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I diritti di chi ha polipi intestinali

15 febbraio 2018 | Autore:


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Assenze dal lavoro per visite ed esami, permessi per colonscopia, giorni di malattia. Ma quali agevolazioni ci sono se i polipi diventano un tumore al colon?

Benigni o maligni? È la prima, comprensibile domanda che si fa chi scopre di avere dei polipi intestinali. Queste protuberanze che nascono, perlopiù, nel colon o nel retto, possono, infatti, trasformarsi in un tumore o in un adenocarcinoma. Per questo è importante la diagnosi precoce, in modo da intervenire prima che sia troppo tardi. Anche perché, di solito, un polipo intestinale è asintomatico, cioè non provoca dei disturbi. Quindi, il soggetto interessato non può sapere se e da quando ce li ha e a quale stadio sono.

Quali sono, però, i diritti di chi ha polipi intestinali? Di quali permessi può usufruire al lavoro per le visite diagnostiche? E, nel malaugurato caso si trasformassero in tumori veri e propri, ha diritto ad un’invalidità? Vediamo.

Cosa sono i polipi intestinali?

Cominciamo a capire di che cosa stiamo parlando. I polipi intestinali si formano all’interno della parete del grosso intestino, del colon o del retto in cui si forma la mucosa intestinale. Interessano dal 30% al 50% della popolazione adulta. Non è chiara la loro causa anche se, secondo gli esperti, un’alimentazione ricca di grassi e povera di fibre può avere un ruolo determinante, così come il fumo, l’obesità o certi fattori ambientali o genetici.

Nella maggior parte dei casi, come dicevamo, non provocano sintomi o sanguinamenti particolari. Ed è qui il rischio: se una persona non sa di averli, non interviene. Il problema è che nel corso degli anni i polipi intestinali possono trasformarsi in tumori maligni o adenocarcinomi (sempre di cancro si parla) al colon o al retto.

Buona parte dei polipi intestinali può essere rimossa durante una colonscopia.

Come vengono diagnosticati i polipi intestinali?

Per arrivare alla diagnosi dei polipi intestinali è necessaria una colonscopia. Consente di fare un prelievo del polipo, che servirà per un esame istologico, un’analisi al microscopio, cioè, della natura del polipo.

Come detto, i polipi intestinali non provocano un sanguinamento significativo. Tuttavia possono lasciare qualche traccia di sangue nelle feci. Ed è lì che bisogna andare a cercare con una coprocoltura. Se questa risulta positiva, si interviene con la colonscopia e, quando possibile, con la rimozione degli eventuali polipi, così da prevenire la loro trasformazione in cancro.

I soggetti in cui vengono trovati e rimossi dei polipi devono ripetere la colonscopia fino ad una certa età ogni 5 anni. Questo perché il paziente ha una maggiore probabilità di recidiva, cioè di ritrovarsi di nuovo dei polipi nell’intestino.

Posso assentarmi dal lavoro per una colonscopia?

Le assenze per visite mediche, analisi o terapie dovute ai polipi intestinali possono essere indennizzate o meno, secondo quanto disposto dal contratto collettivo. Le soluzioni sono diverse:

  • permessi retribuiti tramite la presentazione, da parte del dipendente, di un’attestazione medica che certifichi le prestazioni sanitarie effettuate e l’orario in cui sono state eseguite;
  • scomputo delle assenze, su base oraria, dal monte di ore di permessi retribuiti spettanti, come rol (riduzione dell’orario di lavoro) o ex festività;
  • concessione di permessi non retribuiti.

Se, come detto, i polipi intestinali possono generare una malattia grave come il cancro, è evidente che chi ne soffre ha il diritto di chiedere dei permessi al lavoro per poter fare degli esami più approfonditi, cioè delle visite specialistiche e, nel caso, la colonscopia ed un eventuale intervento chirurgico per la rimozione dei polipi.

Tuttavia, il dipendente deve rispettare certe regole che riguardano la possibilità di assentarsi dal lavoro per fare visite ed esami.

Come per qualsiasi altra patologia, la prima cosa che serve è un’impegnativa del medico che dimostra la necessità di fare una visita o degli esami specialistici. Al termine della visita, il lavoratore dovrà presentare all’azienda il relativo certificato che deve riportare i dati del dipendente, della struttura in cui questi è stato visitato, la data ed il tempo impegnato. Lo stesso deve fare il lavoratore che sceglie di farsi visitare da un privato senza passare dal medico di base.

Se si parla di colonscopia e non di una semplice visita specialistica, il lavoratore viene considerato temporaneamente incapace di svolgere attività lavorativa in presenza di determinati requisiti:

  • la permanenza nel luogo di cura si protrae per tutta la giornata lavorativa;
  • i tempi per rientrare dal luogo di cura impediscono al lavoratore di essere presente in azienda;
  • la terapia a cui il dipendente si sottopone è considerata dal medico incompatibile con l’attività svolta.

Polipi intestinali: ho diritto ai giorni malattia?

Il medico può ritenere opportuno, dopo la colonscopia, che il paziente debba fare qualche giorno di riposo. Pensiamo, ad esempio, al paziente a cui, durante l’esame, sono stati asportati dei polipi intestinali e non è in grado di riprendere normalmente l’attività lavorativa. In questo caso, il medico curante redige e trasmette all’Inps, per via telematica, il certificato di malattia e fornisce il numero di protocollo del certificato al lavoratore. Quest’ultimo ha il compito di avvertire immediatamente l’azienda dell’assenza e di inviare il protocollo della trasmissione del certificato medico al datore di lavoro.

Polipi intestinali: può arrivare la visita fiscale?

Assentarsi dal lavoro a causa dei polipi intestinali significa assentarsi per malattia. Per tanto, si deve essere reperibili per una eventuale visita fiscale in queste fasce orarie:

  • dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 17:00 alle 19:00, per i lavoratori del settore privato;
  • dalle 9:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00, per i dipendenti pubblici.

Nel caso in cui il lavoratore debba sottoporsi a terapie o visite specialistiche, le assenze alla visita fiscale sono giustificate. Resta inteso, comunque, che il dipendente deve preavvertire il datore di lavoro e fornire idonea attestazione.

Polipi intestinali: quali diritti se diventano tumori al colon?

Nella sfortunata ipotesi in cui i polipi intestinali si trasformino in un tumore maligno al colon, quali sono i diritti del paziente? La legge concede diverse agevolazioni sia a lui sia ai parenti per affrontare questa situazione.

L’invalidità civile

Lo Stato riconosce l’invalidità civile ai pazienti oncologici [1], quindi anche a chi ha un tumore al colon causato dai polipi intestinali, in quanto il soggetto ha una limitazione del proprio vivere quotidiano.

Le percentuali di invalidità stabilite dalla legge [2] per i malati di cancro sono tre:

  • l’11% per i tumori a prognosi favorevole con compromissione minima della normale funzionalità;
  • il 70% per i tumori a prognosi favorevole con importante compromissione della normale funzionalità;
  • il 100% per i tumori a prognosi sfavorevole.

In quest’ultimo caso, cioè in quello dell’invalidità al 100%, chi ha un tumore al colon provocato dai polipi intestinali ha diritto ad una pensione di inabilità percepibile per 13 mesi, oltre all’esenzione totale dal ticket per tutto ciò che riguarda la sua patologia.

Chi stabilisce la gravità del tumore? Lo fa una commissione medica competente per il riconoscimento dell’invalidità. È molto probabile che, di fronte ad un tumore al colon, venga assegnata un’invalidità non inferiore al 70%, in quanto questo tipo di carcinoma è molto aggressivo e viene normalmente trattato con intervento chirurgico e, successivamente, con chemioterapia.

Stato di handicap e indennità di accompagnamento

Oltre alla richiesta di invalidità civile, chi è affetto da tumore al colon a causa di polipi intestinali può chiedere anche il riconoscimento dello stato di handicap [3] e l’indennità di accompagnamento [4].

Secondo la legge, infatti, è portatore di handicap colui che, a causa della sua patologia, rischia di incorrere in un processo di emarginazione o comunque di limitazione sociale. Il malato oncologico che ottiene lo stato di handicap ha accesso a diverse agevolazioni, tra cui:

  • permessi lavorativi retribuiti (per sé o per la persona che assiste il malato);
  • congedo retribuito di ventiquattro mesi;
  • diritto alla scelta della sede lavorativa;
  • rifiuto del trasferimento o di prestare lavoro notturno;
  • contributi figurativi;
  • Iva agevolata al 4%.

L’indennità di accompagnamento, invece, consente al malato oncologico di beneficiare di un sostegno economico versato dall’Inps in ragione della propria patologia. Per ottenere tale indennità è necessario che il malato sia stato riconosciuto completamente invalido (cioè, che abbia una percentuale pari al 100%) e sia impossibilitato a deambulare senza l’ausilio stabile di un accompagnatore oppure non sia in grado di compiere autonomamente gli atti quotidiani della vita.

La Corte di Cassazione ha stabilito che l’indennità di accompagnamento può essere riconosciuta anche per brevi periodi al malato oncologico che si sottoponga a trattamenti di chemioterapia quando dimostri l’incapacità di deambulare da solo o provvedere a se stesso [5]. In altre parole, l’indennità può spettare anche solo per il periodo necessario a completare il ciclo terapeutico.

Esenzione dal ticket sanitario

Chi soffre di un tumore al colon a causa dei polipi intestinali ha diritto all’esenzione totale dal pagamento del ticket per tutto ciò che riguarda la sua malattia, nonché per le eventuali complicanze, la riabilitazione e la prevenzione di ulteriori aggravamenti [6]. Il medico di base deve indicare il codice identificativo delle patologie tumorali sulle impegnative. Se il malato è invalido nella misura del 100%, si ha diritto all’esenzione totale per tutte le prestazioni sanitarie, anche quelle non collegate al tumore.

Agevolazioni al lavoro

Oltre ai notevoli benefici che si possono ottenere nel caso di riconoscimento dello stato di handicap, chi è affetto da tumore al colon causato da polipi intestinali ha diritto a:

  • percepire la retribuzione per intero o, in sostituzione, un’indennità di malattia;
  • maturare l’anzianità di servizio;
  • non essere licenziato durante la malattia [7].

note

[1] Legge n. 118/1971.
[2] Decreto ministeriale del 5 febbraio 1992.
[3] Legge n. 104/1992.
[4] Legge n. 18/1980.
[5] Cass. sent. N. 25569/2008 del 22.10.2008.
[6] Decreto ministeriale Sanità n. 329/1999.
[7] Art. 2110 cod. civ.

Autore immagine: 123rf.com


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