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Autorizzazioni per aprire un parcheggio a pagamento

14 febbraio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 febbraio 2018



Quali sono i permessi necessari per avviare un’autorimessa, i requisiti e gli obblighi del titolare. Si può aprire in qualsiasi punto della città?

È ormai un’abitudine per gli automobilisti fare più giri di una trottola per trovare un parcheggio libero. Oltretutto, nella maggior parte delle città, sono quasi tutti a pagamento: i Comuni, pur di racimolare qualche soldo in più, si sono armati di pennello blu ed hanno ricolorato le vecchie strisce bianche per trasformare gli spazi gratuiti in spazi ad ore.

Pagare per pagare, molti automobilisti preferiscono risparmiare almeno un po’ di tempo e andare direttamente sul sicuro, lasciando l’auto in un parcheggio a pagamento. Il che significa che aprire un’autorimessa può essere un’attività interessante e redditizia.

Ma quali autorizzazioni servono per aprire un parcheggio a pagamento? E a chi vanno chieste?

Cosa devo fare per aprire un parcheggio a pagamento?

Il primo passo da fare per avviare un’autorimessa, prima ancora di chiedere le dovute autorizzazioni per aprire un parcheggio a pagamento, è quello della scelta dei locali. Non solo decidere le dimensioni, se si vuole un parcheggio ad un solo piano oppure a più livelli, ma anche dei locali che abbiano la giusta destinazione d’uso. I locali, dunque, devono essere adatti a questo tipo di attività e trovarsi in un punto della città previsto a questo scopo dal Piano regolatore.

L’interlocutore, a questo proposito, sarà il Comune di riferimento. Al quale, al momento di cominciare con le pratiche e chiedere le autorizzazioni per aprire un parcheggio a pagamento, occorrerà chiedere anche la concessione per lo sfruttamento del suolo pubblico in base alla normativa in vigore [1]. Questa concessione dovrà anche rispettare quanto determinato dalla legge in materia di prevenzione di incendi, aspetto fondamentale quando si vuole aprire un parcheggio a pagamento che contiene decine di macchine.

Successivamente, si passa alla richiesta della licenza. Per ottenerla, servono questi requisiti:

  • la fedina penale pulita: non si devono avere, infatti, delle condanne;
  • il certificato antimafia;
  • i certificati di destinazione urbanistica dei locali scelti per avviare l’autorimessa.

Infine, l’ultima autorizzazione necessaria per aprire un parcheggio a pagamento è la segnalazione certificata di inizio attività (la Scia, da richiedere sempre presso il Comune in cui si intende avviare l’autorimessa).

Il Comune, entro cinque giorni, trasmette la copia della denuncia di inizio attività al Prefetto, il quale si pronuncia entro 60 giorni.

Quando questa segnalazione viene approvata, si potrà cominciare a far entrare le macchine nel parcheggio a pagamento.

A quale legge fanno capo i parcheggi a pagamento?

Chi vuole chiedere le autorizzazioni per aprire un parcheggio a pagamento e, quindi, avviare questo tipo di attività, deve far riferimento al decreto presidenziale che disciplina il settore [1] e che contiene il regolamento «recante semplificazione del procedimento di autorizzazione per l’esercizio di attività di rimessa di veicoli e degli adempimenti richiesti agli esercenti autorimesse».

Da tenere in considerazione anche il decreto sulle norme tecniche di prevenzione degli incendi [2].

Orario parcheggio a pagamento: serve l’autorizzazione?

Sarà sempre il Comune a stabilire quali possono essere gli orari di apertura di un parcheggio a pagamento e, quindi, a rilasciare la relativa autorizzazione. Il sindaco, dunque, insieme al responsabile del settore commercio e attività produttive, forma l’apposita ordinanza in cui vengono indicati i limiti degli orari di apertura e di chiusura (non prima di una certa ora per alzare la prima stanga e non più tardi di una certa ora per lasciarla ferma).

Bisogna annotare le macchine che entrano nel parcheggio a pagamento?

Il citato decreto presidenziale stabilisce che chi decide di aprire un parcheggio a pagamento ha l’obbligo, una volta avviata l’attività, di annotare su apposita ricevuta, valida ai fini tributari, le date di ingresso e di uscita, la marca, il modello, il colore e la targa di ciascun veicolo. In altre parole: tanti ne entrano, tanto tempo rimangono nel parcheggio, tanto si incassa, tanto bisogna pagare di tasse.

Da questo registro sono esonerate le auto che rimangono occasionalmente nel parcheggio nei limiti di due giorni e quelle che vengono ricoverate con contratto di custodia.

La legge consente l’annotazione anche con uno strumento informatico (un computer, per intenderci).

Posso aprire un parcheggio a pagamento nella mia proprietà?

Se un cittadino qualunque possiede un pezzo di terreno di certe dimensioni in città (anche un’area all’aperto) può chiedere le autorizzazioni per aprire un parcheggio a pagamento? Certamente. Purché, però, rispetti i vincoli ed abbia i requisiti elencati in precedenza. Quindi, l’area sulla quale vuole avviare l’autorimessa deve avere l’opportuna destinazione d’uso in base al Piano regolatore comunale. Il privato cittadino, poi, dovrà chiedere tutti gli altri permessi (Scia, licenza, ecc.).

note

[1] DPR n. 480/2001.

[2] Min. Interno, decreto del 21.02.2017.

Autore immagine: Pixabay.com


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