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Fare rifornimento: quali diritti?


> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 gennaio 2018



Acqua nel gasolio, carburante sbagliato, pompe truccate, prezzi sballati: come difendersi? C’è il risarcimento del danno alla macchina?

Che succederebbe se, dopo aver fatto il pieno di carburante, qualche chilometro più avanti vi rendeste conto che la macchina non va come dovrebbe, che comincia ad andare «a singhiozzo» finché, dopo un po’, si ferma. Eppure prima di fermarvi al distributore andava come un bolide. Vuoi vedere che è successo qualcosa durante il rifornimento? E, se così fosse, chi paga il danno?

Vi starete chiedendo, a questo punto, quali sono i diritti di chi deve fare rifornimento. Se il gasolio è allungato con l’acqua, se il benzinaio si distrae e mette nel serbatoio la verde anziché il diesel, se il prezzo del pieno viene «gonfiato» perché la pompa non eroga i litri che indica, cosa fare? Chi paga? E come dimostrare che il danno alla macchina è stato provocato al distributore e non altrove? In altre parole: quali sono i diritti di chi deve fare rifornimento?

Il rifornimento come un contratto

Nel momento in cui si stacca la pistola dalla pompa di carburante per fare rifornimento scatta un contratto tra l’automobilista e il distributore. Esattamente come avviene con tutti gli altri beni di consumo: mi siedo al ristorante e ordino, scatta il contratto. Vado in un negozio online e ordino un prodotto, scatta il contratto. Così anche dal benzinaio, che il mio interlocutore nel momento in cui comincio a fare il rifornimento di benzina o di gasolio.

Se ne deduce che il titolare del distributore deve rispondere della qualità del prodotto che l’automobilista paga, come succede, appunto, al ristorante o al supermercato. Se mangiare del pesce avariato in trattoria mi fa star male, il danno deve essere risarcito dal ristoratore. Così come se metto nel serbatoio dell’auto del carburante adulterato o il benzinaio mi scambia la benzina con il gasolio al momento del rifornimento, sarà lui ad essere chiamato in causa per eventuali danni al motore.

Rifornimento: se c’è acqua nel gasolio, quali diritti?

Come abbiamo appena spiegato, al momento di fare rifornimento si accende un contratto tra consumatore e benzinaio. Pertanto, se il prodotto acquistato non è di qualità, l’automobilista ha diritto a chiedere il risarcimento del danno al distributore e alla compagnia petrolifera che, nel caso, avranno l’opportunità di rivalersi sul responsabile. Questo può succedere quando (ovviamente dopo un guasto) il proprietario del veicolo scopre che c’era dell’acqua nel gasolio o nella benzina, cioè che il carburante era stato «allungato» per consentire al benzinaio «truffaldino» di guadagnarsi sopra.

Appare interessante, a questo proposito, la sentenza di un Giudice di Pace di Napoli [1] con cui è stato condannato in solido il gestore di un distributore di carburante, chiamando in causa anche la compagnia petrolifera, al risarcimento di un danno valutato in 1.600, oltre alle spese legali, per avere somministrato del gasolio allungato abbondantemente con dell’acqua, provocando un evidente danno all’auto del cliente.

Lo stesso è successo a Pisa, dove un avvocato ha dovuto pagare 2.500 euro per un rifornimento di gasolio allungato con dell’acqua. Risultato: rottura della pompa elettrica e macchina inutilizzabile per un paio di mesi vista la complessità della riparazione.

L’automobilista si è rivolto al Giudice di Pace, la cui sentenza [2] ha condannato il proprietario della stazione di servizio al risarcimento del danno e al pagamento delle spese legali, avendo accertato che il guasto alla macchina era stato provocato dalla presenza di acqua nel carburante.

Acqua nel carburante: come chiedere il risarcimento

Per difendere i propri diritti al momento di fare rifornimento quando ci si è accorto che il carburante scelto è stato allungato con dell’acqua, bisogna, innanzitutto farsi dare e conservare la ricevuta del pagamento in contanti o con carta di credito o Bancomat. Se l’auto, dopo il rifornimento, si comporta in modo insolito, conviene andare subito dal meccanico di fiducia per far controllare il carburante. Il gestore dell’officina, se trova la truffa, può rilasciare una certificazione tecnica della sua perizia.

Passo successivo, chiedere al meccanico un preventivo per sistemare il danno oppure, se il cliente ha dovuto far sistemare subito la macchina, chiedere fattura o ricevuta dell’intervento effettuato.

Con preventivo o ricevuta, ci si reca dal benzinaio da cui è stato fatto il rifornimento e gli si spiega la situazione. Qui sarà possibile compilare il modulo per chiedere il risarcimento del danno. Il cliente ha diritto a farlo.

Prima si agisce, meglio è. Possibilmente, entro un paio di mesi da quando si è scoperto il danno.

Rifornimento con carburante sbagliato: quali diritti?

Scena numero 2: si deve fare rifornimento e, anziché utilizzare il self service, si abbassa il finestrino, si consegna la chiave al benzinaio e si dice: «Il pieno, grazie». Se non che l’addetto alla pompa – un po’ distratto – sbaglia pistola e, anziché la benzina, riempie il serbatoio di gasolio. O viceversa, che sarebbe più facile (la pistola del diesel non entra, normalmente, nel bocchettone predisposto per la benzina verde perché più larga). Dopo qualche chilometro, l’automobilista resterà in panne. Quali sono i diritti del cliente se, al momento di fare rifornimento, viene messo il carburante sbagliato?

Ormai praticamente tutte le auto alimentate a gasolio riportano sul tappo del serbatoio la dicitura «diesel» in modo da non sbagliare. Se, nonostante ciò, il benzinaio sbaglia, è possibile fare causa al responsabile del distributore. Perché? Perché il benzinaio, prima di rifornire l’auto, è tenuto a controllare se il prodotto che sta erogando sia adatto.

Su questo aspetto interviene il Codice del Consumo [3]: non a caso, come dicevamo all’inizio, l’automobilista è a tutti gli effetti un consumatore e il rifornimento va considerato come contratto di vendita di beni di consumo. Quindi, il gestore dell’impianto o uno dei suoi dipendenti ha l’obbligo di consegnare al consumatore beni conformi al contratto di vendita ed è responsabile nei confronti del consumatore stesso per qualsiasi difetto di conformità esistente al momento della consegna del bene (nel caso specifico, il carburante) [4].

Rifornimento sbagliato: cosa posso pretendere?

Se al momento di fare rifornimento l’addetto alla pompa di benzina sbaglia carburante, l’automobilista ha diritto a chiedere il risarcimento su:

  • la spesa sostenuta per la riparazione dell’auto (cosiddetto danno emergente);
  • il danno da fermo tecnico, che riguarda il tempo durante il quale non si è potuto utilizzare il veicolo

Quest’ultimo, cioè il danno da fermo tecnico, deve compensare due circostanze:

  • la prima, risarcibile in via equitativa (anche in difetto di prova specifica, secondo quanto il giudice stima equo e giusto), comprende i costi derivanti dalle conseguenze automatiche del fermo (le spese fisse sostenute dal proprietario del veicolo nonostante il mancato uso del mezzo e il deprezzamento dello stesso durante la sosta forzata in officina);
  • la seconda, per la quale si deve fornire la prova, comprende tutte le ulteriori voci di danno collegate, anche se indirettamente, alla sosta forzata della vettura (spese per il noleggio della vettura sostitutiva o per l’impossibilità di eseguire una particolare attività: per esempio, un viaggio rinviato, un lavoro perso, ecc…).

Rifornimento sbagliato: come chiedere il risarcimento?

Per poter chiedere il risarcimento in caso di rifornimento sbagliato, occorre dimostrare che il pieno (o i 20 euro, per dire) è stato effettuato presso il benzinaio a cui lo si chiede. Ecco perché è molto importante chiedere sempre la ricevuta, in modo da avere una prova tangibile e inconfutabile che il rifornimento è stato effettuato presso la sua stazione. Se la ricevuta fosse andata persa, ci sono sempre le telecamere di sicurezza a dimostrare che quell’auto, a quell’ora ha effettuato il rifornimento presso quel distributore.

A questo punto, si potrà procedere, inviando prontamente una lettera di reclamo con ricevuta A/R in cui si chiede il risarcimento dei danni subiti, allegando il preventivo dell’officina dove si è andati per far accertare il danno: nella raccomandata bisogna specificare che, in caso di mancato pagamento, si ricorrerà a vie legali, le quali – naturalmente – comporterebbero per lui l’aggravio di spese per il pagamento delle spese legali e di rito.

Rifornimento: se la pompa è truccata, quali diritti?

La distrazione del benzinaio non deve succedere (e infatti, come detto, sarà lui a pagarne le conseguenze), ma risponde, appunto, ad una sbadataggine, non ad un tentativo di truffa. Ma l’acqua nel gasolio già sa di imbroglio. Ci sono, però, altri modi per raggirare l’automobilista al momento di fare rifornimento? Quali sono e come difendere i propri diritti?

Il trucco del contalitri

Chi ha un’auto si sarà fermato qualche volta a fare benzina. E saprà che sul display della pompa di carburante ci sono tre elementi: dall’alto in basso, il contatore dei litri erogati, il prezzo al litro e il costo del carburante erogato, cioè il prezzo da pagare per la benzina o il gasolio messi nel serbatoio.

Ora, chi ci dice che il contatore dei litri giri nel modo giusto? Cioè che quando ho finito di fare rifornimento e vedo che ho messo nel serbatoio 50 litri siano davvero 50 e non 45?

C’è un modo per scoprire questo trucco ed è guardare, mentre si fa carburante, un’altra finestrella, più piccolina, che appare sul display della pompa. Sono dei numeri a rullo che girano a mano a mano che il carburante esce. Quei giri piccoli devono corrispondere a quelli del contatore più grande posto nella parte superiore del display. Se non vanno di pari passo, c’è qualcosa che non va.

Il trucco dei prezzi sui cartelli

La trasparenza è uno dei princìpi richiesti a chiunque venda una merce ad un consumatore, che si tratti di mele, di un paio di pantaloni o, appunto, di un pieno di benzina. Su alcuni distributori di carburante si nota un fatto strano: il cartello posto sulla strada indica un prezzo. Quando si arriva alla pompa, se ne trova un altro. Questo si chiama inganno, non c’è un’altra parola per definirlo. E come tale va punito.

Il trucco della pompa non azzerata

Vi sarà capitato di vedere qualche servizio in televisione che parla di questo trucco per raggirare l’automobilista che deve fare rifornimento. Consiste nel cominciare a fare il pieno non da zero ma da un tot di euro (4, 5, quelli che siano). In sostanza, il benzinaio non azzera del tutto il contatore dei soldi della pompa ma parte già da un certo importo. Minimo, certo. Ma basti moltiplicare per il numero di clienti che si fermano ogni giorno per immaginare il guadagno «extra» del gestore.

Come denunciare le truffe

Se ci si accorgere di essere stati vittima di una di queste truffe, è possibile fare una segnalazione alla Guardia di Finanza. Sul sito delle Fiamme Gialle è disponibile un modulo scaricabile per denunciare i raggiri, anche quelli subiti al momento di fare rifornimento.

note

[1] GdP Napoli, sent. n. 20062/2017, giudice Antonio Maria Cuccurullo.

[2] GdP Pisa, sent. n. 1146/20015, giudice Alberto Del Monaco.

[3] Si veda, in tal senso, Giud. Pace di Perugia, sent. n. 400 del 18.04.2015, che ha stabilito che è il titolare della stazione di servizio a dover risarcire l’automobilista, come previsto dal Codice del Consumo (d. lgs. n. 206 del 06.09.2005), in caso di gasolio non conforme dopo il rifornimento.

[4] Dal punto di vista normativo, è, dunque, applicabile l’art. 130 del Codice del Consumo, a norma del quale il venditore è responsabile nei confronti dell’acquirente/consumatore se, in difformità rispetto agli obblighi derivanti dal contratto, il bene di consumo consegnato non è conforme rispetto a quello previsto nel contratto medesimo.

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