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Lo sai che? Ipertensione per lavoro a turni: è causa di servizio?

Lo sai che? Pubblicato il 5 gennaio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 5 gennaio 2018

Causa di servizio: la correlazione tra l’ipertensione e lo stress causato dal lavoro a turni non è automatica ma deve essere accertata nel caso concreto.

Non è scientificamente provato che l’ipertensione possa essere sempre e comunque correlata all’organizzazione in turni del lavoro. Si tratta di un accertamento da effettuare caso per caso. Il dipendente che voglia ottenere l’indennizzo per causa di servizio deve quindi dimostrare in concreto tale correlazione.

È quanto precisato da una recente sentenza del Consiglio di Stato [1].

Quando c’è causa di servizio?

È considerata dipendente da causa di servizio qualsiasi lesione o infermità temporanea o permanente o aggravamento di infermità o lesioni preesistenti, compresa la morte, purché sussista un nesso causale tra il lavoro e l’infermità riscontrata.

La causa di servizio dà diritto ad un equo indennizzo, cioè un’indennità “una tantum” di entità variabile a seconda della gravità della malattia e commisurata alle funzioni oltre che al livello retributivo del richiedente al momento della presentazione della domanda.

Si ricorda che il riconoscimento della dipendenza di causa di servizio è prevista esclusivamente per i seguenti lavoratori:

  • i militari delle forze armate e dei corpi ad ordinamento militare
  • le forze di polizia, compresa quella penitenziaria e del corpo forestale dello Stato
  • i vigili del fuoco

Lavoro a turni: ipertensione e causa di servizio?

La letteratura medico-scientifica sostiene che lo stress causato dal lavoro a turni può avere degli effetti negativi sul sistema cardiovascolare, sia attraverso meccanismi diretti che indiretti, causando una disincronicizzazione dei ritmi crono biologici ed una perturbazione della vita di relazione. La correlazione può quindi esserci, ma deve essere dimostrata.

Non vi è infatti, dal punto di vista medico-scientifico, una rigorosa corrispondenza biunivoca o, comunque, una indefettibile relazione causale tra il lavoro implicante turnazione e l’eziopatogenesi dell’ipertensione. Ne consegue che il giudizio del Comitato di verifica che si sia attenuto alle tesi scientifiche più accreditate, valutando con precisione il caso concreto e fornendo le ragioni del diniego della causa di servizio è ineccepibile. A meno che, il dipendente non riesca a provare che la patologia sia l’effetto del servizio in concreto prestato e a smentire il giudizio del Comitato.

Se dagli atti di causa non risulta l’esistenza di un legame eziologico tra il lavoro a turno e l’insorgere – o anche il mero aggravarsi – della patologia ipertensiva, secondo i giudici “è un mero teorema” che dal lavoro a turni consegua sempre e comunque l’insorgere dell’ipertensione [2].

Contestazione accertamenti medici causa di servizio

Il Consiglio di Stato ha richiamato il consolidato orientamento giurisprudenziale [3] secondo cui gli accertamenti sulla dipendenza da causa di servizio, anche in relazione all’equo indennizzo, rientrano nella discrezionalità tecnica della Commissione medica, che perviene alle relative conclusioni assumendo a base le cognizioni di scienza medica e specialistica.

Di conseguenza, il sindacato giurisdizionale su tali decisioni è ammesso esclusivamente nelle ipotesi di:

  •  vizi logici desumibili dalla motivazione degli atti impugnati dai quali si evidenzi la inattendibilità metodologica delle conclusioni cui è pervenuta l’amministrazione
  • irragionevolezza manifesta
  • palese travisamento dei fatti
  • omessa considerazione di circostanze di fatto tali da poter incidere sulla valutazione finale
  • non correttezza dei criteri tecnici.

Dunque, i pareri resi dal Comitato di verifica, in quanto assunti in conseguenza di valutazioni medico – scientifiche, costituiscono discrezionalità tecnica, sindacabile solo nei casi sopra evidenziati, per illogicità o travisamento dei fatti.

note

[1] Cons. Stato, sent. del 29.12.2017.

[2] Cons. Stato, sent. n. 1234/2015.

[3] Cons. Stato, sent. n. 1454/2014.


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