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Giudici di pace: sono dipendenti pubblici?

8 gennaio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 gennaio 2018



La categoria dei funzionari onorari, e quindi anche dei giudici di pace, non lavora “alle dipendenze” dello Stato, ma presta un servizio volontario con funzioni pubbliche.

Una recentissima sentenza della Cassazione [1] ha chiarito come deve essere qualificato il rapporto di lavoro tra giudici di pace e Ministero della Giustizia. Non si tratta di un rapporto di pubblico impiego ma di un rapporto di servizio volontario “con funzioni pubbliche”.

Questa precisazione è rilevante ai fini dell’individuazione della disciplina del rapporto di lavoro e delle tutele del lavoratore. Secondo la citata pronuncia, non potendosi considerare il giudice di pace come dipendente, egli non ha, per esempio, diritto alla tutela delle condizioni di salute nell’ambiente di lavoro, previste unicamente per i lavoratori subordinati.

La controversia oggetto di decisione riguardava, infatti, l’applicabilità o meno ai giudici di pace della norma del codice civile [2] secondo la quale il datore di lavoro è tenuto ad adottare le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro.

Rapporto di lavoro dei giudici di pace

La Cassazione ha chiarito che nei confronti dei giudici di pace si instaura un rapporto di servizio non coincidente con quello di pubblico impiego. In particolare, è stato osservato che la categoria dei funzionari onorari, della quale fa parte il giudice di pace, ricorre quando esiste un rapporto di servizio volontario, con attribuzione di funzioni pubbliche, ma senza la presenza degli elementi che caratterizzano l’impiego pubblico.

Differenza tra impiego pubblico e funzioni onorarie

I due rapporti si distinguono, in base ai seguenti elementi:

1) la scelta del funzionario, che nell’impiego pubblico viene effettuata mediante procedure concorsuali ed è, quindi, di carattere tecnico-amministrativo, mentre per le funzioni onorarie è di natura politico discrezionale;

2) l’inserimento nell’apparato organizzativo della pubblica amministrazione, che è strutturale e professionale per il pubblico impiegato e meramente funzionale per il funzionario onorario;

3) lo svolgimento del rapporto, che nel pubblico impiego è regolato da un apposito statuto, mentre nell’esercizio di funzioni onorarie è privo di una specifica disciplina, quest’ultima potendo essere individuata unicamente nell’atto di conferimento dell’incarico e nella natura di tale incarico;

4) il compenso, che consiste in una vera e propria retribuzione, inerente al rapporto sinallagmatico costituito fra le parti, con riferimento al pubblico impiegato e che invece, riguardo al funzionario onorario, ha carattere meramente indennitario e, in senso lato, di ristoro degli oneri sostenuti;

5) la durata del rapporto che, di norma, è a tempo indeterminato nel pubblico impiego e a termine (anche se vi è la possibilità del rinnovo dell’incarico) quanto al funzionario onorario.

I giudici di pace percepiscono un’indennità non una retribuzione

In base ai principi sopra esposti, la giurisprudenza ha escluso l’inquadrabilità della figura giuridica del giudice di pace in quella della parasubordinazione (cioè rapporti di collaborazione che si concretino in una prestazione di opera continuativa e coordinata, prevalentemente personale, anche se non a carattere subordinato).

Sul punto si sono pronunciate anche le Sezioni Unite [3], secondo le quali, la categoria dei funzionari onorari, della quale fa parte il giudice di pace ricorre quando esiste un rapporto di servizio volontario, con attribuzione di funzioni pubbliche, ma senza la presenza degli elementi che caratterizzano l’impiego pubblico.

La Costituzione [4], costituendo l’unica fonte della disciplina dell’attribuzione di funzioni pubbliche al cittadino al di fuori del rapporto di pubblico impiego, esclude qualsiasi connotato di sinallagmaticità tra esercizio delle funzioni e trattamento economico per tale esercizio, che è, invece, proprio di quel rapporto; mentre il termine «affidamento», ricomprende tutti i casi in cui sia affidata al cittadino, in qualunque modo,- una funzione pubblica, imponendogli che essa sia assolta con disciplina ed onore.

E’ quindi escluso qualsiasi connotato di sinallagmaticità tra esercizio delle funzioni di giudice di pace e trattamento economico per tale esercizio; la consequenziale natura indennitaria dell’erogazione erariale per l’esercizio di una funzione pubblica porta il rapporto col Ministero della giustizia al di fuori dal rapporto di lavoro e, dunque, al di fuori del perimetro assistenziale e previdenziale previsto per i dipendenti pubblici.

note

[1] Cass. sent. n. 99 del 04.01.2018.

[2] Art. 2087 cod. civ.

[3] Art. 54, c. 2, Cost: “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge”.

[4] Cass. Sez. Unite, sent. n. 13721/2017.

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