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Le bufale giuridiche del 2018

7 gennaio 2018


Le bufale giuridiche del 2018

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 gennaio 2018



Tutte le fake news del prossimo anno: dal bollo auto al canone Rai, dall’abolizione dell’Irpef alla catastrofe nucleare. 

Si dice che nessuno più di medici e avvocati debba astenersi dal prevedere il futuro. Tuttavia, anche se il 2018 è appena iniziato, possiamo già anticipare quelle che saranno le bufale dei prossimi dodici mesi. È peraltro già prevedibile che sarà un anno ricco di notizie inventate posta l’imminenza della campagna elettorale e delle elezioni. Un clima che si respira sin d’ora e che già da qualche settimana ha iniziato a mietere i semi del falso. Se è vero che gli italiani sono un popolo fantasioso e disperato è anche vero che, proprio per questo, ad essi si può far credere qualsiasi cosa. Possiamo però sin d’ora smontare qualche credenza e anticipare quello che difficilmente potrebbe essere vero o potrà accadere. «Uomo avvisato, mezzo salvato», anche se – è comprensibile – nessuno rinuncia a credere ai miracoli.

La bufala del bollo auto

Immancabile come tutti gli anni, già circola in rete la notizia secondo cui in Italia sarebbe stato abolito il bollo auto. È vero, qualche isolato partito ne ha fatto un cavallo di battaglia per riscuotere qualche consenso elettorale ma sin d’ora nulla di concreto si è fatto. Anzi, il contrario: l’esenzione dal bollo per le auto storiche e d’epoca è stata ridotta e incrementato il superbollo.

La promessa del Canone Rai

Prima ce lo ha imposto con la bolletta della luce, ora lo vuole eliminare del tutto: è Renzi che – come annunciato su La Repubblica – ha annunciato di togliere dal prossimo anno l’abbonamento alla tv (attualmente di 90 euro). La proposta del leader del Pd è sostituire il Canone Rai con un contributo statale da versare alla televisione di Stato. Contributo che, comunque, dovranno pagare i cittadini. Insomma, da un’imposta diretta si passa a un’imposta indiretta. Sembra di sentire di nuovo le promesse «Cancelleremo Equitalia».

La Rai si autofinanzierà grazie alla cancellazione del tetto sul limite della pubblicità, è stato assicurato. Ma come fa, chi ha vissuto sempre di sussidi, a ragionare d’un tratto in modo imprenditoriale?

La bufala dei sacchetti della spazzatura

La bufala dei sacchetti di plastica ai supermercati ha ormai fatto il giro del Paese. Facciamo un passo indietro. Lo Stato ha imposto ai rivenditori di scaricare sui consumatori il prezzo per le buste di plastica in materiale leggero con uno spessore inferiore a 50 micron, usate nel banco della frutta e verdura sfusa. Lo scopo è disincentivare gli sprechi di tali sacchetti, in ottemperanza alla direttiva comunitaria che invita gli Stati Membri a ridurre l’utilizzo della plastica. Ma se l’Ue ha imposto la vendita delle sole buste di plastica che si trovano vicino alla cassa, necessarie a portare la spesa a casa, nulla ha detto per quelle ultraleggeri della frutta e verdura. Perché invece il Governo ha deciso di estendere il pagamento anche ai sacchetti ultraleggeri? Qualcuno ha ipotizzato: per favorire un’azienda vicina a Renzi, monopolista del settore. Anche qui siamo nell’ambito della fantascienza. Innanzitutto perché non esiste alcun monopolio nel settore e i supermercati sono liberi di acquistare le buste da chi vogliono (e molti di questi prodotti sono realizzati all’estero e non in Italia). In secondo luogo perché i produttori dei sacchetti sono sempre stati pagati – e lo continueranno ad essere in futuro – dai negozianti. Per loro quindi non ci sarà alcun incremento di utile (tutt’al più una riduzione per via dell’eliminazione degli sprechi). Saranno tutt’al più i supermercati a recuperare una parte della spesa grazie al ricarico sul cliente. Supermercati – anche questi – che non sono necessariamente tutti italiani (anzi, una buona fetta sono ormai di provenienza francese e tedesca).

La bufala dei posti di lavoro

Potrebbe scattare anche quest’anno la promessa di nuovi posti di lavoro in vista delle elezioni. Non vogliamo anticiparvi chi potrebbe lanciarla, ma non ci vuole molta fantasia conoscendo sin d’ora i candidati a premier.

La bufala della flat tax

In tutte le campagne elettorali che si rispettano, c’è sempre chi promette la riduzione delle aliquote Irpef. E difatti, qualche giorno fa, Berlusconi e Salvini hanno proposto nientemeno che abolire l’Irpef e sostituirlo con una flat tax (aliquota unica Irpef al 23-25% per Berlusconi; al 15% per Salvini). Ora, ci sono due cose certe in Italia: la morte e l’Irpef. Togliere l’imposta sui redditi significa far fallire lo Stato in una mossa sola. La proposta è fin troppo costosa e sicuramente è un rischio enorme in un momento di crisi. Cosa si può definire una bufala più di questa promessa?

Addio Pensioni secondo Fornero

Luigi di Mario, candidato del 5 Stelle ha promesso l’abolizione graduale della Fornero, «in 5 anni». «Quali 5 anni: in 5 mesi» ha ribattuto il leader della Lega, Matteo Salvini. E visto che in Italia vince sempre chi la dice più grossa, aspettiamo ancora la promessa di chi ci garantirà l’eliminazione della Fornero in 5 settimane.

Secondo i calcoli della Ragioneria generale dello Stato, cancellare la Fornero significa rinunciare a circa 350 miliardi di euro di risparmi cumulati fino al 2060. E il grosso del buco si realizzerebbe nel decennio 2020-30. Vorrebbe dire: non pagare buona parte delle pensioni.

Ritorna il sevizio militare obbligatorio

L’indagato numero uno nella diffusione di bufale è Facebook. E quella preferita da molte persone è il ritorno del servizio miliare obbligatorio. Il che, con i nuovi venti di guerra e le minacce di una catastrofe nucleare, ingigantisce l’importanza e la vitalità della bufala. A dare per primo la notizia è stato Il Fatto Quotidiano che, per l’ennesima volta, messo in circolazione la stessa fake news, aggiornando la data al 2018. In questo ci fa piacere che Wired, la nota rivista americana, cita proprio il nostro giornale e, in particolare, un articolo del 2017 (Il servizio militare resta obbligatorio) in cui spieghiamo qual è attualmente la situazione in Italia: nel 2004 il servizio di leva è stato sospeso (non abolito), cioè su ordine del Presidente della Repubblica (per esempio in caso di guerra) i cittadini idonei possono essere ancora chiamati alle armi.

Per questo i comuni hanno ancora l’obbligo di compilare le liste di leva.

Obbligo di vaccini per adulti

Un emendo del Pd aveva previsto inizialmente l’obbligo della vaccinazione non solo per i bambini ma anche per alcuni “adulti”, in particolare quelli a contatto con persone a rischio come insegnanti, medici e operatori sanitari. Da lì la bufala – che ancora non si è sopita – sulle intenzioni del governo di farci tutti trafiggere da un ago.

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