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Lo sai che? Un minorenne può incaricare un avvocato?

Lo sai che? Pubblicato il 8 gennaio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 8 gennaio 2018

Anche chi non ha ancora compiuto 18 anni può incaricare un avvocato di difenderlo e, ad esempio, agire contro qualcun altro per ottenere il risarcimento del danno.

Non hai ancora compiuto 18 anni, ma ciò nonostante ti ritieni in grado di badare a te stesso, di gestire la tua vita e di farti rispettare dalla gente, anche senza l’assistenza dei tuoi genitori. Purtroppo la legge non ti consente numerose azioni perché, in base al codice civile, un minorenne – pur potendo essere «capace di intendere e di volere» – non è «capace di agire» ossia non può compiere atti giuridici come la firma di un contratto o l’assunzione di obblighi. Lo possono fare i suoi genitori per conto suo. È vero: nella pratica succede molte volte che un ragazzino di 13 o 14 anni vada dal giornalaio ad acquistare le figurine o dal droghiere a farsi il panino: anche questi sono contratti (compravendite a tutti gli effetti). Ma se volessero – cosa che difficilmente accade – i genitori potrebbero comunque impugnare il contratto ed, entro 5 anni, farlo annullare dal giudice per ottenere la restituzione dei soldi. Che succede, invece, se un minorenne viene danneggiato da qualcuno e non vuol farlo sapere al padre e alla madre o questi non intendono agire per conto suo? Il minorenne può incaricare un avvocato da solo al fine di diffidare il responsabile? Di tanto si è occupata la Cassazione con una recente sentenza [1].

La capacità di porre in essere atti giuridici si acquisisce solo con i 18 anni (salvo i minori emancipati, ossia quelli con più di 16 anni che hanno avuto l’autorizzazione a sposarsi) [2]. Prima di questa età, quindi, gli atti e i contratti che deve porre in essere il minorenne sono posti – in sua vece – dai genitori: singolarmente per gli atti di ordinaria amministrazione, di comune accordo e con il consenso del giudice tutelare per gli atti di straordinaria amministrazione (ad esempio l’accettazione di una eredità con beneficio di inventario, la vendita di un bene intestato al bambino, ecc.).

Ciò nonostante, secondo la Suprema Corte, un avvocato può inviare una lettera di contestazione e di richiesta di risarcimento per conto di un minore, su delega di questi, anche se non ha ottenuto autorizzazione dai suoi genitori. Difatti, la richiesta di risarcimento non implica assunzioni di obblighi o di oneri, né comporta alcuna perdita di diritti o altri pregiudizi. La richiesta di risarcimento non è infatti considerata un contratto o un atto giuridico per cui non è richiesta la capacità d’agire.

Se, ad esempio, un ragazzo con meno di 18 anni si trova dietro un motorino condotto da un’altra persona e poi cade, può farsi assistere da un avvocato, da lui scelto, per la richiesta di risarcimento da inoltrare alla compagnia del conducente; l’avvocato può inviare la diffida direttamente «in nome e per conto» del minorenne, senza prima raccogliere il consenso del padre e della madre che, a tal fine, non è necessario.

Questo però non toglie che, se il minore volesse procedere in causa, e quindi citare il danneggiante o il soggetto tenuto a risarcirlo, dovrebbe farsi assistere dai genitori. Difatti, la rappresentanza dei minorenni nei processi, necessaria per far valere i loro diritti, è affidata solo ai genitori: spetta quindi a questi ultimi conferire il mandato (ossia la procura processuale) a un legale affinché proceda giudizialmente. Se il genitore non c’è, la rappresentanza processuale viene affidata a un tutore.

In sintesi, un minorenne può incaricare un avvocato solo per compiere tutti quegli atti che non comportano per lui assunzioni di rischi o responsabilità, come ad esempio una semplice lettera di diffida o un’istanza per ottenere un risarcimento del danno da una assicurazione. Viceversa, però, se vuol poi proseguire l’azione in causa, dovrà farsi rappresentare dai propri genitori.

note

[1] Cass. ord. n. 24077/17 del 13.10.2017.

[2] Art. 2 cod. civ.

Autore immagine: Pixabay.com

Corte di Cassazione, sez. III Civile, ordinanza 23 marzo – 13 ottobre 2017, n. 24077
Presidente Spirito – Relatore Scarano

Svolgimento del processo

Con sentenza del 26/11/2014 il Tribunale di Gela ha dichiarato inammissibile il gravame in via principale interposto dal sig. G.C. – in qualità di esercente la potestà sulla figlia G.E. – nonché rigettato quello proposto da quest’ultima, nelle more divenuta maggiorenne; ha altresì sostanzialmente rigettato – salvo che in punto spese – il gravame in via incidentale interposto dalla società Milano Assicurazioni s.p.a. in relazione alla pronunzia G. di P. Gela 3/2/2010, di improcedibilità della domanda dal G.C. – nella qualità- e dalla G.E. spiegata nei confronti della sig. G.A. , conducente dell’autovettura Fiat Panda tg (…) a bordo della quale la predetta figlia E. viaggiava in qualità di trasportata, nonché della compagnia assicuratrice per la r.c.a. società Milano Assicurazioni s.p.a., oltre che nei confronti del sig. D.P.S. , conducente dell’autovettura Nissan tg. (…) di proprietà della società MAX & Pa s.r.l., e della Compagnia Assicuratrice per la r.c.a. Fondiaria-Sai s.p.a., di risarcimento dei danni dalla G.E. subiti in conseguenza del sinistro avvenuto il (…) lungo la SS (…), direzione (omissis) .
Avverso la suindicata pronunzia della corte di merito il G.C. e la G.E. propongono ora ricorso per cassazione, affidato a 2 motivi.
Gli intimati non hanno svolto attività difensiva.

Motivi della decisione

Con il 1 motivo i ricorrenti denunziano “violazione e falsa applicazione” dell’art. 22 L. n. 990 del 1969 (ora 148 cod. ass.), 2054 c.c., in riferimento all’art. 360, 1 co. n. 3, c.p.c.; nonché “omessa, insufficiente e contraddittoria” motivazione su punto decisivo della controversia, in riferimento all’art. 360, 1 co. n. 5, c.p.c..
Si dolgono che il giudice dell’appello “sia incorso in errore nel ritenere la domanda improcedibile per il fatto che la messa in mora per il risarcimento dei danni è stata avanzata dal difensore del ricorrente, in forza del mandato conferitogli dalla minore G.E. “.
Lamentano che “la richiesta su incarico della minore… era comunque valida”, in quanto “la richiesta di risarcimento del danneggiato alla assicuratore (recte, assicurazione) del danneggiante, a mezzo lettera raccomandata quale condizione di proponibilità dell’azione… ai sensi e nei termini di cui all’art. 22 della legge 24 dicembre 1969, n. 990, integra un atto giuridico in senso stretto, non un atto negoziale, né una proposta transattiva, sicché l’indicata condizione deve ritenersi soddisfatta anche quando la richiesta stessa venga formulata da un legale in nome e per conto del danneggiato, pure se privo di procura scritta, o se lo stesso sia minorenne (cfr. Cass. Civ., Sez. I, 15.05.1980, n. 3260 (recte, 3206)”.
Il motivo è fondato.
Come questa Corte ha già avuto modo di affermare in tema di assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti, la richiesta di risarcimento del danneggiato all’assicuratore del danneggiante, a mezzo di lettera raccomandata, quale condizione di proponibilità dell’azione risarcitoria contro l’assicuratore medesimo, ai sensi e nei termini di cui all’art. 22 L. n. 990 del 1969, integra un atto giuridico in senso stretto, e non già un atto negoziale (cfr., con riferimento a richiesta formulata da un legale in nome del danneggiato pure se non munito di procura scritta, Cass., 9/2/2000, n. 1444; Cass., 12/10/1998, n. 10090; Cass., 15/7/1987, n. 6245; Cass., 15/5/1980, n. 3206. Relativamente a richiesta di risarcimento all’assicuratore formulata da un legale in nome e per conto dei genitori di un danneggiato minorenne v. Cass., 10/6/2005, n. 12312 e Cass., 20/6/1997, n. 5531. Cfr., ancora, Cass., 16/8/1993, n. 8711; Cass., 4/2/1993, n. 1359; e, da ultimo Cass., 3/2/2017, n. 2965).
Orbene, il minore è senz’altro capace di compiere e ricevere atti giuridici in senso stretto (non negoziali), e cioè gli atti (dichiarazioni di scienza, comunicazioni, ecc..) che come posto in rilievo dalla dottrina costituiscono il presupposto di determinati effetti giuridici ad essi ricollegati (principalmente) dalla legge (e non direttamente imputabili all’atto di disposizione quale atto di autonomia privata), per il relativo compimento (diversamente che per l’atto negoziale) non essendo richiesta la capacità di agire.
In quanto gli effetti possono essere favorevoli o sfavorevoli, la validità degli atti giuridici in senso stretto posti in essere dall’incapace di agire e dal minore d’età in particolare incontra peraltro il limite del pregiudizio che dal relativo compimento o ricezione possa al medesimo derivargli, l’esigenza di ovviarvi giustifica la tutela garantita dallo stato legale di incapacità.
A tale stregua, come segnalato in dottrina, debbono considerarsi preclusi al minore atti che importino la perdita di un diritto o l’assunzione di obblighi od oneri.
Atteso che dalla richiesta ex art. 22 L. n. 990 del 1969 certamente non conseguono per l’autore effetti sfavorevoli, essendo essa per converso volta all’acquisto e alla salvaguardia – determinando l’interruzione della prescrizione – del diritto al risarcimento dei danni da r.c.a., del relativo compimento il minore deve ritenersi invero senz’altro capace.
Analogamente deve dirsi del mandato, conferito (come nella specie) ad un legale o a un terzo incaricato (cfr. Cass., 9/5/2012, n. 7097), al relativo compimento, trattandosi di mandato di carattere sostanziale avente ad oggetto il compimento di atto giuridico stragiudiziale in nome e per conto del mandante (cfr. Cass., 10/6/2005, n. 12312; Cass., 20/6/1997, n. 5531), dal cui compimento non può derivare pregiudizio al mandante minore d’età, non rientrante tra quelli da compiersi necessariamente dal rappresentante legale del medesimo (e a fortiori tra quelli da autorizzarsi dal giudice tutelare ex art. 322 c.c.).
Orbene, nell’impugnata sentenza il giudice dell’appello ha disatteso i suindicati principi.
In particolare là dove ha affermato che la “mancanza di capacità di agire impedisce al minore di compiere atti giuridici: tali sono i contratti e, in genere, le dichiarazioni di volontà dirette a produrre effetti giuridici; tali sono anche le comunicazioni le partecipazioni, le dichiarazioni di scienza, aventi valore di prova circa l’esistenza di fatti produttivi di effetti giuridici. Soltanto determinati atti giuridici, eccezionalmente, sono consentiti al minore… Così il sedicenne… può essere dal tribunale autorizzato, per gravi motivi, a contrarre matrimonio (art. 84, comma 2, c.c.) e può compiere tutti gli atti giuridici relativi alle opere dell’ingegno da lui create ed esercitare le azioni relative (art. 108 sul diritto d’autore, modificato dalla legge n. 39/1975). In altri casi ancora la legge attribuisce, eccezionalmente, effetti giuridici alla volontà del minore, benché incapace di agire. Sono casi nei quali viene in considerazione l’esigenza di proteggere la personalità del minore, la sua libertà di scelta circa la sua condizione personale: così, ad es., occorre il consenso del minore, che abbia compiuto quattordici anni di età, perché sia efficace il suo riconoscimento come figlio naturale (art. 250, comma 2, c.c., così come modificato ex art. 1, comma 2, della legge 219/2012). In mancanza di una espressa norma di deroga vale la regola generale: il minore non potrà validamente porre in essere atti giuridici (e meno che mai rivolgersi ad un legale per ottenere un risarcimento dei danni, previa messa in mora della controparte), quantunque si tratti di atti relativi all’esercizio di diritti della personalità. Fuori dei casi sopra menzionati il minore acquista diritti ed assume doveri per mezzo di coloro che sono i suoi legali rappresentanti”.
Ancora, nella parte in cui ha ritenuto conseguentemente “inidonea ad interrompere il termine di prescrizionale del diritto al risarcimento del danno da sinistro stradale la raccomandata a.r. inviata all’impresa assicuratrice da un legale al quale il mandato… ad agire in nome e per conto del danneggiato sia stato conferito da un soggetto minore di età, posto che per il conferimento del potere rappresentativo è comunque necessario che il rappresentato sia, oltre che capace di intendere e volere, anche capace di agire”.
Della medesima, assorbito il 2 motivo, s’impone pertanto la cassazione in relazione, con rinvio al Tribunale di Gela che in diversa composizione procederà a nuovo esame, facendo dei medesimi applicazione.
Il giudice del rinvio provvederà anche in ordine alle spese del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte accoglie il 1 motivo di ricorso, assorbito il 2. Cassa in relazione l’impugnata sentenza e rinvia, anche per le spese del giudizio di cassazione, al Tribunale di Gela, in diversa composizione.


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1 Commento

  1. Facciamo pure finta che la richiesta di risarcimento non sia un atto giuridico bensì, che dire, forse una categoria dello spirito. Ma l’incarico al legale, quand’anche a titolo gratuito, cos’è? O l’avvocato ha agito inquantoché folgorato sulla via di Damasco?

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