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Lo sai che? Bambini scambiati alla nascita: come accertarsi che non accada

Lo sai che? Pubblicato il 7 gennaio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 7 gennaio 2018

Gli obblighi della struttura sanitaria sull’identificazione del neonato e della madre. Il dovere del doppio braccialetto. Le responsabilità dei sanitari.

È un fatto raro, certo. Ma, purtroppo, possibile. Dicono che, alla nascita, i bambini sono tutti uguali (anche se chi è genitore sa che non è proprio così dopo avere visto il figlio per la prima volta). Pensate che succederebbe se usciste dall’ospedale con il vostro pargoletto, magari il primogenito, gasati come pochi, e, arrivati a casa, qualcuno ve lo chiedesse indietro perché è stato scambiato alla nascita. Quei pochi giorni ad allattarlo sono bastati alla mamma per sentirlo suo. Quel naso del padre attaccato al vetro del nido, quella somiglianza trovata dalla nonna, quel neo «inconfondibile». Eppure, chissà per quale motivo, qualcuno si rende conto di avere sbagliato, di avere consegnato ai genitori il figlio messo al mondo dalla vicina di letto, la quale, a sua volta, ha allattato il neonato sbagliato. Il caso più lampante? «In sala parto mi avevano detto che era una femmina, invece guardi qui…» Oppure: «Mio marito è milanese ed io di Napoli: com’è possibile che mio figlio abbia gli occhi a mandorla?» Momento di imbarazzo del marito. Dovute rassicurazioni della moglie: «Mai andata al ristorante cinese»

Provate a pensare che cosa potrebbe succedere se lo scambio saltasse fuori dopo qualche anno.

C’è un modo per accertarsi che non accada un fatto del genere, cioè che ci siano dei bambini scambiati alla nascita? La legge prevede qualcosa in materia?

Bimbi scambiati alla nascita: cosa dice la legge?

Il Ministero della Salute, attraverso la Direzione Generale della prevenzione sanitaria, ha pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale delle linee guida per evitare episodi di bambini scambiati alla nascita e per accertarsi che non accada.

Le disposizioni del Ministero riportano uno dei sistemi più utilizzati nelle strutture sanitarie e, cioè, quello del braccialetto identificativo che viene apposto sia al neonato sia alla madre subito dopo il parto. Il braccialetto resta attaccato alla mamma e al bimbo per tutta la degenza.

Una pratica che non deve lasciare spazio a equivoci e della quale ci deve essere un responsabile, cioè l’operatore che materialmente mette il braccialetto alla puerpera e al neonato.

Le linee guida, infatti, per accertarsi che non accada uno scambio di bambini alla nascita, impongono che a mamma e neonato venga applicato un braccialetto che riporti, oltre al codice identificativo della struttura, lo stesso numero progressivo identificativo prestampato. In altre parole: a mamma 440 deve corrispondere bimbo 440. La struttura sanitaria potrà decidere se aggiungere altri dati, come il nome della mamma, la data di nascita del bimbo, ecc.

Questi due braccialetti, quello di mamma e bimbo, devono essere originariamente uniti e separati ed applicati subito dopo il parto (al polso o alla caviglia). Significa che sia la madre sia il piccolo devono uscire dalla sala parto o dalla sala operatoria in caso di parto cesareo con il braccialetto addosso.

Bambini scambiati alla nascita: che succede in caso di omonimia?

Guardate che, a volte, il destino è terribile. Maria Rossi di Napoli si presenta in sala parto lo stesso giorno in cui partorisce, nella stessa struttura, Maria Rossi di Milano. Sul braccialetto si scrive il nome della madre e, quando le infermiere del nido devono portare ad allattare il bambino con il braccialetto su cui c’è scritto il nome della madre, a chi lo danno?

Come detto, le strutture sono libere (ed anche vivamente consigliate) di aggiungere altri dati sul braccialetto identificativo. Se le due Marie hanno deciso di chiamare il figlio Antonio, basterà aggiungere il cognome del padre oppure (in mancanza di quello) l’ora di nascita o il codice della madre al momento del ricovero. Quello deve essere univoco. Per evitare inutili scambi alla nascita.

Se ho dei gemelli, avranno lo stesso braccialetto alla nascita?

Se c’è un parto plurimo, cioè se nascono dei gemelli (due, tre, a seconda di quanto è stata fortunata la signora), ogni bambino avrà un braccialetto con numero progressivo in ordine di nascita. Significa che il primo che esce si prende il primo numero, come alla coda dell’affettato al supermercato.

E la madre? La madre avrà tanti braccialetti quanti figli ha messo al mondo. Due gemelli? Due braccialetti, ciascuno dei quali porterà i dati che ogni bambino ha sul braccialetto attaccato al polso o alla caviglia.

Chi risponde in caso di bambini scambiati dopo la nascita?

La principale responsabilità su un caso di bambini scambiati alla nascita ce l’ha chi c’era in sala parto nel momento in cui una donna ha messo al mondo il figlio Quindi, – dice il Ministero – l’ostetrica o il personale infermieristico dedicato all’assistenza del bambino sono i responsabili dell’immediata identificazione del neonato attraverso l’applicazione dei braccialetti.

Il numero progressivo di identificazione deve essere riportato sul registro di nascita e sulle cartelle cliniche della madre e del bambino.

Che succede se mio figlio viene trasferito in un altro reparto?

Finché il neonato resta nel nido, è più controllato dalla madre. Ma se deve essere trasferito in un altro reparto perché ha avuto qualche problema alla nascita (terapia intensiva, patologia neonatale, ecc.) che succede? In questo caso, le disposizioni del Ministero della Salute dicono che il medico responsabile del reparto deve accertarsi che al neonato venga applicato il braccialetto di identificazione e che il piccolino non lo perda per nessun motivo durante le fasi del trasferimento da un reparto all’altro.

Se le condizioni cliniche del bambino con consentissero di tenere il braccialetto al polso o alla caviglia, l’identificazione deve essere portata sempre in culla. Il compito di controllare che il bimbo sia sempre identificato affinché non avvenga uno scambio alla nascita è del personale infermieristico o addetto alla vigilanza del bambino.

Se mio figlio viene portato in un altro ospedale rischia di essere scambiato?

Se un bambino viene portato da un ospedale ad un altro perché ha bisogno di cure specifiche dopo il parto, il personale della struttura che lo riceve deve accertarsi al momento del ricovero che il piccolo abbia il braccialetto d’identificazione dell’area o della struttura di origine e che lo stesso venga conservato fino al momento delle dimissioni.

Se l’elementi di identificazione viene cambiato per qualsiasi motivo, la responsabilità di un eventuale scambio ricade sul personale infermieristico o addetto alla vigilanza del neonato.

Se partorisco a casa e devo andare poi in ospedale, rischio lo scambio?

Ormai quasi nessuno partorisce fuori da un ospedale ma può capitare quel caso fortuito in cui non si fa in tempo ad arrivare in ospedale ed il bambino vede la luce in macchina o a casa. Una pubblicità ci dice che il parto può avvenire addirittura al supermercato (conviene fare la spesa vicino ad un pronto soccorso, comunque).

Ad ogni modo, se il bimbo proprio non aspetta e viene al mondo fuori da un «punto nascita», cioè fuori da una struttura sanitaria, e poi viene portato in ospedale insieme alla madre, il personale che presta assistenza o che per primo verifica la nascita è garante dell’identità del neonato e della sua corrispondenza con la madre. In pratica, risponde del fatto che non ci sia uno scambio alla nascita, applicando il braccialetto di identificazione ad entrambi nel caso in cui anche la donna sia ricoverata. Altrimenti, il braccialetto del bambino dovrà riportare il nome dell’ospedale, il luogo, la data e l’ora di arrivo.

Al momento delle dimissioni, come sono sicura di portare a casa mio figlio?

Quando arriva il momento di andare a casa con il neonato, la madre, ormai dovrebbe aver imparato a riconoscerlo (altrimenti l’istinto materno a che servirebbe?). Comunque, a scanso di equivoci, il personale sanitario dedicato all’assistenza deve controllare che il piccolo porti ancora il braccialetto di identificazione e che corrisponda a quello della donna che sta per portarlo via.

Dal momento del parto a quello delle dimissioni, il personale sanitario è tenuto ad informare la direzione della struttura in caso di dubbio sull’identità del bambino.

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Autore immagine: 123rf.com


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