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Professionisti, come scaricare le spese per il carburante

4 gennaio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 gennaio 2018



Cambiano le regole per dedurre i costi del rifornimento per i titolari di partita Iva.

Dal 1° luglio 2018 l’unico modo per scaricare le spese per il carburante sarà effettuare il pagamento attraverso carte di credito, carte di debito o carte prepagate: è quanto stabilito dalla legge di Bilancio 2018 [1], al fine di contrastare frodi ed evasioni.

Inoltre, dalla stessa data, gli acquisti di carburante effettuati presso gli impianti stradali di distribuzione da parte di chi ha la partita Iva  devono essere documentati con la fattura elettronica: viene dunque a cadere l’esenzione dall’obbligo di certificazione delle operazioni per le cessioni di carburante [2], esenzione che resta solo per le operazioni effettuate nei confronti dei consumatori finali.

Cambiano dunque, per i professionisti, le modalità per dedurre i costi relativi al rifornimento del proprio veicolo, e si mandano di fatto in soffitta i contanti e le schede carburante: i pagamenti in contanti, accompagnati dalle schede carburante, possono comunque essere effettuati sino al 30 giugno 2018.

Ma facciamo un po’ di chiarezza, e vediamo in che modo possono essere scaricate dal professionista le spese per l’acquisto di carburante.

Quali spese per il carburante si possono dedurre

Innanzitutto va chiarito che non tutti gli acquisti di carburante possono essere dedotti dal reddito del professionista, ma solo quelli per il rifornimento del veicolo utilizzato nell’esercizio della professione (anche se non è necessario che il veicolo risulti intestato al professionista, ad esempio nelle ipotesi di noleggio o leasing).

A questo proposito, bisogna ricordare che le spese relative all’auto, o al diverso veicolo, del professionista, non sono deducibili dal reddito al 100%, ma nella misura del 20%, mentre l’Iva può essere detratta nella misura del 40%. Questi limiti di deducibilità e detraibilità non valgono soltanto per l’acquisto del mezzo di trasporto, ma anche per le spese di manutenzione e di rifornimento.

In pratica, i costi della benzina o del gasolio non possono essere interamente sottratti dal reddito, ma può essere dedotto solo il 20%, mentre l’Iva può essere detratta nella misura del 40%.

Come si utilizza la scheda carburante

La scheda carburante è il documento che dimostra l’acquisto del carburante stesso.

Perché il costo del carburante possa essere dedotto bisogna indicare nella scheda:

  • i dati anagrafici e il numero di partita Iva di chi acquista il carburante;
  • la data dell’acquisto del carburante;
  • la marca ed il modello del mezzo, nonché il numero di targa;
  • i dati anagrafici del venditore comprensivi di partita Iva;
  • la quantità di carburante acquistato con il relativo prezzo;
  • la firma ed il timbro aziendale del venditore;
  • il numero dei Km percorsi dal mezzo.

Se la scheda carburante non è compilata correttamente e in tutti i suoi elementi, il costo della benzina non può essere scaricato dalle tasse.

Acquisto del carburante con le carte di credito

La scheda carburante non è necessaria se l’acquisto è effettuato esclusivamente con carte di credito, carte di debito o carte prepagate, se emesse da operatori finanziari soggetti all’obbligo di comunicazione. Come anticipato, peraltro, l’acquisto con questi strumenti, dal 1° luglio 2018, sarà l’unico che darà diritto a dedurre le spese di rifornimento.

L’acquisto in contanti non sarà vietato, ma impedirà di scaricare i costi del carburante.

Per quanto riguarda le modalità di utilizzo delle carte per l’acquisto di carburante, perché sia garantita la detrazione dell’Iva e la deducibilità dei costi il mezzo elettronico di pagamento deve:

  • essere rilasciato da un operatore finanziario soggetto all’obbligo di comunicazione all’anagrafe tributaria;
  • essere intestato al soggetto che esercita l’attività economica.

Secondo il decreto Sviluppo [3] (la norma che ha previsto la possibilità di esonerare dalla tenuta delle schede carburante chi paga con la carta), le ricevute dei pagamenti effettuati con la carta elettronica devono contenere tutti gli elementi per l’individuazione dell’acquisto quali, ad esempio, la data e il soggetto presso il quale è effettuato il rifornimento, nonché l’ammontare del relativo corrispettivo. Dal 1° luglio 2018, comunque, i rifornitori dovranno emettere la fattura elettronica.

È possibile utilizzare la carta elettronica per effettuare anche altre spese, purché il pagamento del rifornimento avvenga con una transazione distinta. Non possono essere considerate moneta elettronica le carte fedeltà, anche se utilizzate per il pagamento.

Queste indicazioni previste dal decreto Sviluppo e dal documento di prassi, ad ogni modo, potrebbero essere disattese dal provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate che dovrà essere adottato a seguito dell’entrata in vigore della legge di Bilancio 2018. Secondo quanto previsto nella finanziaria [4], difatti, potrebbero essere previste dall’Agenzia nuovi mezzi per provare l’acquisto del carburante.

Fattura elettronica emessa dal distributore

In ogni caso, per gli acquisti di carburante effettuati dai titolari di partita Iva, il rifornitore sarà obbligato, dal 1° luglio 2018, ad emettere fattura elettronica. È dunque molto probabile che gli elementi per l’individuazione dell’acquisto saranno riportati all’interno della fattura elettronica stessa.

note

[1] Art.164, Co.1bis, Tuir.

[2] Art.2 Lett.b Dpr 696/1996.

[3] Dl 70/2011.

[4] Art.1, Co.923, L.205/2017.

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