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Lo sai che? È legale togliere il filtro antiparticolato?

Lo sai che? Pubblicato il 13 gennaio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 13 gennaio 2018

Togliere il filtro antiparticolato è una pratica illegale. Ecco le conseguenze.

Da oltre una decina di anni la legge impone che ogni automobile che circoli in Italia sia munita del famoso fap, cioè del filtro antiparticolato. Di cosa si tratta? Cos’è il filtro antiparticolato? È legale rimuoverlo?

Filtro antiparticolato: cos’è?

Il filtro antiparticolato viene montato obbligatoriamente su tutte le auto diesel al fine di ridurre le emissioni inquinanti. Il filtro, infatti, trattiene le polvere sottili (le Pm10, così definite per via del diametro di dieci millesimi di millimetro), pericolose per l’ambiente e per la salute delle persone.

Filtro antiparticolato: vantaggi e svantaggi

Il filtro antiparticolato è stato introdotto per ridurre l’impatto ambientale delle automobili. Tuttavia, il fap presenta anche degli inconvenienti: il filtro, infatti, alla lunga tende ad ostruirsi a causa delle particelle che accumula. Inoltre, il fap comporta normalmente una riduzione delle prestazioni dell’autovettura e, quando si rompe, la sua sostituzione è piuttosto costosa.

Per di più, molti mettono in dubbio la reale efficacia del filtro: se è vero, infatti, che esso cattura alcune particelle inquinanti, è altrettanto vero che nella fase di rigenerazione (cioè, di pulitura del filtro) le stesse particelle vengono bruciate e poi liberate nell’aria.

Tutti questi motivi inducono molti automobilisti a recarsi dal proprio meccanico di fiducia per ottenere la rimozione del filtro antiparticolato. Veniamo, dunque, alla domanda posta dall’articolo: è legale togliere il filtro antiparticolato?

Filtro antiparticolato: è legale toglierlo?

Togliere il filtro antiparticolato è illegale. Chi lo fa rischia le seguenti sanzioni:

  • una multa da 422 a 1697 euro [1];
  • ritiro della carta di circolazione del veicolo;
  • obbligo di riportare le emissioni del veicolo a quelle originarie, ripristinando quindi il Fap.

Il codice della strada è chiaro: è sanzionabile chiunque circola con un veicolo al quale siano state apportate modifiche alle caratteristiche indicate nel certificato di omologazione o di approvazione e nella carta di circolazione

Alle stesse conseguenze va incontro chi, pur non rimuovendo il filtro antiparticolato, modifica la centralina della vettura in modo tale da impedire il funzionamento del filtro stesso.

A tutto ciò si aggiunga che, oltre alle multe e alle sanzioni accessorie, la rimozione illegittima del filtro antiparticolato comporta anche la decadenza dalla garanzia della vettura, se questa non è ancora scaduta.

Filtro antiparticolato: è reato toglierlo?

Il codice penale punisce con la reclusione da due a sei anni e con la multa da diecimila a centomila euro chiunque abusivamente provoca una compromissione o un deterioramento, significativi e misurabili, delle acque, dell’aria o di porzioni significative del suolo o del sottosuolo [2].

In teoria, quindi, poiché la rimozione del filtro antiparticolato comporta un maggiore inquinamento dell’auto, il responsabile potrà rispondere penalmente per un delitto contro l’ambiente.

La norma sopra menzionata, però, parla di un inquinamento significativo dell’ambiente: pertanto, non sarà punibile l’emissione sostanzialmente irrilevante di gas nocivi. È chiaro che si tratta di un argomento tecnico e che la misurazione dell’effettivo impatto ambientale, oltre che essere difficile, è rimessa alle competenze specifiche dell’organo accertatore.

Non sembra che si possa estendere alla rimozione del fap la disciplina contenuta nel cosiddetto codice dell’ambiente [3]. Ed infatti, il testo normativo di riferimento, nel disciplinare, tra le altre cose, la tutela dell’aria e la riduzione delle emissioni in atmosfera, nulla prevede in merito alle modifiche della propria autovettura, dedicandosi prevalentemente agli impianti e alle attività che producono emissioni in atmosfera.

Secondo la legge, per impianto deve intendersi il dispositivo o il sistema o l’insieme di dispositivi o sistemi fisso e destinato a svolgere in modo autonomo una specifica attività, anche nell’ambito di un ciclo più ampio. Chi mette in esercizio un impianto o inizia ad esercitare un’attività senza averne dato la preventiva comunicazione, è punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda fino a 1.032 euro.

Orbene, poiché la legge, allorquando si riferisce agli impianti, fa riferimento a quelli di distribuzione, di deposito o di combustione, nonché a quelli di incenerimento, coincenerimento e di trattamento termico dei rifiuti, è difficile ipotizzare l’estensione di questo illecito anche alla condotta di rimozione del filtro antiparticolato.

Rimane in piedi, quindi, la sola ipotesi delittuosa prevista dal codice penale.

note

[1] Art. 78 codice della strada.

[2] Art. 452-bis cod. pen.

[3] Decreto legislativo n. 152/2006 del 03.04.2006.

Autore immagine: Pixabay.com


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