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Lo sai che? Erede accetta con beneficio di inventario: paga i debiti?

Lo sai che? Pubblicato il 3 gennaio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 3 gennaio 2018

L’erede risponde dei debiti lasciati dal defunto e anche delle cartelle esattoriali anche se ha accettato l’eredità con beneficio di inventario.

È deceduto un tuo familiare ed è arrivato il momento di dividere l’eredità. Poiché però questi aveva lasciato numerosi debiti e nel suo cassetto hai trovato alcune cartelle esattoriali per importi elevati, hai preferito accettare l’eredità con beneficio di inventario: non vuoi infatti rischiare che il fisco – o qualsiasi altro creditore – pignori la casa che hai acquistato con anni di duro lavoro. Quindi ti rivolgi a un legale perché ti segua nelle pratiche di accettazione con beneficio di inventario e lo fai presente al notaio nel momento in cui viene pubblicato il testamento del defunto. Ma dopo qualche mese arriva una brutta sorpresa: il postino ti porta una raccomandata e, all’interno, trovi una diffida di pagamento da parte di Agenzia Entrate Riscossione. Non è difficile capire che l’Esattore vuol da te i soldi che non è riuscito a riscuotere nei confronti del contribuente morto. A tuo avviso, però, la cartella esattoriale è nulla perché notificata a una persona che ha accettato l’eredità con beneficio di inventario e, in quanto tale, non deve rispondere dei debiti lasciati dal defunto. Non è dello stesso avviso l’Agente della riscossione che, invece, minaccia il pignoramento. Chi dei due ha ragione? La risposta è stata data più volte dalla giurisprudenza della Cassazione [1] e, da ultimo, da una sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Reggio Emilia [2]. Cerchiamo dunque di capire se è vero che l’erede che accetta con beneficio di inventario paga i debiti.

Cos’è l’accettazione dell’eredità con beneficio di inventario?

Per capire cosa rischia l’erede cosiddetto “beneficiato”, dobbiamo prima capire cos’è e cosa comporta l’accettazione dell’eredità con beneficio di inventario. Per spiegarlo, immaginiamo due eredi della stessa persona, Mario e Giovanni. Entrambi, al momento della morte del padre, sono proprietari di una casa, ma se Mario accetta l’eredità paterna con beneficio di inventario, Giovanni invece lo fa in modo “puro e semplice”. Nella successione ricadono alcuni beni: un conto corrente, alcuni titoli di investimento, dei quadri di valore e un piccolo terreno. Dopo la divisione dell’attivo arriva il momento di pagare i creditori del defunto, ma siccome i due eredi non ne vogliono sapere, questi ultimi iniziano le azioni esecutive. È proprio qui che sorge la differenza tra chi ha accettato l’eredità con beneficio di inventario e chi no: i creditori di Mario potranno pignorargli solo le quote dei beni ottenuti con l’eredità (ossia il 50% del conto corrente del padre, del terreno, dei titoli, ecc.), mentre quelli di Giovanni potranno rivalersi anche sui beni personali di questi e, quindi, potranno pignorargli la casa di cui era proprietario prima dell’apertura della successione.

Tradotto in termini giuridici: l’accettazione dell’eredità con beneficio di inventario non fa venir meno la qualità di erede, ma fa sì che quest’ultimo risponda dei debiti solo con il patrimonio ricevuto con la successione e non con quello suo personale, che resta distinto e impignorabile.

Cartella di pagamento notificata all’erede con beneficio di inventario

Veniamo ora all’esempio di partenza. È legittima la notifica della cartella di pagamento fatta all’erede che ha accettato con beneficio di inventario? Sicuramente sì poiché quest’ultimo è – come abbiamo detto poc’anzi – erede a tutti gli effetti. Ma non solo; è legittimo anche il pignoramento, ma ad un’unica condizione: che esso si rivolga solo ai beni ottenuti con l’eredità e non a quelli personali. Per l’erede che ha accettato con beneficio di inventario sussiste la responsabilità per i debiti ereditari ma non oltre i beni lasciati dal de cuius. In questo modo egli limita il rischio in caso di un parente indebitato, senza dover rinunciare all’eredità (solo la rinuncia all’eredità elimina in partenza ogni possibilità di pignoramento o di invio di richieste di pagamento).

Naturalmente il discorso che abbiamo appena fatto in merito alle cartelle esattoriali di Agenzia Entrate Riscossione vale per qualsiasi altro creditore: la banca, un fornitore, un vicino che ha vinto una causa, il condominio, ecc.

In sintesi, accettare l’eredità con beneficio di inventario non mette al riparo dalle richieste di pagamento, né dalla possibilità di pignoramento, ma tutela i propri beni personali, quelli di cui si era già titolari prima dell’apertura della successione. È pertanto legittima la cartella di pagamento che l’Agente per la riscossione notifica all’erede che ha accettato con beneficio di inventario. Tuttavia, il contribuente risponde del debito tributario nei limiti di quanto ricevuto.

Resta l’esclusione per le sanzioni tributarie, principio che vale, comunque, non solo in caso di accettazione con beneficio d’inventario, ma anche se l’eredità viene semplicemente accettata così com’è. Infatti le sanzioni tributarie non si trasmettono agli eredi, anche a quelli che non hanno accettato l’eredità con beneficio di inventario.

Quanto tempo c’è per accettare l’eredità con beneficio di inventario?

Ci sono 10 anni per decidere se accettare l’eredità con beneficio di inventario, salvo che l’erede fosse già nel possesso dei beni della successione (si pensi al convivente del de decuius): egli, in tal caso, ha tre mesi di tempo per fare l’inventario dei beni di cui ha la disponibilità e nei 40 giorni successivi dovrà comunicare se intende accettare l’eredità con beneficio di inventario o rifiutarla del tutto; se non comunica nulla, l’eredità si intende accettata in modo puro e semplice.

note

[1] Cass. sent. n. 23019/16 dell’11.11.2016 e n. 6488/2007.

[2] Ctp Reggio Emlia, sent. n. 318/01/17.

L’erede che ha accettato con beneficio d’inventario è responsabile per i debiti (anche tributari) del de cuius ma entro il limite dei beni ereditati.


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