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Lo sai che? Il marito può chiedere il mantenimento?

Lo sai che? Pubblicato il 7 gennaio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 7 gennaio 2018

Alimenti: quando e come chiedere l’assegno di mantenimento all’ex moglie e l’assegno di divorzio. Le condizioni e il reddito che deve avere il marito.

Sei stato sposato per alcuni anni con una donna che, come libera professionista, ha sempre avuto un reddito più alto del tuo. Il lavori che hai fatto sono stati saltuari e sporadici, spesso sei stato disoccupato e, anche quando hai avuto la fortuna di guadagnare, lo stipendio non è stato mai particolarmente elevato. Le accuse che tua moglie ti rivolge sono di non esserti mai adoperato per cercare un’occupazione seria e di non aver mai voluto promuovere e migliorare la tua professionalità. Questi litigi, uniti ad altre questioni personali, vi hanno portato a separarvi. Ora però vorresti chiederle il mantenimento. Una situazione che, a detta dei tuoi amici, è inverosimile: «non si è mai sentito che l’uomo chiede gli alimenti alla moglie» ti hanno detto con tono sarcastico. A te però sembra assurdo: la legge non deve ammettere distinzioni di sesso. Cosa prevede la legge? Il marito può chiedere il mantenimento? È quanto cercheremo di comprendere in questo articolo.

Quando spetta il mantenimento?

Prima però di spiegare se il marito può chiedere alla moglie il mantenimento dobbiamo fare alcune premesse che, per quanto semplici, sono importanti per dare una soluzione precisa al problema.

Affinché una coppia possa divorziare, deve prima separarsi. Dalla separazione devono poi passare 6 mesi (in caso di separazione consensuale: al Comune, in tribunale o con la negoziazione assistita) o 1 anno (in caso di separazione con causa davanti al giudice) per ottenere il divorzio.

Subito dopo separati, il coniuge con il reddito maggiore deve versare all’ex il cosiddetto assegno di mantenimento. A determinare l’importo possono essere i coniugi di comune accordo; in caso contrario lo fa il giudice dietro ricorso. Scopo di tale misura è garantire al coniuge più debole economicamente lo «stesso tenore di vita» che aveva quando ancora conviveva con l’altro. Questo significa che – con larga approssimazione – i due redditi vengono sommati e poi divisi tra i due coniugi, tenendo tuttavia conto delle spese che chi abbandona la casa deve sostenere.

Quando invece la coppia divorzia, l’assegno di mantenimento viene revocato e, al suo posto, scatta l’assegno di divorzio. Dal 10 maggio 2017, sono cambiate profondamente. Se un tempo l’assegno di divorzio seguivta gli stessi criteri dell’assegno di mantenimento, oggi  viene riconosciuto solo a chi non è in grado di mantenersi da solo (ad esempio guadagna meno di mille euro al mese) o se, per condizioni di salute o età, non può trovare un posto di lavoro (ad esempio la cinquantenne che, per una vita, ha fatto la casalinga). Lo scopo dell’assegno divorzile non è quindi garantire «lo stesso tenore di vita» che si aveva durante il matrimonio (come l’assegno di mantenimento), ma solo l’autosufficienza, lo stretto indispensabile per mantenersi da solo alla luce del reddito medio nella zona di residenza.

Alla luce di ciò si comprende come l’assegno di mantenimento è di solito più elevato di quello di divorzio.

A chi spetta il mantenimento o l’assegno di divorzio?

Se per l’assegno di mantenimento e quello di divorzio sono diversi sia il presupposto (reddito più basso per avere il mantenimento; non autosufficienza per avere l’assegno divorzile) e i criteri per la quantificazione (stesso tenore di vita per l’assegno di mantenimento; raggiungimento dell’indipendenza economica per l’assegno divorzile), ciò che non cambia mai sono i soggetti che hanno diritto a tali due misure. In questo, la legge non fa alcuna differenza tra uomo e donna. In pratica, anche il marito può chiedere il mantenimento alla moglie (ed anche l’assegno divorzile, si intende). Insomma, anche se statisticamente è meno frequente che sia l’uomo a chiedere gli alimenti alla donna – non fosse altro per il fatto che, nella nostra società, gli uomini lavorano più spesso e hanno un reddito più elevato – nulla toglie che il diritto all’assegno si capovolga se è il marito a essere la parte economicamente più debole. Cerchiamo allora di capire a quali condizioni il marito ha diritto all’assegno di mantenimento o a quello divorzio.

Quando il marito ha diritto al mantenimento 

Vediamo ora quali sono i presupposti per chiedere l’assegno di mantenimento alla moglie. Il marito può chiedere al giudice l’assegno di mantenimento se sussistono due condizioni:

la separazione non deve essere stata determinata da sua colpa; non deve cioè aver subito l’addebito (il che succede se tradisce la moglie, se è violento, se abbandona la casa senza motivo, ecc.);

  • il marito non deve avere “adeguati redditi propri”. Ciò impone di confrontare la sua situazione economica e della moglie per verificare se sussiste uno squilibrio patrimoniale. Per stabilire se il marito ha redditi adeguati bisogna confrontare il suo reddito con il tenore di vita goduto durante la convivenza matrimoniale. Per cui, se un uomo guadagna mille euro ma la moglie ne guadagna 10mila, avrà diritto al mantenimento; non invece se la moglie ne guadagna solo 1.200.

Quando il marito ha diritto all’assegno di divorzio

Come abbiamo detto l’assegno di divorzio ha presupposti diversi. Anche qui la condizione iniziale è non aver subito l’addebito in sede di separazione. Tuttavia, non è più sufficiente dimostrare di avere un reddito più basso, ma bisogna anche dar prova che:

  • il reddito, benché più basso, non rende possibile l’autosufficienza economica (cosa che succede, ad esempio, secondo il tribunale di Milano, se si guadagna meno di mille euro al mese);
  • l’uomo non è più giovane per trovare un nuovo lavoro o non ha le condizioni di salute per poter svolgere un’attività.

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