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Processo penale: spese legali e reato perseguibile d’ufficio

6 gennaio 2018


Processo penale: spese legali e reato perseguibile d’ufficio

> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 gennaio 2018



Due anni fa ho ricevuto una denuncia penale da parte del mio vicino per via di problemi legati al mio cane. Dopo le indagini ho ricevuto la comunicazione di colpevolezza. Pochi mesi fa è stata emessa nel processo la sentenza che il reato non sussiste. Il mio avocato mi ha detto che quando il reato è perseguibile d’ufficio, l’imputato non può recuperare le spese legali sostenute per la propria difesa. È corretto?

La legge, in generale, prevede che ciascun cittadino possa (o debba, se si tratta di cause penali) farsi assistere da un difensore che è tenuto, sempre, a retribuire per l’attività svolta. Unica eccezione a tale regola vige nel processo penale nel quale, proprio perché la difesa è obbligatoria, chi ha bisogno di un avvocato (e non ha la capacità economica di sopperire alle spese, in quanto il suo reddito non supera gli € 11.528,41), può presentare una richiesta di accesso al gratuito patrocinio (ovvero patrocinio a spese dello Stato). In presenza di tutti i requisiti, sarà lo Stato (e non l’imputato) a pagare l’avvocato.

Fatta questa premessa generale, ne discende che (salvi i casi di gratuito patrocinio), l’indagato o imputato dovrà sempre sopportare le spese legali, anche in caso di assoluzione.

Sarà possibile ottenere il rimborso delle spese legali dalla ‘parte avversaria’ solo nel caso in cui il processo abbia avuto ad oggetto un reato procedibile a querela di parte (non anche nel caso di reati procedibili d’ufficio).

In realtà la ragione è abbastanza intuitiva, nel senso che la parte che sporge querela sarà condannata a risarcire il danno al querelato assolto in quanto, senza quella querela il processo non sarebbe stato mai celebrato. Al contrario, nel caso di reato procedibile d’ufficio, a prescindere dall’origine del procedimento, esso ha seguito il suo corso per volontà esclusiva dello Stato (seppur concludendosi con una sentenza di assoluzione del soggetto querelato), per cui nessuna condanna può esservi per il querelante.

A riprova di questa differenza milita l’art. 542 cod. proc. pen. che prevede espressamente che in caso di assoluzione dell’accusato (perchè il fatto non sussiste o perchè l’imputato non lo ha commesso), il querelante possa essere condannato al rimborso delle spese legali (oltre che ad un risarcimento del danno).

Purtroppo, nel caso specifico, trattandosi di reato perseguibile d’ufficio, effettivamente le spese legali spettano al lettore e non a chi l’ha denunciato.

Quanto, infine, all’onorario dell’avvocato, si precisa che quest’ultimo non è vincolato a tariffe specifiche ma solo a dei parametri che vanno da un minimo ad un massimo.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Sabina Coppola

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