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Il testamento del padre che non ha riconosciuto il figlio è valido?

8 gennaio 2018


Il testamento del padre che non ha riconosciuto il figlio è valido?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 gennaio 2018



Il riconoscimento giudiziale della paternità determinata la revoca di diritto del testamento anche se il defunto sapeva dell’esistenza del figlio.

Un uomo muore e lascia un testamento. Senonché, in vita aveva avuto un figlio da un’altra donna che non aveva mai voluto riconoscere. Quest’ultimo, benché ormai morto il padre, agisce contro di lui in tribunale e ottiene la dichiarazione di paternità. Così divenuto a tutti gli effetti suo figlio, impugna il testamento che non lo ha menzionato. È legittimo un comportamento del genere? Il testamento del padre che non ha riconosciuto il figlio è valido? Una risposta a questo interessante quesito è stata fornita dalla Cassazione lo scorso venerdì [1]. La Corte ha affrontato di nuovo il problema della revoca del testamento per sopravvenienza dei figli fornendo un principio che, sino ad oggi, non era stato ancora affermato. Vediamo dunque cosa è stato detto in questa occasione e a cosa bisognerà fare attenzione d’oggi in poi.

Il riconoscimento della paternità

I bambini nati durante il matrimonio si presumono, già per legge, figli del marito della madre. Non è automaticamente così per quelli che nascono da unioni occasionali o di fatto. In questi casi infatti è necessario un atto formale del papà che dichiari che il bambino è proprio: è il cosiddetto «riconoscimento del figlio». Con questa dichiarazione, il bambino nato fuori dal matrimonio viene considerato figlio dell’uomo che lo ha riconosciuto.

Il riconoscimento non è un atto volontario: non si può scegliere se farlo o meno. È al contrario obbligatorio. In altri termini, ogni padre ha il dovere di riconoscere come proprio il figlio che ha avuto da un’unione di fatto; deve farlo effettuare il riconoscimento nell’interesse del minore, anche se ha avuto il consenso, da parte della compagna rimasta incinta, di andarsene via e dileguarsi. Se lo facesse, sarebbe responsabile sia nei confronti della donna – che, in futuro, potrebbe chiedergli tutti i soldi spesi per il mantenimento del minore – sia del figlio – che, divenuto maggiorenne, potrebbe pretendere il risarcimento del danno per la perdita della figura paterna, dell’affetto e dell’assistenza (la domanda giudiziale può essere esercitata anche dopo la maggiore età). Leggi sul punto È possibile obbligare un padre a vedere il figlio?

Se il padre non vuole riconoscere il figlio spontaneamente, quest’ultimo o la madre possono agire in tribunale contro di lui per ottenere il cosiddetto accertamento giudiziale della paternità. La prova viene raggiunta con l’esame del sangue: il dna non mente mai! Ma se l’uomo dovesse rifiutarsi a sottoporsi a tale test, il giudice potrebbe automaticamente considerare questo comportamento, se ingiustificato, come una tacita ammissione di responsabilità e, quindi, dichiarare accertata la paternità. Leggi sul punto Come fare se lui non vuole riconoscere il bambino.

Il figlio può agire contro il padre naturale e ottenere il riconoscimento giudiziale della paternità anche dopo la morte di questi.

La revoca del testamento per sopravvenienza di figli

Veniamo ora alle regole in materia di testamento. Il codice civile [2] stabilisce che il testamento fatto di chi, al momento della sua scrittura, non aveva o ignorava di avere figli o altri discendenti è automaticamente revocato per l’esistenza o la sopravvenienza di un figlio o altro discendente del testatore. In pratica, se il defunto, all’atto della redazione delle ultime volontà, non sapeva che la moglie o la compagna era incinta o non sapeva di avere già un figlio, detto testamento non ha più alcun valore.

Allo stesso modo, secondo la Cassazione, è revocabile il testamento fatto da chi ha lasciato i propri averi ai parenti più prossimi ignorando un figlio che sapeva di avere ma che non aveva mai voluto riconoscere. Per la Corte suprema, il rispetto della volontà della persona morta passa in secondo piano a fronte della tutela che va assicurata anche al figlio dichiarato giudizialmente.

Dunque, la revocazione del testamento per sopravvenienza di figli prevista dal codice civile vale anche nel caso in cui il rapporto di filiazione consegua a una dichiarazione di paternità giudiziale intervenuta dopo la morte del testatore.

Insomma, la legge non tutela la volontà del testatore, ma l’interesse del figlio successivamente riconosciuto alla creazione del testamento. Il semplice mutamento della compagine familiare, causato dalla sopravvenienza del figlio, determina la revoca del testamento sia che intervenga prima della morte del testatore, sia che intervenga successivamente.

Una volta che il testamento viene revocato per la sopravvenienza di un figlio o per il riconoscimento giudiziale di un figlio nato da un’unione di fatto, l’eredità viene divisa secondo con le regole stabilite dal codice civile della cosiddetta «successione legittima» (ossia a favore dei soli stretti familiari del defunto). Leggi sul punto Se chi muore non lascia testamento come va divisa l’eredità?

note

[1] Cass. sent. n. 169/18 del 5.01.2018.

[2] Art. 687 cod. civ.

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