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Società di consulenza: si può condividere il report senza consenso?

6 gennaio 2018


Società di consulenza: si può condividere il report senza consenso?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 gennaio 2018



Sono cliente di una società di consulenza finanziaria, che circa ogni 2 mesi invia un report sulla view di mercato unita a ribilanciamento del portafoglio. Vorrei condividere queste informazioni gratuitamente tramite un gruppo telegram con degli amici, ovviamente la società non ne sa niente. Cosa rischio sul piano civile e penale se dovessero venire a saperlo?

È molto probabile che la condotta in questione possa integrare gli estremi di un reato, con conseguente obbligo di risarcimento del danno a favore della società di consulenza.

Il report che inviano al lettore è giustificato dal rapporto tra società e cliente: destinatario della prestazione, quindi, è soltanto il lettore. Pertanto, la consulenza è quasi certamente protetta da copyright. Il diritto d’autore si compone di due aspetti: uno morale ed uno patrimoniale. Il secondo, in particolare, consiste nel diritto esclusivo di utilizzare economicamente l’opera in ogni forma e modo, ed attribuisce al suo titolare una serie di facoltà, quali la riproduzione, la messa in commercio, la distribuzione, ecc. In mancanza di consenso esplicito da parte dell’autore che ne autorizzi l’utilizzo non è perciò consentito appropriarsi di un’opera e diffonderla, anche quando la stessa è già presente in internet.

Normalmente su queste opere è riportato a chiare lettere il divieto di diffondere il materiale senza previo consenso dell’autore. Una delle diciture più diffuse sulle versioni online suona più o meno così: « È consentita la stampa o la copia esclusivamente per uso personale. Riproduzione vietata con qualsiasi mezzo analogico o digitale senza il consenso scritto».

Sulle copie digitali, poi, è inserito espressamente il nome del destinatario. Comunque, anche se non vi fosse questa didascalia, il divieto sarebbe comunque implicito.

La legge sul diritto d’autore (l. n. 633/1941) punisce con la multa da euro 51 a euro 2.065 chiunque, senza averne diritto, a qualsiasi scopo e in qualsiasi forma, riproduce, trascrive, recita in pubblico, diffonde, vende o mette in vendita o pone altrimenti in commercio un’opera altrui o ne rivela il contenuto prima che sia reso pubblico, ovvero mette a disposizione del pubblico, immettendola in un sistema di reti telematiche, mediante connessioni di qualsiasi genere, un’opera dell’ingegno protetta, o parte di essa. La pena è della reclusione fino ad un anno o della multa non inferiore a euro 516 se i fatti sono commessi sopra un’opera altrui non destinata alla pubblicazione, ovvero con usurpazione della paternità dell’opera, con deformazione, mutilazione o altra modificazione dell’opera medesima, qualora ne risulti offesa all’onore od alla reputazione dell’autore. Le pene diventano più severe (dai sei mesi ai tre anni di reclusione) se con le suddette attività si persegue uno scopo di lucro (art. 171-ter, l. n. 633/41).

Poiché costituisce illecito penale, la parte lesa (in questo caso, la società che vanta il diritto di autore sulla propria analisi) potrà chiedere al lettore il risarcimento del danno, la cui quantificazione toccherà alla società stessa determinare. Inoltre, potrà essere esperita la tutela inibitoria, volta a far cessare il comportamento illecito.

Diversamente, se il report fosse liberamente (cioè gratuitamente) consultabile e scaricabile online (ad es., in formato pdf), non si ravviserebbe alcuna violazione.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva


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