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Lo sai che? Cessione del contratto di lavoro da una Srl a una Sas

Lo sai che? Pubblicato il 6 gennaio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 6 gennaio 2018

È lecita la cessione di contratto di lavoro fra una Srl e una Sas? Entrambe le aziende presentano assetti societari collegati, in quanto i soci e il L.R. sono i medesimi in entrambe le aziende. La soluzione proposta è che si possa procedere con la cessione di contratto (verranno mantenute tutte le condizioni contrattuali previgenti in quanto entrambe le aziende applicano il medesimo CCNL) poiché nonostante la coincidenza societaria si tratta di due entità giuridiche differenti.  Si procederà quindi con la sottoscrizione, se accettata, da parte del lavoratore del contratto di cessione.

Nel rispondere al quesito occorre innanzitutto dire che la cessione di un contratto di lavoro è sicuramente possibile.

Da ciò che emerge leggendo la richiesta di consulenza la prospettata cessione di contratto non avverrebbe nell’ambito e come conseguenza di una cessione di azienda o di un suo ramo (in quel caso la cessione dei contratti di lavoro sarebbe addirittura imposta dalla legge e cioè dall’articolo 2112 del codice civile).

Tuttavia nel caso prospettato dal lettore, dove pare mancare la cessione di azienda o di un suo ramo, la cessione del contratto di lavoro è comunque sicuramente lecita ed è disciplinata innanzitutto dall’articolo 1406 del codice civile (in tal senso si è espressa la Corte di Cassazione con sentenza n. 5.062 del 24 novembre 1989).

La norma da ultimo citata, che è quella che disciplina in generale la cessione del contratto, prevede la possibilità che uno dei contraenti (nel caso specifico il datore di lavoro) possa cedere ad un terzo il contratto a condizione che l’altro contraente (il dipendente) acconsenta alla cessione e che il contratto nei suoi elementi essenziali resti immutato.

Il consenso del lavoratore, perciò, è il requisito indispensabile affinché la cessione del contratto di lavoro sia conforme alla legge (in tal senso Tribunale di Milano, sentenza del 16 febbraio 2007): si tenga presente che l’eventuale dissenso del lavoratore dovrebbe essere espresso in modo esplicito e tempestivo (impugnando il provvedimento) e che costituirebbe consenso esplicito alla cessione anche semplicemente il fatto di iniziare a lavorare per il nuovo datore di lavoro senza esprimere e

manifestare alcuna contestazione.

Chiaramente nel caso di specie un problema di dissenso del lavoratore rispetto alla cessione del contratto non si porrà se, come si evidenzia nel quesito, il lavoratore sottoscriverà per accettazione il contratto di cessione.

Si suggerisce, in ogni caso, di valutare l’opportunità di sottoporre la cessione del contratto alla procedura di certificazione (non obbligatoria comunque) prevista dal decreto legislativo n. 276 del 2003 (e successive modifiche): trattasi di procedura che sottopone l’accordo contrattuale alla valutazione di una commissione costituita presso gli organi individuati dall’articolo 76 del decreto stesso.

La certificazione finale che la commissione rende non è altro che un’attestazione della conformità alla legge del contratto da concludersi o già in essere: si tratta, quindi, di una certificazione finalizzata a ridurre al minimo le possibilità che sul contratto concluso o da concludersi possa nascere contenzioso.

Infine, come adempimento imposto dalla legge c’è anche la compilazione e l’invio (attraverso le modalità telematiche dei servizi per l’impiego) del modello Vardatore che deve essere obbligatoriamente compilato e inviato, da parte del cessionario (cioè del datore che prende in carico, per effetto della cessione, i contratti di lavoro) nel termine di cinque giorni dalla data di operatività della cessione.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte


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