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Lo sai che? Autorizzazioni per aprire un ristorante

Lo sai che? Pubblicato il 4 gennaio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 4 gennaio 2018

Aprire un ristorante non è affatto semplice. Vediamo tutte le condizioni e le autorizzazioni necessarie.

L’Italia è, da sempre, la terra del buon cibo. Non deve stupire, pertanto, che nel nostro Paese sia presente un gran numero di ristoranti e tavole calde, pronti a servire le loro pietanze a turisti e visitatori.

Aprire un ristorante, però, non è semplice. La normativa italiana a proposito è articolata e complessa, e l’aspirante ristoratore deve possedere determinati requisiti prima di aprire la sua attività. Vediamo allora quali autorizzazioni occorrono per aprire un ristorante.

Quali sono i requisiti per aprire un ristorante?

Quella del ristoratore è un’attività delicata, consistente nella somministrazione al pubblico di cibi e bevande. Secondo la legge [1], per somministrazione si intende la vendita per il consumo sul posto, che comprende tutti i casi in cui gli acquirenti consumano i prodotti nei locali dell’esercizio o in una superficie aperta al pubblico, all’occorrenza attrezzati.

Perché si possa aprire un ristorante, la legge richiede diversi requisiti. Ecco di seguito i principali:

  • maggiore età e capacità di intendere e di volere (non bisogna essere interdetti, cioè);
  • possesso dei cosiddetti requisiti morali e professionali. L’interessato non deve essere stato dichiarato fallito e, dal punto di vista professionale, deve aver conseguito l’abilitazione Somministrazione alimenti e bevande (Sab), che si ottiene frequentando un corso organizzato da enti provinciali, comunali o, talvolta, privati. Il corso ha una durata di circa cento ore, a cui segue un esame finale. In alternativa al corso, chi intende aprire un ristorante può farlo se ha lavorato come dipendente nel settore della ristorazione per almeno due anni negli ultimi cinque, ovvero se possiede un diploma di scuola alberghiera;
  • idoneità del locale. È un requisito importantissimo, che ricomprende diverse condizioni, innanzitutto la rispondenza del locale ai requisiti urbanistici, quali: metratura; sorveglianza esterna per motivi di sicurezza e ordine pubblico; presenza di parcheggi (in alcuni casi obbligatoria e a una distanza prestabilita per legge); condizione acustica. È poi necessario che l’impianto idrico, l’eventuale canna fumaria, il trattamento rifiuti, la distanza minima tra cucina e sala, l’impianto elettrico siano a norma in base alle specifiche richieste dall’Asl territorialmente competente. Solo così l’Asl potrà rilasciare l’idoneità sanitaria;
  • certificazione Haccp  (il vecchio libretto sanitario), che attesta la conoscenza delle procedure che bisogna rispettare quando si preparano, manipolano e somministrano cibi e bevande. Essa è necessaria non solo per il proprietario, ma anche per quanti, all’interno del ristorante, abbiano a che fare direttamente con la somministrazione delle pietanze.

Quali autorizzazioni per aprire un ristorante?

Ai requisiti sopra detti seguono degli adempimenti di natura prevalentemente fiscale. Essi sono:

  • Apertura partita Iva;
  • Iscrizione all’Inps;
  • Iscrizione all’Inail;
  • Presentazione della Scia (segnalazione certificata di inizio attività) al Comune in cui si decide di aprire il ristorante. Si tratta di un modulo di autocertificazione ritirabile allo Sportello unico per le attività produttive;
  • Iscrizione al registro delle imprese della camera di commercio;
  • Licenza commerciale da richiedere all’ufficio del commercio del Comune indicando se si è proprietari del locale o locatari nel cui caso si dovrà procedere alla registrazione del contratto d’affitto negli uffici del Registro;
  • Comunicazione all’agenzia delle dogane l’eventuale vendita di alcolici nel locale;
  • Autorizzazione all’esposizione insegna da comunicare al Comune.

note

[1] Legge n. 287/1991 del 25.08.1991.

Autore immagine: Pixabay.com


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