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Lo sai che? Tasse: dove vanno a finire i soldi che versiamo

Lo sai che? Pubblicato il 4 gennaio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 4 gennaio 2018

Chi incassa le imposte che paghiamo? E come vengono spesi i soldi da Stato, Regioni e Comuni?

Sappiamo che l’Italia è uno dei Paesi europei dove si pagano più imposte. Sappiamo anche che ci sono dei mesi in cui, tra una cosa e l’altra, è più quello che esce di tasse che quello che spendiamo per mangiare (anche se uno è di buona forchetta). Quello che non sappiamo, invece, è dove vanno a finire i soldi che versiamo in tasse. Vanno tutti allo Stato e poi, da lì, vengono distribuiti agli enti regionali o locali? Oppure paghiamo direttamente sia l’uno sia gli altri?

Sarebbe bello capire anche in che cosa vengono investite le tasse, perché proprio su investimenti e servizi che dovrebbero finire i soldi che versiamo. È sempre così?

Dove vanno a finire le tasse

Otto euro su dieci di imposte pagate vanno allo Stato. L’Erario, infatti – secondo gli ultimi dati disponibili – incassa l’80% delle tasse che versiamo. E il restante 20% dove va a finire?

  • circa il 14% va alle Regioni;
  • quasi il 6% entra nelle casse comunali;
  • nemmeno l’1% spetta alle Province;
  • un risicato 0,3% se lo dividono tra Asl, Camera di Commercio, Consorzi di bonifica ed altri enti locali.

A questi soldi bisogna aggiungere gli oltre 200 miliardi che versiamo ogni anno in contributi previdenziali e assicurativi e che, quindi, finiscono a Roma (Inps e Inail, per intenderci).

Però…c’è un però. Se guardiamo non quello che si incassa ma quello che si spende, la classifica si ribalta. Regioni ed enti locali hanno in carico più della metà della spesa pubblica, al netto di interessi e previdenza. Questo perché sono loro a dover garantire i maggiori servizi concreti al territorio.

Quali tasse versiamo allo Stato?

Dicevamo che lo Stato si prende la fetta più grande della torta, cioè a Roma finisce la maggior parte delle tasse che versiamo. Per forza: l’Erario incassa le imposte più alte pagate dagli italiani.

Più della metà delle tasse che paghiamo ogni anno sono Irpef e Iva, quindi imposte sui redditi e su ciò che si acquista. E sono solo due delle 100 tasse esistenti. I soldi di Irpef e Iva finiscono allo Stato. Così come l’Ires, cioè l’imposta sul reddito delle società (al terzo gradino del podio) e l’imposta sugli oli minerali, che produce in termini di soldi poco meno dell’Ires.

Come spende i soldi delle tasse lo Stato?

Altro modo di porre la domanda di partenza: dove finiscono i soldi che versiamo di tasse allo Stato? Senza considerare quello che si mette da parte per diminuire il debito pubblico, la maggior parte (più della metà) se ne va in stipendi dei dipendenti pubblici e nelle pensioni.

C’è, poi, una fetta destinata alla sanità pubblica, ai rapporti con le autonomie (cioè i soldi girati agli enti locali), alla scuola, ai diritti sociali e alle politiche per la famiglia, a mantenere i rapporti con l’Europa e con il resto del mondo (anche ambasciate e consolati costano), alla difesa e alla sicurezza del territorio, allo sviluppo e alla competitività delle imprese. Senza dimenticare casa, immigrazione, politiche del lavoro, sport, servizi generali delle amministrazioni pubbliche, energia, turismo, infrastrutture.

Quali tasse versiamo agli enti locali?

Regioni, Comuni ed altri enti locali devono avere anche la loro parte per poter garantire dei servizi ai cittadini, visto che sono quelli a contatto più stretto con il territorio ed hanno delle competenze importanti e ben precise.

Le Regioni attingono, oltre al trasferimento dallo Stato, soprattutto dal gettito Irap (la quinta tassa più «produttiva» in Italia), dall’Irpef e dall’addizionale regionale Irpef che troviamo in busta paga. Dove vanno a finire i soldi che versiamo alle Regioni? Ciascuna fa a modo suo, a seconda delle proprie esigenze. In linea di massima, la maggior parte nella sanità pubblica che è, appunto, di competenza di questo Ente. Significa tenere in piedi, in particolare, le Asl con tutto quello che gira intorno alle aziende sanitarie locali, gli ospedali pubblici, i contributi alle farmacie per compensare i ticket. Ma ci sono anche le politiche per la famiglia o per il lavoro, oltre ai costi di «sopravvivenza» (immobili, amministrazione, stipendi, ecc.).

Per quanto riguarda i Comuni, le voci principali sono l’Imu (è la sesta tassa più pagata in Italia), la Tasi (la tassa sui servizi), la tassa sui rifiuti, cioè la Tari e l’addizionale comunale sull’Irpef.

Anche in questo caso ogni comune fa per sé: deve fare i conti con le infrastrutture, il personale, i servizi ai cittadini, l’acquisto di beni di consumo, gli interessi passivi, gli oneri finanziari, ecc.

C’è da ricordare dal 2010 in poi i Comuni hanno subito dei tagli importanti sulle entrate (uno su tutti, l’abolizione dell’Imu sulla prima casa) e che, in qualche occasione, si sono visti costretti ad aumentare le tasse locali. Lo Stato ha fatto la figura dell’eroe. Il Comune, quella del cattivo. Il cittadino, quella di chi paga. Sempre e comunque.


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1 Commento

  1. L’Italia non è solo il paese europeo dove si pagano più tasse, è anche dove ci sono meno servizi “tanti si pagano, vedi ticket, sovrapezzi solidali verso i ceti più poveri e quantaltro”, dove la giustizia, il servizio pubblico è carente, la corruzione e malafare prospera ed è in un certo qualsenso legale “libera fantasia”. Con le prossime elezioni i soliti ignoti vano a nozze, nulla cambierà in meglio, sicuramente in peggio si. Come in guerra la menzogna fa i vincitori, come il varietà di Arbore “Avanti Tutta” la bagar!.

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