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Tasse: quante e quali paghiamo

7 gennaio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 gennaio 2018



Quanto paghiamo al Fisco? Quali sono le tasse più care? E le più strane? Dall’imposta sul rumore degli aerei a quella sulla birra, ecco le 100 tasse italiane.

Sapete quanto paghiamo a testa di tasse in Italia? Circa 8.000 euro distribuiti in 100 imposte. Vi sembrano pochi? Eppure, secondo gli ultimi dati disponibili in mano alla Cgia di Mestre (tra i più noti osservatori economici del nostro Paese) è così. A dire il vero, bisogna aggiungere i contributi previdenziali. In questo caso, la cifra sale a 12.000 euro. Sapete quanto ha incassato lo Stato di tasse negli ultimi 20 anni? L’80% in più, quasi il doppio dell’inflazione che, nello stesso periodo, è aumentata del 43%.

Volete anche sapere qual è la tassa più cara? E la più odiata dai cittadini e dalle imprese? Oppure quella più stravagante? Vi raccontiamo tutto.

Quanto paghiamo di tasse in Italia?

Dicevamo che nel nostro Paese ci sono 100 tasse, dieci delle quali concentrano la maggior parte del gettito fiscale: oltre 421 miliardi di euro che equivalgono a circa l’85% del totale. E quant’è questo totale? Secondo gli ultimi dati a disposizione, quasi 500 miliardi di euro.

Quali sono le tasse più alte in Italia?

Quali sono quelle 10 tasse che tanto ci costano? Al primo posto c’è l’Irpef che, da sola, raccoglie quasi il 34% del totale. Un terzo, insomma. A ruota – anche se con un certo distacco – non poteva che seguire l’Iva, circa il 20% del totale. Se ne deduce che Irpef e Iva rappresentano la metà delle tasse pagate dagli italiani.

Completa il podio l’Ires, cioè l’imposta sul reddito delle società: «Appena» (considerato l’ammontare di Irpef e Iva) il 6,5%. Ma, comunque, è quella che pesa di più sulle aziende.

La top ten delle tasse più care in Italia si completa (nell’ordine) con: l’imposta regionale sulle attività produttive (Irap), l’imposta sugli oli minerali e derivate, l’Imu (sesto posto con il 4% sul totale), l’imposta sull’energia elettrica e oneri di sistema sulle fonti rinnovabili, l’addizionale regionale Irpef, le ritenute sugli interessi e su altri redditi di capitale e, infine, l’imposta sui tabacchi.

Quante tasse paghiamo in Italia?

L’abbiamo detto all’inizio: in Italia si pagano 100 tasse. Molte di queste, senza nemmeno saperlo (o senza nemmeno pensarci).

Come spiegato poco fa, la più elevata è l’Irpef, mentre l’Iva è la tassa che si paga tutti i giorni (basta comprare anche un pacchetto di caramelle o prendere un caffè al bar). La più odiata dalle aziende sembra essere l’Irap, anche se l’Ires costa di più. Mentre quelle che proprio ai cittadini non va giù sono l’Imu e la Tasi.

Sicuramente, quelle elencate sono tra le più conosciute insieme al bollo auto, al canone Rai, alla cedolare secca sugli affitti, all’addizionale comunale sull’Ipef, alle tasse scolastiche e universitarie o all’imposta di bollo. Ma nel lungo elenco delle 100 tasse pagate in Italia ci sono alcune degne di nota, perché particolarmente sconosciute o, come dicevamo all’inizio, stravaganti.

Merita un premio speciale l’imposta regionale sulle emissioni sonore degli aeromobili. Si chiama Iresa ed è una sorta di «tassa sul rumore degli aerei». Dal 2013 si paga in Campania e Lazio (attualmente anche in Piemonte) e costa alle compagnie aeree (compresi gli operatori di aerotaxi o di altre attività certificate dall’Enac) un massimo di 50 centesimi per tonnellata per aeromobile, ai quali si aggiungono altri parametri in base all’orario in cui l’aereo fa rumore, cioè se decollano e atterrano durante il giorno o a notte fonda.

In Italia si paga dagli anni ‘50 anche una tassa sui gas incondensabili. E che saranno mai? Si tratta semplicemente di metano, etano o idrogeno che (per dirla in parole semplici), nel processo eseguito nelle raffinerie lavorando il petrolio, non si condensano. Ecco, non solo c’è la tassa ma anche la sovraimposta di confine sui gas incondensabili. Qualche decina di milioni di euro al mese la porta nelle casse dello Stato.

Che ci fosse una tassa sui superalcolici lo sapevamo (avete presente il bollino che si trova sul tappo?). Ma forse non tutti sanno che c’è anche un’imposta sulla birra e anche la sovraimposta di confine sulla stessa bevanda. Come c’è anche sui fiammiferi, sui sacchetti di plastica biodegradabili e sugli spiriti (i superalcolici, appunto).

Paghiamo un contributo per il Sistri, cioè per il sistema informatizzato di controllo della tracciabilità dei rifiuti speciali sul territorio nazionale e dei rifiuti urbani della Campania. Chi cerca un’alternativa alle sigarette paga l’imposta di consumo sui prodotti succedanei dei prodotti da fumo (altro non è che una tassa sulle sigarette elettroniche).

C’è la tassa di ancoraggio, riservata alle navi che devono sostare in un porto. Un’altra sull’emissione di anidride solforosa e di ossidi di azoto. Un’altra ancora sulla numerazione e bollatura di libri e registri contabili. E, per non farci mancare nulla, abbiamo anche un’imposta sulle riserve matematiche di assicurazione. Sapete che cos’è? Si tratta dell’importo che deve essere accantonato dalla compagnia assicurativa per fronteggiare gli obblighi futuri assunti verso gli assicurati che hanno sottoscritto una polizza del ramo vita.

E così fino a 100.

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