Breaking News Visita fiscale: 7 ore di reperibilità anche per il dipendente privato

Breaking News Pubblicato il 3 gennaio 2018

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Il cammino per equiparare le fasce orarie tra dipendenti pubblici e privati vede questi ultimi svantaggiati: si vuol garantire maggior tempo per i controlli dell’Inps.

È guerra ai finti malati. Con l’approvazione della riforma Madia della pubblica Amministrazione e la creazione del Polo Unico sulle visite fiscali, il Governo vuol ora tentare a intraprendere la tanto annunciata strada dell’unificazione delle fasce orarie di reperibilità tra settore pubblico e privato: fasce che al momento sono distinte, ma che a breve potrebbero essere identiche. Del resto anche le cause di esclusione per la reperibilità sono ormai divenute le stesse sia per il pubblico che per il privato: il il dipendente pubblico in malattia non avrà un obbligo di reperibilità solo in tre casi (prima erano cinque), ossia patologie gravi che richiedono terapie salvavita, malattie per le quali è stata riconosciuta la causa di servizio con menomazioni gravi e stati patologici connessi alla situazione d’invalidità riconosciuta, pari o superiore al 67%: una percentuale minima, quest’ultima, già in vigore nel privato ma non presente nella Pubblica amministrazione.

Con il nuovo regolamento sulle visite fiscali, appena approvato dal Ministero e ora pubblicato in Gazzetta Ufficiale [1] (leggi Visita fiscale: come funziona), resta, per il momento, la tradizionale distinzione tra dipendenti pubblici, per i quali le ore di reperibilità sono 7 (dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18) e lavoratori del privato (dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19).  L’obiettivo dell’esecutivo è però ridurre la differenza fra le assenze nel settore pubblico (circa 11 all’anno) rispetto a quelle del comparto privato (5), e uniformare le percentuali d’assenza sul territorio nazionale (al Sud c’è maggior assenteismo, con 13 giorni di media nel 2015 contro i 9,8 giorni nel Nord-Est).

Maggior tempo per i controlli dei lavoratori in malattia anche per i privati

Nel voler unificare gli orari di reperibilità tra pubblico e privato, è lecito chiedersi quale delle due discipline cambierà: se cioè sarà quella del privato ad avvicinarsi a quella del pubblico o, viceversa, se saranno i pubblici dipendenti a godere di maggior tempo di libertà. Al momento sembra che le modifiche riguarderanno le fasce orarie di reperibilità dei lavoratori del comparto privato che, dunque, passeranno da 4 ore a 7 ore di reperibilità, così com’è per i colleghi impiegati nella pubblica amministrazione. E ciò per evitare «una minore incisività dei controlli». La stessa richiesta è stata avanzata anche dal  presidente dell’Inps, Tito Boeri, il quale aveva auspicato che la reperibilità a casa nei giorni di malattia sia «di almeno sette ore per tutti», non avendo senso «che ci siano differenze tra pubblico e privato». L’opinione di Boeri – confermata anche da un parere del Consiglio di Stato [1] – è stata ribadita ieri; secondo quanto pubblicato sulle pagine del Sole24Ore, il Presidente ha affermato «Non uniformare le fasce potrebbe far diminuire le visite fiscali nella Pa. La mancata armonizzazione rende più difficile realizzare quelle economie di scala che sono alla base della scelta del polo unico. Se ci sono due dipendenti malati, uno pubblico e uno privato in una piccola località, per ridurre i costi unitari dei controlli si potrà essere costretti a rinunciare a visitare sia l’uno che l’altro».

note

[1] DPCM n. 206/2017 del 17.10.2017 in Gazz. Uff. n. 302 del 29.12.2017.

[2] Cons. St. parere 1939/17


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