Diritto e Fisco | Editoriale

Autorizzazioni per aste on line

2 marzo 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 marzo 2018



Le aste on line nono ammesse entro determinati limiti. Vediamo quali.

Per fare un’asta occorre un’autorizzazione? Ebbene sì. La legge prevede un’apposita disciplina per regolamentare la vendita all’asta. Ancor più complesso è il fenomeno delle aste on line. Vediamo quali autorizzazioni occorrono.

Aste on line: cosa dice la legge?

La legge italiana stabilisce l’illiceità delle aste realizzate per mezzo della televisione o di altri sistemi di comunicazione [1]. Sebbene non si faccia esplicito riferimento ad internet, si deve comunque ritenere che le aste on line rientrino nel divieto appena citato e, in particolare, negli «altri sistemi di comunicazione».

La proibizione trova fondamento nella scarsa fiducia dei mezzi a distanza, strumenti che non garantirebbero adeguatamente l’attività di vendita e, soprattutto, i diritti del compratore.

Si pensi alla tradizionale asta fatta attraverso un’emittente televisiva, in cui le offerte vengono formulate per telefono: è chiaro che nessuna garanzia può essere fornita all’acquirente, il quale non ha alcun tipo di controllo sulla regolarità della vendita.

Al contrario, l’asta tradizionale si svolge in maniera completamente diversa. Innanzitutto, la casa d’aste, essendo qualificata dal legislatore come un’agenzia d’affari, possiede una regolare licenza. Essa individua i beni e garantisce su ciò che mette all’asta, consentendo a tutti i partecipanti di prender visione degli oggetti, ai quali corrisponde un prezzo preciso. Fondamentale è la presenza simultanea del banditore, del venditore professionista e dei compratori. Gli eventuali rialzi si possono effettuare nell’arco di pochi minuti; il miglior offerente si aggiudica il bene, sottoscrivendo poi un regolare contratto.

Questo significa che lo Stato nega le autorizzazioni per le aste on line sempre e comunque? Non proprio. Vediamo perché.

Aste on line: sono legali?

Una circolare ministeriale ha precisato che il divieto di aste realizzate per mezzo di sistemi di comunicazione si applica  soltanto agli operatori dettaglianti, ad esclusione, quindi, di grossisti e di chi non vende a consumatori finali [2].

Secondo la legge, per commercio all’ingrosso si intende l’attività svolta da chiunque professionalmente acquista merci in nome e per conto proprio e le rivende ad altri commercianti, all’ingrosso o al dettaglio, o ad utilizzatori professionali, o ad altri utilizzatori in grande. Per commercio al dettaglio, invece, si fa riferimento all’attività svolta da chiunque professionalmente acquista merci in nome e per conto proprio e le rivende, su aree private in sede fissa o mediante altre forme di distribuzione, direttamente al consumatore finale.

Al di fuori di questa eccezione, quindi, le aste on line con vendita dal professionista al consumatore devono ritenersi vietate (cosiddette aste B2C, cioè business to consumer). Ciò è stato ribadito anche dalla Corte di Cassazione [3], la quale ha dichiarato illegittimo l’uso di un sito di aste on line da parte di un antiquario per vendere propri pezzi. In questo caso, attraverso un sito internet, gli utenti potevano inviare e-mail di offerte per l’acquisto di beni di antiquariato, che la società titolare del sito poneva all’asta in giorni prestabiliti, facendo vincere l’offerta più alta.

Aste on line: serve autorizzazione?

Abbiamo detto che le aste on line non sono del tutto vietate: nello specifico, sono lecite quelle fatte da un grossista oppure da chi non vende ad un consumatore. Sempre secondo la circolare sopra citata, nel caso in cui il soggetto conduca direttamente la vendita di beni propri o di beni altrui, l’attività è soggetta al rilascio di un’apposita licenza [4]. Si tratta di un’autorizzazione prevista per lo svolgimento dell’attività di banditore.

Nell’ipotesi in cui il banditore d’asta mette a disposizione soltanto il luogo virtuale di incontro (cioè, il sito web), si configura, invece, una attività di mediazione [5], non soggetta alla licenza di cui sopra. Secondo la legge, infatti, soltanto le agenzie di affari (tra le quali rientrano le case d’asta e le imprese, comunque organizzate, che si offrono come intermediarie nell’assunzione o trattazione di affari altrui, prestando la propria opera a chiunque ne faccia richiesta), necessitano della speciale autorizzazione.

il rilascio delle licenze concernenti le agenzie di affari è di competenza dei Comuni, ad esclusione di quelle relative all’attività di recupero crediti, pubblici incanti, agenzie matrimoniali e di pubbliche relazioni, che restano in capo al questore.

Pertanto, nei casi in cui il banditore d’asta svolge un ruolo concreto di intermediario, vendendo beni propri o altrui, la legge dice che è necessaria l’autorizzazione rilasciata dal questore, come se si trattasse di un’agenzia d’affari. Nel caso di asta on line, cioè di asta in cui il banditore si limita a mettere a disposizione una pagina internet, invece, non occorrerà la licenza di cui sopra.

note

[1] Art. 18, comma quinto, d. Lgs. n. 114/1998.

[2] Circolare del Ministero dell’Industria del 17 giugno 2002 n. 3547/C.

[3] Cass., sent. n. 19668/8005 del 10.10.2005.

[4] Art. 115 del Regio decreto n. 773/1931 del 18.06.1931 (Testo unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza).

[5] Artt. 1754 e ss. cod. civ.

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