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Chi può fare pignoramento

7 gennaio 2018


Chi può fare pignoramento

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 gennaio 2018



Cosa rischia chi non paga i propri debiti: gli strumenti del creditore per avviare l’esecuzione forzata.

Una persona a cui devi dei soldi ti ha minacciato con tono risoluto: «Ti pignoro la casa». Il telefonista del call center del recupero crediti, per intimorirti, ti ha avvisato: «Se non paghi entro domani, arriva l’ufficiale giudiziario a casa e ti pignora il divano e gli altri arredi». Una lettera di un avvocato, che agisce per una persona alla quale non hai versato una fattura, ti preannuncia «l’avvio di azioni giudiziarie e di esecuzione forzata», ma non sai fin dove possa davvero arrivare e cosa possa fare. Così, al di là delle intimidazioni scritte e delle parole che possono prevedibilmente contenere esagerazioni per portarti a pagare al più presto, ti chiedi chi può fare pignoramento, dopo quanto tempo e a quali condizioni. Se leggi questo articolo ti spiegheremo quando temere l’arrivo dell’ufficiale giudiziario, se e come è possibile pignorare la casa, lo stipendio, il conto corrente o gli altri beni del debitore.

Il pignoramento inizia con il titolo esecutivo

Stabilire chi può fare pignoramento è un po’ come ripetere quali sono i diritti del debitore. Difatti la legge non consente a tutti di agire con l’esecuzione forzata poiché, prima di questo delicato passo, ci deve essere la certezza del credito e bisogna dare la possibilità al debitore di contestare la pretesa di pagamento. In altre parole, e con una certa approssimazione, bisogna prima fare una causa affinché sia un giudice – e non un privato cittadino – a ordinare a una persona di pagare in assenza della sua collaborazione spontanea. L’ordine del giudice di pagare si chiama «titolo esecutivo giudiziale». Il creditore può ottenere dal giudice un titolo esecutivo, ossia un documento in cui viene certificato il proprio credito e intimato al debitore di versargli una certa somma di denaro, in due modi:

  • facendo una causa ordinaria: in tal caso, affinché il titolo esecutivo sia efficace verso il debitore, è necessario che venga emessa la sentenza di primo grado. Anche l’avvio dell’appello non blocca l’efficacia esecutiva del titolo di primo grado (salvo sia lo stesso giudice di appello a sospenderlo): con la conseguenza che bisogna pagare anche se si intende opporre un’impugnazione alla pronuncia di condanna;
  • chiedendo un decreto ingiuntivo: in tal caso la procedura è più semplice poiché inizia con la presentazione di una fattura o altra prova scritta del credito al giudice il quale emette un ordine di pagamento; detto ordine viene notificato al debitore che, nei 40 giorni successivi, può decidere se opporsi (e iniziare una causa ordinaria), pagare oppure subire il pignoramento. Il decreto ingiuntivo non è immediatamente efficace (salvo casi straordinari come ad esempio quelli in favore del condominio), ma lo diventa solo se, nei 40 giorni successivi, il debitore non fa opposizione e fa diventare definitivo il decreto stesso.

Sintetizziamo in poche parole ciò che abbiamo appena detto. Non è possibile un pignoramento senza un titolo esecutivo ottenuto in precedenza, ossia un ordine del giudice di pagamento. Anche la stessa ammissione di debito, fatta per iscritto dal debitore al creditore, con cui il primo riconosca di dovere al secondo delle somme, non consente a quest’ultimo ad avviare il pignoramento, dovendo prima ricorrere a una richiesta di decreto ingiuntivo.

Chiaramente, dell’avvio della causa o del decreto ingiuntivo deve essere fatta notifica al debitore tramite ufficiale giudiziario o posta elettronica certificata, affinché questi possa difendersi.

Dunque, se qualcuno ti ha detto che ti farà pignoramento, ma ha in mano solo una fattura, un contratto, una tua promessa di pagamento è ancora lontano dal poter avviare un pignoramento, dovendo prima procurarsi il decreto ingiuntivo.

Il pignoramento se hai firmato assegni, cambiali o mutui

Alla regola che abbiamo appena enunciato fanno eccezione i cosiddetti «titoli esecutivi stragiudiziali», documenti cioè cui la legge riconosce una funzione di certificare in modo certo ed esatto il credito, senza prima bisogno di agire in giudizio. Il creditore che sia in possesso di uno di tali documenti può agire direttamente con il pignoramento senza dover entrare in tribunale. Si pensi a chi ha emesso un assegno o una cambiale e poi è stato protestato o ha firmato un mutuo con la banca davanti al notaio e poi non ha pagato le rate. Prima però del pignoramento è necessario che il creditore notifichi al debitore il cosiddetto atto di precetto. Vedremo qui di seguito di cosa si tratta.

Prima del pignoramento ci vuole il precetto

Le garanzie per il debitore non sono finite. Oltre ad essere in possesso di un titolo esecutivo, il creditore deve avergli prima notificato il cosiddetto atto di precetto, un avviso con cui gli dà 10 giorni per pagare. L’atto di precetto scade dopo 90 giorni dalla consegna ma questo non toglie che il creditore ne potrebbe notificare degli altri.

Quale creditore può fare pignoramento?

Volendo tracciare la figura “tipo” del creditore che può fare pignoramento possiamo così definirla: colui che ha in mano una sentenza di condanna (anche se appellata) o un decreto ingiuntivo che non è stato opposto entro 40 giorni o una cambiale o un assegno protestati o ha prestato dei soldi con un contratto di mutuo firmato davanti a un notaio (tipico è il caso della banca). Tutti questi documenti infatti (detti «titoli esecutivi») certificano il credito e ne quantificano l’ammontare. Il debitore che non si è opposto alla formazione del titolo esecutivo nei tempi concessigli dalla legge (ad esempio facendo opposizione al decreto ingiuntivo o presentandosi in causa e difendendosi) non può più opporre contestazioni contro il pignoramento, essendo oramai troppo tardi. Potrebbe farlo solo nel caso in cui il titolo esecutivo sia «stragiudiziale» (ossia assegni, cambiali e mutui) in quanto per essi non c’è stata una causa che gli ha consentito di opporsi.

In ogni caso, prima del pignoramento il creditore deve sempre notificare l’atto di precetto.

Quali sono le conseguenze del pignoramento?

Lo scopo del pignoramento è consentire al creditore di recuperare i soldi che gli sono dovuti attraverso l’apprensione di uno o più beni del debitore (apprensione fatta dall’ufficiale giudiziario) e la successiva vendita tramite esecuzione forzata guidata dal tribunale. Il creditore non può quindi “prendersi” i beni del debitore per sé: la legge pone questo limite per evitare speculazioni e forme di ricatto. Ciò però non toglie che il creditore possa chiedere, ma solo al giudice, l’assegnazione diretta dei beni prima dell’esecuzione forzata quando questi hanno un valore certo o attestato da un perito.

Il pignoramento non è quindi una sanzione, né ha ripercussioni sul “curriculum giudiziale” del debitore: non è, ad esempio, un reato e non comporta una macchia sulla fedina penale, né è pubblicato su un registro pubblico che tutti possono consultare; non è neanche iscritto in banche dati pubblici. Insomma, il pignoramento è solo un fatto che si consuma tra creditore e debitore e dal quale tutti gli altri sono tagliati fuori. Eccezionalmente, se una persona ha più di un creditore, gli altri che non hanno promosso l’esecuzione forzata, ma che hanno un titolo esecutivo, possono inserirsi nel pignoramento già avviato per potersi soddisfare – se mai ve n’è la possibilità – sul residuo del prezzo ricavato dalla vendita dei beni pignorati.

Nel momento in cui il bene viene pignorato, il debitore non ne perde la proprietà, ma solo il possesso che passa di solito all’Istituto Vendite Giudiziarie o al professionista delegato alla vendita. Di solito però, il debitore resta custode del bene stesso (ciò avviene soprattutto per gli immobili).

Se il bene pignorato non si vende viene restituito al debitore e il creditore resta insoddisfatto. Se invece viene venduto, il giudice emette un decreto di trasferimento della proprietà.

Cosa rischia il debitore nullatenente in caso di pignoramento?

Se il creditore non trova beni da pignorare non potrà attuare alcuna misura contro il debitore ed è destinato a non recuperare i propri soldi. Potrebbe tutt’al più aspettare del tempo per verificare che il debitore, in futuro, diventi proprietari di beni o di redditi da sottoporre in seguito al pignoramento. In tal caso però dovrà far attenzione a non far cadere in prescrizione il proprio credito, prescrizione che, in presenza di un titolo esecutivo, è sempre di 10 anni. Prima della scadenza dei 10 anni dovrà quindi inviare un sollecito di pagamento con raccomandata o Pec in modo da interrompere la prescrizione e farla decorrere nuovamente da capo.

Se il debitore dovesse morire, il creditore potrebbe avviare il pignoramento nei confronti dei suoi eredi a condizione che questi non abbiano rifiutato l’eredità.

Quali sono i tipi di pignoramento?

Il pignoramento si può estendere a tutti i beni del debitore. A seconda del tipo di bene cambia la procedura. Le procedure sono essenzialmente di tre tipi. Vediamole qui di seguito.

Pignoramento mobiliare

Ha ad oggetto tutti i beni mobili che sono nel possesso del debitore. La procedura di pignoramento mobiliare inizia con l’invio dell’ufficiale giudiziario nel domicilio o residenza del debitore entro 90 giorni dalla notifica del precetto. Il pignoramento mobiliare può avere ad oggetto l’arredo, i soldi che sono in casa, i gioielli, i quadri, i divani, gli arredi. La legge vieta il pignoramento dei seguenti beni:

  • cose sacre o che servono ad esercitare il culto;
  • anello nuziale, vestiti biancheria, letti, tavoli e sedie necessari per consumare i pasti, armadi, cassettoni, frigorifero, stufe e fornelli da cucina (sia a gas che elettrici), lavatrice, utensili di casa e cucina con il relativo mobile che li contiene: il tutto in quanto indispensabile al debitore e alla sua famiglia per vivere. Restano pignorabili invece i mobili (tranne i letti) di grande valore economico per via del loro pregio artistico o di antiquariato;
  • commestibili e combustibili necessari per un mese al mantenimento del debitore e della sua famiglia;
  • armi e tutte le cose che il debitore ha l’obbligo di detenere per ragioni di pubblico servizio;
  • decorazioni al valore, lettere, registri e scritti di famiglia in generale, oltre ai manoscritti, a meno che non facciano parte di una collezione;
  • gli animali da compagnia tenuti in casa o in altri luoghi di proprietà del debitore, senza fini produttivi, alimentari o commerciali;
  • gli animali utilizzati a fini terapeutici o di assistenza per il debitore o per i suoi familiari.

Sono parzialmente impignorabili, invece, tutti i beni indispensabili per l’esercizio della professione o del mestiere esercitato dal debitore. Essi possono essere pignorati nei limiti di un quinto nei casi in cui il presumibile valore degli altri beni non appare sufficiente per la soddisfazione del credito. La disposizione non si applica se il provvedimento riguarda una società.

Particolari disposizioni, inoltre, riguardano le cose che il proprietario di un fondo tiene per il servizio e la coltivazione del medesimo nonché i frutti non ancora raccolti o separati dal suolo.

È una forma di pignoramento mobiliare quello dell’automobile. In tal caso il pignoramento avviene con modalità telematiche: l’ufficiale interroga il Pra per verificare quali macchine sono intestate al debitore e trascrive il pignoramento intimandogli la consegna del mezzo.

Pignoramento presso terzi

È il pignoramento che ha ad oggetto crediti e altri beni del debitore in possesso di altre persone.

Si pensi ad esempio ai soldi che il datore di lavoro deve versare mensilmente al debitore: in tal caso il pignoramento dello stipendio è limitato a un quinto dello stipendio netto. Se lo stipendio viene depositato in banca, è possibile il pignoramento delle somme già depositate solo per quella parte che eccede il triplo dell’assegno sociale (la misura varia di anno in anno ma è approssimativamente pari a 1.345,56 euro). Quindi se una persona ha in banca meno di questa somma non può rischiare nulla. Per tutte le mensilità successivamente accreditate, il pignoramento è pari sempre a un quinto.

Si pensi anche al pignoramento della pensione: questa può avvenire quando è ormai è stata depositata sul conto corrente (in tal caso valgono le regole appena dette per il pignoramento dello stipendio) oppure prima che l’ente di previdenza la eroghi; in quest’ultima ipotesi, però, il pignoramento è di massimo un quinto detratto però il minimo vitale (pari a una volta e mezzo l’assegno sociale).

C’è poi il pignoramento dello stipendio che, salvo il caso in cui sia dedicato al deposito di stipendio o pensione (abbiamo appena visto la disciplina) può avvenire integralmente. Se ovviamente in rosso o affidato non può essere pignorato.

È una forma di pignoramento presso terzi anche il pignoramento dei canoni di affitto percepiti da terzi.

Pignoramento immobiliare

Completa il quadro il pignoramento di case, terreni e altri immobili. Questa procedura, a differenza delle altre, è molto costosa e lunga. Se la casa non viene venduta e la base d’asta è scesa notevolmente, in modo cioè da non soddisfare il creditore, il giudice chiude la procedura. Leggi Pignoramento della casa: che succede se non si vende all’asta.

Solo per i debiti fiscali esiste il divieto di pignoramento della prima casa. In verità, per non essere aggregabile, la casa deve essere non di lusso (ossia non accatastata A/8 e A/9), deve essere adibita a civile abitazione, deve essere la residenza del debitore e, soprattutto, deve essere l’unica: il contribuente cioè non deve avere altri immobili di proprietà, anche solo per una minima quota (nel qual caso saranno tutti pignorabili ma solo a condizione che il debito contratto con l’Agenzia Entrate Riscossione sia superiore a 120mila euro).

Ricerca telematica dei beni da pignorare

Qualsiasi creditore munito di un titolo esecutivo (sentenza, decreto ingiuntivo ecc.), può fare istanza al Presidente del Tribunale per essere autorizzato a cercare nelle banche dati della pubblica amministrazione – e in particolare quelle che usa l’agenzia delle Entrate – per sapere quali beni o quali redditi sono di proprietà del debitore. Questo mezzo consente di comprendere dove quest’ultimo nasconde le proprie ricchezze, se mai ne ha, e intervenire in modo più efficace nel pignoramento, evitando le consuete cacce al tesoro. Oggi, a meno che non si tratti di redditi in nero, è difficile sfuggire quindi al pignoramento.


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