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Lavorare con la pensione d’inabilità, è possibile?

4 Gennaio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 Gennaio 2018



Pensione d’inabilità a proficuo lavoro, assoluta o alle mansioni: quando è possibile svolgere una nuova attività?

Ti è stata riconosciuta la pensione d’inabilità ma vorresti avviare una nuova attività lavorativa, o accettare una proposta di lavoro? Non sempre questo ti è vietato: l’incompatibilità della pensione d’inabilità con lo svolgimento di una nuova attività lavorativa, infatti, vale soltanto nel caso in cui la pensione sia riconosciuta per assoluta e permanente inabilità a qualsiasi attività lavorativa. In pratica, ti è vietato un nuovo lavoro soltanto se sei titolare di una pensione di inabilità riconosciuta ai sensi della legge Dini [1].

In questi casi, dato che la prestazione è caratterizzata dall’assoluta impossibilità di prestare attività lavorativa, il suo riconoscimento non è compatibile con nessun tipo di attività, che si tratti di lavoro autonomo, parasubordinato o dipendente, saltuario o meno. Inoltre la concessione della pensione comporta l’obbligo della cancellazione da elenchi, albi o ordini relativi a mestieri arti o professioni.

Se, però, la pensione è stata riconosciuta a seguito di inabilità alle mansioni e a proficuo lavoro, questo divieto non opera, ma vi sono dei limiti di cumulo tra il reddito da lavoro e il reddito derivante dalla pensione.

Ma procediamo per ordine e vediamo in quali casi è possibile lavorare con la pensione d’inabilità.

Inabilità alle mansioni e a proficuo lavoro

Le pensioni per inabilità alle mansioni e l’inabilità a proficuo lavoro [2] sono riconosciute ai dipendenti pubblici, in presenza dei requisiti contributivi (15 o 20 anni di anzianità di servizio, a seconda della gestione previdenziale e della specifica inabilità riconosciuta),  quando è constatata una riduzione della capacità lavorativa: la riduzione è più limitata nel primo caso (alle sole specifiche mansioni ricoperte) e più ampia nel secondo (a qualsiasi proficuo lavoro), ma non è estesa in modo assoluto, come nel caso di inabilità a qualsiasi attività lavorativa.

L’inabilità a proficuo lavoro e l’inabilità alle mansioni, quindi, non coincidono con l’inabilità a qualsiasi attività lavorativa: per quanto riguarda, nello specifico, l’inabilità a proficuo lavoro, che consiste in una riduzione della capacità lavorativa più ampia rispetto all’inabilità alle mansioni, questa è intesa come impossibilità di continuare a svolgere un’attività lavorativa continua e remunerativa [3], ma non impedisce di lavorare, perché è solo l’inabilità a qualsiasi attività lavorativa ad avere una valenza assoluta.

Di conseguenza, essendo solo l’inabilità permanente ed assoluta a qualsiasi attività lavorativa ad essere incompatibile con qualsiasi attività lavorativa, le altre due tipologie d’inabilità permettono di rioccuparsi.

Cumulo della pensione d’inabilità col reddito da lavoro

Bisogna però considerare che le pensioni per inabilità alle mansioni e a proficuo lavoro sono cumulabili limitatamente con i redditi da lavoro, nella generalità dei casi, a meno che l’interessato non raggiunga 40 anni di contributi.

In particolare, se l’assegno è superiore al trattamento minimo (507,41 euro al mese per il 2018) il rateo di assegno eccedente il trattamento minimo può subire una riduzione qualora l’interessato svolga un’attività lavorativa.

La riduzione varia a seconda della provenienza del reddito:

  • se il reddito è da lavoro dipendente, il taglio della pensione è pari al 50% della quota eccedente il trattamento minimo, fermo restando che la decurtazione non può superare il reddito stesso;
  • se il reddito è da lavoro autonomo, la riduzione è pari al 30% della quota eccedente il trattamento minimo, e comunque non può essere superiore al 30% del reddito prodotto [4].

In ogni caso la riduzione non si applica [5]:

  • se il reddito conseguito è inferiore al trattamento minimo Inps;
  • se il pensionato è impiegato in contratti a termine la cui durata non superi le 50 giornate nell’anno solare;
  • se il reddito deriva da attività svolte nell’ambito di programmi di reinserimento degli anziani in attività socialmente utili, promosse da enti locali ed altre istituzioni pubbliche e private;
  • se il lavoratore è occupato in qualità di operaio agricolo;
  • se il pensionato è occupato in qualità di addetto ai servizi domestici e familiari;
  • se il reddito conseguito è un’indennità percepite per l’esercizio della funzione di giudice di pace;
  • se il reddito conseguito è un’indennità o un gettone di presenza percepiti dagli amministratori locali;
  • se il reddito conseguito è un’indennità comunque connessa a cariche pubbliche elettive;
  • se il reddito conseguito è un’indennità percepita dai giudici onorari aggregati per l’esercizio delle loro funzioni;
  • se il reddito conseguito è un’indennità percepita dai giudici tributari.

Trattenute sulla pensione d’inabilità

Nel caso in cui la riduzione sia applicata, la trattenuta viene effettuata [6] direttamente sulla retribuzione, a cura del datore di lavoro, oppure sugli arretrati di pensione, dall’ente previdenziale, in caso di tardiva liquidazione della prestazione, per i lavoratori subordinati.

Per i lavoratori autonomi la trattenuta è invece effettuata sulla pensione, dall’ente previdenziale.

note

[1] L. 335/1995.

[2] Art.13 L. 274/1991; Art.27 L. 177/1976; Art. 42, DPR 1092/1973.

[3] Art. 129 DPR 3/1957.

[4] Art.72, Co.1, L.388/2000.

[5] Art. 10 D.lgs. 503/1992; Circ. Inps 197/2003.

[6] Mess. Inps 3817/2016.


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