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L’attività di consulente legale autonomo è compatibile con altre mansioni?

12 gennaio 2018


L’attività di consulente legale autonomo è compatibile con altre mansioni?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 gennaio 2018



Possiedo una partita iva e lavoro come consulente legale autonomo. Ho fatto domanda per prestare servizio precario a scuola in qualità di A.T.A. Se la scuola dovesse chiamarmi posso svolgere l’incarico (non di ruolo) e continuare a lavorare come consulente legale on line? Oppure, se un’azienda dovesse assegnarmi il compito di redigere contratti societari a suo favore, posso farlo mantenendo però anche l’attività di consulente on line?

In merito al secondo caso esposto nel quesito, non si ravvisa alcuna illiceità; chiaramente al termine della prestazione il consulente emetterà regolare fattura, indicando di essere professionista ex legge n. 4/2013 (legge sulla libera professione non regolamentata).

Il primo caso invece è più complesso, in quanto il dipendente pubblico è obbligato a prestare il proprio lavoro in maniera esclusiva nei confronti dell’Amministrazione da cui dipende. La violazione del divieto si può configurare come giusta causa di recesso o di decadenza dall’impiego. Non a caso, al momento della firma del contratto si fa riferimento all’incompatibilità con altri lavori.

Nel caso prospettato, il consulente non può continuare ad esercitare la sua attività poiché incompatibile con il lavoro pubblico, a meno che: non dia prova dell’occasionalità della professione (la partita iva, in tal senso, non aiuta); il contratto di lavoro pubblico sia part time. In ogni caso, bisognerà avere cura di chiedere l’autorizzazione al dirigente scolastico.

Il personale A.T.A. rientra a tutti gli effetti tra i dipendenti pubblici, proprio come il personale docente.

L’articolo 60 del D.P.R. n. 3/1957, in materia di incompatibilità riguardanti i dipendenti pubblici, dice che:

L’impiegato non può esercitare il commercio, l’industria, né alcuna professione o assumere impieghi alle dipendenze di privati o accettare cariche in società costituite a fine di lucro, tranne che si tratti di cariche in società o enti per le quali la nomina è riservata allo Stato e sia all’uopo intervenuta l’autorizzazione del Ministro competente”.

L’art. 508, comma quindici del d. lgs. n. 297/1994 stabilisce che “Al personale docente è consentito, previa autorizzazione del direttore didattico o del preside, l’esercizio di libere professioni che non siano di pregiudizio all’assolvimento di tutte le attività inerenti alla funzione docente e siano compatibili con l’orario di insegnamento e di servizio”.

Disciplina più mite è prevista per i dipendenti pubblici part-time. L’articolo 6, comma 2, del D.P.C.M. n. 117/89 prevede che il personale con rapporto di lavoro a tempo parziale, “previa motivata autorizzazione dell’amministrazione o dell’ente di appartenenza”, può svolgere “l’esercizio di altre prestazioni di lavoro che non arrechino pregiudizio alle esigenze di servizio e non siano incompatibili con le attività di istituto della stessa amministrazione o ente”. Il personale in part-time, quindi, può svolgere un’attività di lavoro subordinato o autonomo, a condizione che non si determini una situazione di conflitto d’interesse con l’attività svolta dal dipendente o non intacchi la funzionalità dell’amministrazione medesima ovvero le esigenze di servizio. In tali casi è necessaria l’autorizzazione dell’amministrazione di provenienza.

L’art. 53 del Testo unico sul pubblico impiego (d. lgs. n. 165/2001) conferma quanto previsto dai provvedimenti sopra indicati. In buona sostanza, quindi, alla luce della normativa di riferimento, il personale docente, educativo e A.T.A. della scuola:

_ non può svolgere attività imprenditoriale;

_ non può svolgere una professione;

_ non può svolgere impieghi alle dipendenze di privati;

_ non può cumulare impieghi pubblici, salvo le eccezioni stabiliti dalla legge;

_ non può partecipare in qualità di socio in società di persone, a meno che la responsabilità del socio sia limitata per legge o per atto costitutivo;

_ non può ricoprire la carica di presidente o amministratore in società di capitali.

Il personale con rapporto di lavoro a tempo parziale con prestazione di lavoro non superiore al 50% di quella a tempo pieno (ad esempio un A.T.A. che svolge 18 ore settimanali), invece, può svolgere attività di lavoro subordinato o autonomo quando non si determini una situazione di conflitto o si pregiudichino le esigenze di servizio.

Ricapitolando, nel primo caso riportato nel quesito, bisognerà verificare se il rapporto di pubblico impiego sia full time o part time. Nel primo caso, è possibile espletare l’attività di consulente solamente se questa sia occasionale, sporadica e saltuaria (la prova potrà essere data, ad esempio, dimostrando l’esiguità e la sporadicità degli incarichi). Nel secondo caso, invece, l’attività di consulente sarà compatibile, sempre che si tratti di personale in part time con prestazione lavorativa non superiore al 50%. In entrambi i casi, occorrerà chiedere autorizzazione al proprio dirigente scolastico (con domanda in carta semplice da presentarsi ad inizio anno scolastico), così come stabilito dall’art. 53, settimo comma, d. lgs. 165/2001 e dall’art. 508, comma quindici, d. lgs. 297/1994, precisando:

– il tipo di attività;

– che si è titolari di partita iva;

– che l’esercizio della professione non è di pregiudizio all’assolvimento di tutte le attività inerenti alla funzione pubblica, è compatibile con l’orario di servizio, non è svolta per conto di altra P.A. o in modo tale da generare un conflitto d’interessi con la P.A. di appartenenza;

– nel caso in cui il lavoro pubblico sia full time, che l’esercizio è meramente occasionale e temporaneo.

Spetterà al dirigente scolastico decidere se concedere o meno l’autorizzazione. Mentre nel caso di lavoro pubblico a tempo parziale non dovrebbero esservi problemi, di gran lunga maggiori potrebbero essere quelli in caso di lavoro a tempo pieno.

È irrilevante che il consulente sia precario: il problema non è la determinatezza o indeterminatezza dell’incarico, ma il “tempo” (pieno o parziale) che esso occupa.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva

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