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Eredità: cosa cambia dopo la parità tra figli naturali e legittimi

29 Novembre 2012
Eredità: cosa cambia dopo la parità tra figli naturali e legittimi

Con la nuova legge che elimina le differenze tra figli legittimi e naturali muteranno di conseguenza anche le differenze nel trattamento successorio.

Sino a ieri, la principale differenza tra figli naturali e figli legittimi consisteva nell’attribuzione, ai primi, del cosiddetto diritto di commutazione: in parole povere, se un genitore lasciava alla sua morte sia dei figli naturali che dei figli legittimi, questi ultimi potevano “riscattare” i beni ereditati dai primi, offrendo loro il controvalore in denaro [1].

Ebbene, la riforma di due giorni fa che ha cancellato la categoria dei figli naturali, si è però dimenticata di abrogare questa norma [1] dal nostro ordinamento. Nel silenzio della legge, tuttavia, si deve comunque ritenere che il predetto diritto di commutazione abbia ugualmente perso efficacia e valore e quindi di fatto sia stato cancellato. Né potrebbe essere diversamente, atteso che ormai il codice civile non distingue più tra figli naturali e figli legittimi, ma parla semplicemente di “figli”.

La conseguenza è che tutti i figli, siano essi nati dentro o fuori il matrimonio, concorreranno per quote uguali al momento del decesso del genitore.

Altro punto toccato dalla riforma è la successione tra fratelli legittimi e fratelli naturali. Se prima della riforma i fratelli naturali e i fratelli legittimi non erano considerati tra loro parenti e pertanto non potevano succedere l’uno all’altro, oggi questa regola è venuta meno. Adesso, si dovrebbe ritenere – almeno ad un primo approccio alla riforma e salva la lettura delle norme transitorie – che il fratello naturale potrà concorrere all’eredità del fratello nato dallo stesso genitore, ma dentro il matrimonio, qualora quest’ultimo muoia prima (e non abbia lasciato figli). E viceversa.

 


note

[1] Art. 537 cod. civ.


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