
  • mobilità.

Maggiorazione dei contributi

In alcuni casi è possibile aumentare la pensione grazie alla maggiorazione convenzionale dei contributi: si tratta, in pratica, di contributi aggiuntivi riconosciuti al beneficiario, grazie ai quali l’interessato figura aver lavorato di più, rispetto al servizio effettivo prestato.

Questi contributi sono riconosciuti in relazione a particolari eventi, come gli atti di terrorismo, in relazione  al servizio prestato, ad esempio a bordo di navi militari o aerei, o in base allo stato di salute del lavoratore (invalidità superiore al 74%, inabilità a qualunque attività lavorativa).

Per conoscere tutti i casi in cui è possibile arrivare prima alla pensione, o avere una pensione più alta, grazie alle maggiorazioni, si veda: Guida alle maggiorazioni dei contributi.

Ricalcolo della pensione

È possibile, infine, ottenere una pensione più alta col ricalcolo della pensione, ad esempio nei casi in cui siano stati contati male o dimenticati dall’Inps periodi o contributi ai fini del trattamento, o ancora quando il lavoratore acquisisca tardivamente dei contributi pregressi, o quando gli sono riconosciuti, successivamente alla data di liquidazione della pensione, dei contributi figurativi o da riscatto.

note

[1] L. 29/1979; L. 45/1990.

[2] L. 228/2012. L. 232/2016.

[3] Inps Circ. n. 140/2017.

[4] D.lgs. 42/2006.


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