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Avviso di accertamento: valido se la firma manca o è illegibile?

16 marzo 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 marzo 2018



Quando l’avviso di accertamento o la cartella esattoriale sono nulli per mancanza o non validità della firma.

Affinchè un avviso di accertamento, così come qualsiasi atto amministrativo, sia valido è necessaria la sottoscrizione di chi lo ha emesso: nel caso dell’Agenzia delle Entrate, il direttore o funzionario delegato. Ma cosa accade se la firma manca o è illegibile? E se la firma manca, ma c’è solo il timbro o l’indicazione a stampa del nominativo? Vediamo tutte le ipotesi.

Avviso di accertamento: se la firma è illegibile

Secondo una recente sentenza della Cassazione [1], la nullità di un atto non dipende dalla leggibilità o meno della firma di chi si qualifichi come titolare di un pubblico ufficio, ma dall’impossibilità oggettiva di individuare l’identità del firmatario dell’atto. È quindi indispensabile che l’atto sia attribuibile al direttore dell’ufficio o ad un funzionario da lui delegato, specificamente individuati.

Sicuramente, l’avviso di accertamento notificato dall’Agenzia delle Entrate è nullo se firmato con una sigla illeggibile e sotto una stampa ambivalente (“Direttore dell’ufficio o funzionario delegato”) che non permette al contribuente destinatario dell’atto di identificarne il sottoscrittore [2].

Avviso di accertamento: se manca la firma autografa

Secondo i giudici la firma autografa non è configurabile come requisito di esistenza giuridica degli atti amministrativi, quando i dati esplicitati nello stesso contesto documentativo dell’atto consentano di accertare la sicura attribuibilità dello stesso a chi deve esserne l’autore.

La legge, infatti, prevede, nel caso di emanazione di atti amministrativi attraverso sistemi informatici e telematici, che la firma autografa sia sostituita dall’indicazione a stampa, sul documento prodotto dal sistema automatizzato, del nominativo del soggetto responsabile («firma autografa sostituita dall’indicazione a mezzo stampa, ai sensi dell’art. 3, c.2, D.Lgs. n. 39 del 1993»).

Atti fiscali con l’indicazione a stampa del nome del responsabile

Con apposito provvedimento [3], l’Agenzia delle Entrate ha precisato quali sono gli atti fiscali su cui è possibile procedere alla sostituzione della firma autografa.

Si tratta di atti prodotti da sistemi informativi automatizzati e derivanti da attività a carattere seriale in ordine alle quali ragioni di economia di scala ed esigenze di maggiore efficacia ed efficienza nell’utilizzo delle risorse richiedano modalità di lavorazione accentrata. In particolare, è possibile sostituire la firma autografa con l’indicazione a stampa del nominativo, esclusivamente per i seguenti atti:

  • atti di accertamento di violazione ed irrogazione di sanzioni in materia di tasse automobilistiche, gestite dall’Agenzia delle Entrate, dovute dai soggetti residenti nelle regioni Friuli Venezia Giulia, Sardegna e Sicilia, (nonché da quelli residenti nella regione Valle d’Aosta per le somme dovute fino all’annualità 2009).
  • atti di accertamento di violazione ed irrogazione di sanzioni in materia di tasse di concessione governativa sulle licenze per l’impiego di apparecchiature terminali per il servizio radiomobile pubblico terrestre di telecomunicazione;
  • atti di accertamento in base agli elementi segnalati dall’anagrafe tributaria [4];
  • gli atti di contestazione e irrogazione delle sanzioni per violazioni tributarie;
  • atti di recupero dei crediti di imposta indebitamente utilizzati [5];
  • avvisi di liquidazione emessi in caso di decadenza dalle agevolazioni in materia di imposte di registro, ipotecaria e catastale, sulle successioni e donazioni.

Tutti gli altri atti di accertamento e liquidazione, diversi da quelli appena elencati, sono validi solo se sottoscritti con firma autografa.

Cartelle di pagamento: se manca la firma

Secondo la Cassazione, con riguardo alla cartella di pagamento, la nullità deve essere esclusa qualora manchi la sottoscrizione del funzionario competente, se gli altri elementi formali consentano inequivocabilmente di riferire l’atto all’organo amministrativo titolare del potere di emetterlo.

L’atto emesso dal concessionario del servizio di riscossione è valido, pur se privo della sottoscrizione da parte del funzionario competente. Ciò in quanto la carenza di tale elemento formale non implica alcuna menomazione né del potere del concessionario, che dipende da rapporto “a monte” con l’ente impositore, né della responsabilità in ordine all’emissione del singolo alto impositivo, sempre riferibile nei confronti dei terzi all’ente che lo emette, a prescindere dall’identità del funzionario che materialmente lo esegue, né delle prerogative e del diritto di difesa de/soggetto destinatario dell’atto [6].

note

[1] Cass. sent. n. 30560 del 20.12.2017.

[2] CTP Siracusa, sent. n. 827/3/2016.

[3] Agenzia delle Entrate, prot. n. 4114/2010.

[4] Art. 41-bis DPR 600/1973.

[5] Art. 1, comma 421, L. 311/2004.

[6] Cass. sent. n. 26176/2011.

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