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Risarcimento danni e doppia imposizione fiscale

20 gennaio 2018


Risarcimento danni e doppia imposizione fiscale

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 gennaio 2018



Ho ricevuto un risarcimento danni per la morte di mia madre in un sinistro stradale. Le categorie di danni che ho ricevuto sono di due tipi: iure proprio e iure hereditatis (o iure successionis). I danni iure hereditatis fanno parte dell’asse eridatario del de cuius e vanno dunque dichiarati in dichiarazione di successione? Nella quietanza di pagamento del risarcimento danni non viene specificata la cifra allocata a ciascuno dei due danni ma solo il totale che ho ricevuto, quindi non saprei come sarebbe possibile dire a quanto ammonta la fetta di danni iure successionis da dichiarare tra l’asse ereditario. Chiedo anche perchè, se il risarcimento facesse parte del patrimonio del de cuius, oltre che in Italia devo dichiarare tale eredità in uno Stato estero. Ho la cittadinanza anche negli Stati Uniti.

Per quanto riguarda il primo quesito, legato alla distinzione del tipo di danno risarcito al lettore dall’assicurazione, occorre puntualizzare la differenza fra danno cosiddetto iure proprio e danno invece qualificato come iure hereditatis.

Il primo infatti è un danno patito direttamente dai congiunti del defunto a causa della perdita prematura di quest’ultimo: il conseguente diritto al risarcimento nasce dunque esclusivamente in capo ai familiari del defunto che sono gli unici a poterlo vantare e azionare dinanzi al Tribunale affinché gli venga giudizialmente riconosciuto.

Il secondo invece è un danno patito dal de cuius quando era ancora in vita il cui diritto al risarcimento spetta agli eredi di quest’ultimo soltanto per ragioni di mancata sopravvivenza del legittimo titolare e quindi di incapacità di quest’ultimo di poterlo richiedere ed eventualmente farlo valere in una sede giudiziaria. In altre parole è un danno risarcibile patito direttamente dal defunto e che, al momento della morte, è già entrato a far parte del suo patrimonio.

Ne consegue che qualora un risarcimento del danno venga riconosciuto iure hereditatis agli eredi del defunto questi ultimi acquisiscono un credito (ossia il diritto a vedersi pagata una somma di denaro) spettante al defunto in quanto tale.

La legge che disciplina la dichiarazione di successione (D.Lgs. n. 346/90 – Testo Unico delle disposizioni concernenti l’imposta sulle successioni e donazioni) prevede all’art. 12 – Beni non compresi nell’attivo ereditario che “Non concorrono a formare l’attivo ereditario: […] d) i crediti contestati giudizialmente alla data di apertura della successione, fino a quando la loro sussistenza non sia riconosciuta con provvedimento giurisdizionale o con transazione; […]”.

Da tale norma si deve quindi dedurre, a contrario, che debbano considerarsi crediti della massa ereditaria anche quelli che – sebbene ancora non contestati alla data di apertura della successione, ma solo perché non ancora oggettivamente accertabili – facciano parte del patrimonio del defunto poiché ricondotti per interpretazione giurisprudenziale alla sfera patrimoniale di quest’ultimo.

La Corte di Cassazione a Sezioni Unite infatti ha definitivamente chiarito, con la sentenza 22/07/2015 n. 15350, che: “il diritto al risarcimento dei danni derivanti dalla morte che segua alle lesioni subite, decorre dal momento in cui sono provocate le lesioni, sino a quello della morte conseguente alle lesioni medesime; tale diritto si acquisisce al patrimonio del danneggiato ed è suscettibile di trasmissione agli eredi”.

Continuando nel ragionamento, la Cassazione tuttavia ha altresì precisato che: “nel caso di morte immediata o che segua entro brevissimo lasso di tempo alle lesioni, invece, si ritiene che non possa invocarsi un diritto al risarcimento del danno iure hereditatis. Infatti, se i danni discendono dalla lesione, essi entrano e possono logicamente entrare nel patrimonio del lesionato solo in quanto e fin quando lo stesso sia in vita. Una volta sopravvenuto il decesso, cessa anche la capacità di acquistare, che presuppone comunque e necessariamente, l’esistenza di un subbietto di diritto”.

Ora, per stabilire quanto effettivamente debba essere imputato al suddetto risarcimento iure hereditatis occorre necessariamente verificare il contenuto della transazione dal momento che nella quietanza rilasciata al lettore non si fa menzione di alcuna distinzione fra le due voci di danno (iure proprio e iure hereditatis). A tal proposito, nella richiesta di consulenza peraltro non si fa menzione di come si sia giunti alla suddetta transazione: se ad esempio sia stata intentata una causa oppure vi sia stata una procedura di mediazione o negoziazione assistita con la controparte. Ciò per dire che, in eventuale assenza di elementi per distinguere il titolo del risarcimento anche nella transazione, tanto gli atti processuali di parte (atto di citazione introduttivo e successive memorie, ove depositate) quanto le istanze di mediazione o lettere stragiudiziali di richiesta di negoziazione assistita possono, a ben vedere, contenere elementi utili per circostanziare il suddetto danno riconosciuto al lettore (come, ad esempio, le rivendicazioni di parte).

Venendo invece alla seconda parte del quesito, si possono svolgere le seguenti considerazioni.

Ammesso che si riesca a stabilire quanta parte del risarcimento danno riconosciuto al lettore in sede di transazione sia imputabile al danno c.d. iure hereditatis, occorrerà presentare in Italia una dichiarazione di successione – seppur tardiva – relativa alla madre. Non dovrebbero essere applicate sanzioni per questo tardivo adempimento dal momento che il ritardo non è dovuto a negligenza dell’erede bensì a circostanze oggettive [1].

Quanto all’eventuale tassazione di tale somma di denaro negli Stati Uniti si pone un problema di c.d. doppia imposizione. Ossia sussistono i presupposti per un’imposizione fiscale tanto in Italia (eventuale imposta di successione e imposta sui redditi persone fisiche) quanto negli Usa, possedendo il lettore la doppia cittadinanza e secondo quanto dallo stesso riferito nella precisazione fornita allo scrivente con mail.

Risulta tuttavia che, al netto dell’eventuale applicazione del meccanismo detto “Foreign Earned Income Exclusion” per il quale non è chiaro – non essendo lo scrivente ben a conoscenza del sistema fiscale degli USA – se i beni ricavati da una successione mortis causa rientrino o meno nel concetto di “earned” con tutte le conseguenze del caso, esista anche la possibilità di detrarre dalle imposte pagate negli USA quelle pagate a titolo definitivo in Italia a patto che queste ultime siano imposte sul reddito o sostitutive su quest’ultimo.

In conclusione quindi, le eventuali tasse sulla successione della madre del lettore dovranno essere corrisposte da quest’ultimo in Italia ove sia previsto un risarcimento iure hereditatis e dunque sorga l’obbligo di presentare una dichiarazione di successione di sua madre. Per quanto riguarda la tassazione negli Stati Uniti il lettore dovrà dichiarare l’eventuale reddito derivante da tale successione e pagare le imposte in quest’ultimo Paese scomputando quanto già corrisposto a titolo di imposte sul reddito in Italia.

Sul punto, inoltre si precisa che è stato concluso un accordo tra i Governi dei due Paesi nel 1999 avente a oggetto l’eliminazione della doppia imposizione fiscale ratificato in Italia con L. n. 20/2009 cui pertanto dovrà farsi riferimento per l’esatta quantificazione dell’eventuale credito d’imposta usufruibile dal lettore negli Stati Uniti.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Enrico Braiato

 

[1] Cfr. Ris. Ministero delle Finanze, 28 gennaio 1999, n. 9/E


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