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Le Guide Bullismo: come difendersi

Le Guide Pubblicato il 24 marzo 2018

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> Le Guide Pubblicato il 24 marzo 2018

Tutte le difese, civili e penali, contro il bullismo e il cyberbullismo, con particolare riguardo alla tutela dei minori.

Il bullismo è un fenomeno sempre più diffuso nello spazio reale e virtuale, tant’è che è dovuta intervenire una legge per affermare alcune garanzie di tutela delle vittime (legge sul cyberbullismo [1]). Le forme, i luoghi e le modalità di manifestazione del bullismo sono le più disparate (soprusi, minacce, prese in giro, lesioni), tutte fortemente condizionanti l’integrità psico-fisica di chi subisce. Si tratta spesso di immotivate angherie di chi vuole affermare la propria autorità sui più deboli.

Il fenomeno è ancora più allarmante quando gli autori e  le vittime del bullismo sono i minorenni. Le vittime minorenni spesso, per vergogna o paura, nascondono agli adulti i disagi che subiscono, così soffrendo in silenzio e contribuendo a lasciar spazio ai bulli. Dal canto loro genitori e insegnanti devono essere attenti e predisporre tutte quelle accortezze preventive e le misure di contrasto al bullismo. Si ricorda che il bullismo in sé non costituisce reato, a meno che non si manifesti sotto forma di una condotta punita dalla legge come reato: minaccia, diffamazione, lesioni, persecuzioni, violenza sessuale ecc. Il bullismo è infatti caratterizzato da azioni violente e intimidatorie esercitate da un bullo, o un gruppo di bulli, su una vittima.

Vediamo quali sono i consigli utili per il contrasto al fenomeno  come difendersi dal bullismo e dal cyberbullismo.

Bullismo: consigli per i genitori

I genitori, in quanto adulti più vicini alle vittime di bullismo, devono imparare a cogliere i segnali che i figli possono mandare o nascondere e a non sottovalutarli.

Alcuni segnali di chi è vittima di bullismo sono, per esempio:

  • trovare scuse per non andare a scuola o voler essere accompagnati
  • fare frequenti richieste di denaro
  • essere molto tesi, piagnucolosi e tristi dopo la scuola
  • presentare lividi, tagli, graffi o strappi negli indumenti
  • dormire male o bagnare il letto
  • raccontare di non avere nessun amico
  • rifiutarsi di raccontare ciò che avviene a scuola

Non appena si ha il sospetto che il minore possa essere vittima di bullismo, è necessario innanzitutto rivolgersi all’insegnante e al preside dell’istituto affinché prendano provvedimenti, a tutela del minore, della classe e della sicurezza e incolumità dell’intero istituto.

Inoltre è possibile rivolgersi:

  • ad un numero verde 800.66.96.96 o all’indirizzo e-mail bullismo@istruzione.it (istituiti nel 2007 dal Ministero dell’Istruzione);
  • al numero 113 Polizia di Stato;
  • al numero 114 emergenza infanzia;
  • al numero 112 Carabinieri;
  • al numero 19696, Telefono azzurro (linea gratuita fino ai 14 anni);
  • al numero 199.15.15.15, Telefono azzurro (linea istituzionale dai 14 anni in su e per gli adulti).

Denunciare il bullismo

Come anticipato, il bullismo non costituisce di per sé un reato ma può manifestarsi attraverso condotte illecite punibili penalmente:

  • percosse e lesioni personali
  • istigazione al suicidio
  • minaccia
  • diffamazione
  • violenza privata
  • violenza sessuale
  • stalking
  • estorsione

In tutti i casi suddetti è possibile rivolgersi alla polizia o ai carabinieri per presentare denunci o querela nei confronti dei bulli. Partiranno così le indagini penali.

Le conseguenze penali per le condotte illecite di bullismo variano in base all’età degli autori:

  • il minore infraquattordicenne non è mai imputabile e quindi non è processabile: se però il minore è socialmente pericoloso, il Tribunale per i Minorenni può prevedere dei percorsi di cura e rieducazione e applicare alcune misure di sicurezza speciali (riformatorio giudiziario e la sottoposizione a libertà vigilata).
  • per i minori dai 14 ai 17 anni la capacità di intendere e di volere in relazione al reato compiuto deve essere sempre accertata dal giudice.

Tutela civile e risarcimento del danno

Al di là dei risvolti penali, le condotte del bullo possono essere rilevanti dal punto di vista civile ai fini del risarcimento del danno biologico subìto dalla vittima (si pensi per esempio al turbamento psicologico, ai danni esistenziali e alla vita di relazione).

In tal caso la responsabilità può essere anche dei genitori e della scuola:

  • responsabilità dei genitori: i genitori del bullo o il tutore sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei figli minori non emancipati o delle persone soggette alla tutela, che abitano con essi (culpa in educando).
  • responsabilità degli insegnanti e della scuola: la scuola e il personale docente possono essere responsabili per culpa in vigilando, per non aver vigilato e impedito il verificarsi dei comportamenti illeciti degli studenti.

Nei casi suddetti, i genitori della vittima di bullismo o direttamente quest’ultima, se maggiorenne, possono rivolgersi al giudice per l’accertamento della responsabilità civile e la condanna dei responsabili al risarcimento dei danni.

Come difendersi dal cyberbullismo

Per «cyberbullismo» si intende qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti on line aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo.

Fermo restando quanto già descritto per il bullismo in materia di tutela penale e civile, vediamo quali altri strumenti di difesa possono essere utili per il contrasto al cyber bullismo.

Istanza al social network o al titolare del sito

Il primo modo, e forse più immediato, per difendersi dal cyber bullismo è quello di presentare un’istanza direttamente alla piattaforma o al sito – ad esempio Facebook, YouTube, Instagram, un blog, un forum, ecc. – con la richiesta di rimozione del contenuto lesivo. La domanda può essere fatta sia dal minore, purché abbia più di 14 anni, sia dai suoi genitori. Molti social network e piattaforme prevedono un apposito link ove segnalare gli abusi e le violazioni della legge penale.

Con l’istanza si può chiedere di oscurare, rimuovere o bloccare il contenuto anche se non il suo oggetto non costituisce un reato vero e proprio (ad esempio non ci sono gli estremi della diffamazione). Il sito è tenuto a prendere in carico la richiesta entro 24 ore e provvedere alla rimozione o all’oscuramento del contenuto entro 48 ore. Quando si tratta di piattaforme come Facebook, Instagram, YouTube o altri social network, l’intervento è tempestivo (anche se ha poco senso prevedere una normativa interna in assenza poi di convenzioni internazionali che obblighino i big stranieri dell’informatica ad adeguarsi alle nostre disposizioni).

Istanza di rimozione a Google

Una seconda via per difendersi dal cyberbullismo è quella di rivolgersi a Google per chiedergli di rimuovere il link che rimanda alla pagina del sito o del blog ove è presente il contenuto lesivo. La società americana proprietaria del motore di ricerca ha infatti messo a disposizione di tutti questo modulo online a cui inoltrare le richieste di cancellazione dei contenuti diffamatori o che possono essere lesivi del diritto all’oblio.

Con questa istanza si farà in modo che la pagina in cui è presente il contenuto diffamatorio non compaia più nell’elenco dei risultati dei motori di ricerca; ma tale pagina non verrà cancellata. Per la cancellazione è necessario rivolgersi al titolare del sito.

Ricorso al Garante per la Privacy

L’’interessato può rivolgere la richiesta di oscuramento del sito al Garante per la privacy. A questi si può inoltrare online un reclamo o una segnalazione; il Garante deve provvedere entro 48 ore dal ricevimento della domanda.

Se l’istanza al sito può essere presentata anche da chi ha compiuto 14 anni, quella al Garante va presentata necessariamente da chi ha compiuto 18 anni o, se minorenne, dai suoi genitori.

Si tratta di una tutela attivabile anche quando il minore sia vittima di fatti che non costituiscono reato, come avviene per i selfie a contenuto intimo o erotico («sexting») diffusi spontaneamente dal minore e poi sfuggiti al suo controllo.

Richiesta di ammonimento al Questore

Una terza strada per difendersi dal cyber bullismo è quella di presentare, al Questore, una richiesta di ammonimento nei confronti del responsabile. Anche in questo caso la domanda va fatta o dal maggiorenne o dai genitori del minorenne anche senza bisogno di avvocato. Si può procedere tramite questa via solo se non si è già sporto querela o denuncia per diffamazione, minaccia o trattamento illecito di dati commessi da un minore con più di 14 anni in danni di un altro minore.

Il Questore è tenuto a sentire l’autore dei fatti illeciti (che verrà quindi chiamato a presentarsi), insieme ad almeno uno dei genitori della vittima.

Lo scopo è quello di far cessare l’atto di cyberbullismo, interrompendo la diffusione dei contenuti, soprattutto in tutti quei casi in cui siano veicolati da sistemi di messaggistica (come Whatsapp), ma non ancora dai social network.

L’ammonimento è un atto facoltativo e non impedisce la successiva proposizione della querela.

note

[1] L. n. 71/2017.


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