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Chi dimentica di fare la dichiarazione dei redditi che rischia?

3 gennaio 2018


Chi dimentica di fare la dichiarazione dei redditi che rischia?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 gennaio 2018



Omesso o tardivo invio della dichiarazione dei redditi all’Agenzia delle Entrate: le sanzioni per il contribuente. 

Ogni anno ogni contribuente deve inviare la dichiarazione dei redditi. Per alcuni di questi ci pensa il datore di lavoro (di norma quando non sono titolari di altri redditi oltre allo stipendio). Invece, in tutti gli altri casi, ad attivarsi per compilare (o far compilare) la dichiarazione dei redditi e inviarla all’Agenzia delle Entrate deve essere il contribuente stesso. L’omesso invio della dichiarazione dei redditi costituisce una violazione tributaria che, contrariamente a quanto si pensa, non implica (salvo eccezioni) conseguenze penali, ma solo sul piano amministrativo: tradotto in parole semplici, scatta una sanzione economica. C’è però la possibilità di correre ai ripari: se ci si attiva entro 90 giorni dalla scadenza, le conseguenze son meno gravi. Ma procediamo con ordine e vediamo che rischia chi dimentica di fare la dichiarazione dei redditi.

Chi deve presentare la dichiarazione dei redditi?

Gli imprenditori, gli artisti e i professionisti devono sempre presentare la dichiarazione dei redditi, anche se nel periodo considerato non hanno conseguito redditi. Anche i dipendenti, come detto, presentano la dichiarazione dei redditi se sono titolari di altre fonti di guadagno oltre allo stipendio.

Chi non deve presentare la dichiarazione dei redditi?

Sono esonerati dal presentare la dichiarazione dei redditi i contribuenti che hanno conseguito redditi per i quali è dovuta un’imposta non superiore a 10,33 euro, calcolata sottraendo all’imposta lorda le detrazioni (per carichi di famiglia, per redditi di lavoro dipendente, pensione e/o altri redditi) e le ritenute operate. A tal fine, dunque, non basta far riferimento solo all’importo da versare a saldo.

Se l’imposta è superiore, si è comunque esonerati se si conseguono esclusivamente i redditi elencati nella prima riga della tabella seguente oppure, al ricorrere di certe condizioni, i redditi indicati nelle righe successive (ove sono indicate le condizioni).

Come si presenta la dichiarazione dei redditi?

La dichiarazione dei redditi deve essere redatta, a pena di nullità, sui modelli approvati dal Ministero (prelevabili gratuitamente in formato elettronico, connettendosi al sito dell’Agenzia delle Entrate).

La dichiarazione deve essere presentata in via telematica direttamente o tramite intermediari abilitati (ad esempio, caf e commercialisti). In casi eccezionali è ancora possibile presentare la dichiarazione in forma cartacea, come nel caso in cui bisogna presentare la dichiarazione per conto di soggetti deceduti.

Per quanto tempo va conservata la dichiarazione dei redditi?

La prova dell’invio della dichiarazione dei redditi e i relativi documenti allegati vanno conservati per 5 anni dall’anno di presentazione. In particolare il contribuente deve conservare:

  • certificazioni dei sostituti d’imposta per ritenute subite;
  • documenti probatori dei crediti d’imposta;
  • documenti probatori dei versamenti eseguiti con riferimento alla dichiarazione;
  • documenti giustificativi degli oneri deducibili o detraibili;
  • ogni altro documento previsto dalla dichiarazione.

Quando presentare la dichiarazione dei redditi?

La dichiarazione dei redditi, dal 2018, va presentata entro il 31 ottobre dell’anno successivo a quello cui i redditi si riferisco (per quelle precedenti la scadenza era il 30 settembre). L’invio si considera tempestivo se trasmesso nel termine predetto anche se dopo la dichiarazione dovesse essere scartata dal servizio telematico per la presenza di errori.

La dichiarazione si considera presentata nel giorno in cui è trasmessa all’Agenzia delle Entrate, mentre la prova della presentazione è data dalla comunicazione dell’Agenzia delle Entrate attestante l’avvenuto ricevimento.

Che succede se nella dichiarazione dei redditi c’è un errore?

È possibile rimediare all’errore entro 90 giorni dalla scadenza della dichiarazione dei redditi. In tal caso bisogna versare una sanzione in misura ridotta contestualmente all’invio della dichiarazione. In tal caso la successiva dichiarazione viene considerata tardiva, ma ugualmente valida.

Che succede se invio tardi la dichiarazione dei redditi

Come abbiamo detto, se la dichiarazione dei redditi viene presentata entro 90 giorni dalla scadenza ordinaria, essa si considera valida a tutti gli effetti. In tal caso scatta una sanzione amministrativa in misura fissa di 250 euro (resta ferma la sanzione per omesso versamento laddove alla tardività della dichiarazione si accompagni anche un carente o tardivo versamento delle tasse emergente dalla dichiarazione stessa).

Dopo il termine dei 90 giorni, che coincide con il 29 dicembre di ogni anno, la dichiarazione, anche se inviata telematicamente, resta irrimediabilmente omessa [1]. Questo non toglie però che il contribuente – se non è già giunto un controllo (cosa alquanto improbabile) – può correre ai ripari, ad esempio con il «ravvedimento operoso» e ridurre l’ammontare delle sanzioni.

Quali sanzioni in caso di dichiarazione omessa?

Come abbiamo detto, se la dichiarazione dei redditi viene presentata nei primi 90 giorni c’è solo una sanzione di 250 euro.

Se invece viene presentata successivamente ma prima della scadenza del termine di presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo (purché nel frattempo non siano stati avviati accertamenti) la sanzione va da 150 euro a 500 euro in assenza di debito d’imposta.

Ravvedimento operoso

L’omessa presentazione della dichiarazione può essere sanata solo entro il termine di 90 giorni dalla scadenza originaria, presentando la dichiarazione e versando contestualmente la relativa sanzione di € 25 (1/10 di 250 euro).

  • In caso di ravvedimento operoso oltre 90 giorni, la sanzione irrogabile è pari al 90% della maggiore imposta dovuta da ravvedere con riduzione a 1/8, 1/7, 1/6 o 1/5 a seconda del momento di ravvedimento
  • dichiarazione periodica prescritta in materia di Iva, se questa viene presentata con ritardo non superiore a trenta giorni.

Come pagare le sanzioni per omessa dichiarazione?

La sanzione legata all’invio della dichiarazione tardiva deve essere pagata con il modello F24, codice tributo 8911.

note

[1] Art. 2, comma 7, del Dpr 2 luglio 1998, n. 322: sono considerate valide le dichiarazioni presentate entro novanta giorni dalla scadenza del termine, salva restando l’applicazione delle sanzioni amministrative per il ritardo. Le dichiarazioni presentate con ritardo superiore a novanta giorni si considerano omesse, ma costituiscono, comunque, titolo per la riscossione delle imposte dovute in base agli imponibili in esse indicati e delle ritenute indicate dai sostituti d’imposta.

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