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Simulazione vendita per fare una donazione

13 gennaio 2018


Simulazione vendita per fare una donazione

> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 gennaio 2018



Alcuni anni fa ho fatto una vendita (una simulazione al fine di dissimulare una donazione) all’interno dell’atto il rilascio dell’intera somma; in più mi hanno fatto firmare una fotocopia di un assegno a saldo senza ovvio mai averlo intascato; non ci sono i testimoni. È valido? Posso annullarlo? C’è un tempo?

Il caso esposto nel quesito rientra nella ipotesi della simulazione relativa.

Infatti nel caso specifico le parti hanno fatto apparire all’esterno un negozio giuridico (la compravendita), diverso da quello realmente voluto (la donazione), laddove, se il negozio formalmente concluso avesse mascherato una volontà negoziale in realtà inesistente, si sarebbe verificata un’ipotesi di simulazione assoluta.

Per quanto riguarda gli effetti del contratto simulato tra le parti – discorso diverso, infatti, vale per l’efficacia nei riguardi dei terzi, non investita dal quesito posto dal lettore – la norma di riferimento è l’art.1414 comma 2 cod. civ..

Secondo tale disposizione <<Se le parti hanno voluto concludere un contratto diverso da quello apparente, ha effetto tra esse il contratto dissimulato, purché ne sussistano i requisiti di sostanza e di forma>>.

Per comprendere il significato di questa norma bisogna preliminarmente chiarire cosa essa intende per requisiti di sostanza e di forma.

I primi sono quelli indicati dall’art. 1346 cod. civ., per il quale l’oggetto del contratto deve essere possibile, lecito, determinato o determinabile.

I secondi sono racchiusi nella forma scritta che la legge impone per la validità di alcuni tipi di contratti.

Tale forma scritta, a sua volta, può essere rappresentata dalla scrittura privata semplice (compilata e firmata dalle parti), dalla scrittura privata autenticata (nella quale le relative firme sono autenticate da un notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato ad attribuirgli pubblica fede nel luogo dove l’atto stesso è formato, secondo quanto previsto dall’art. 2699 cod. civ.) oppure dall’atto pubblico (redatto integralmente dal notaio o da pubblico ufficiale dotato dei poteri appena visti e sottoscritto in sua presenza dagli stipulanti).

Dunque, il richiamato art. 1414 comma 2 cod. civ. sta a indicare che intanto produrrà effetti tra le parti il contratto dissimulato – ossia quello realmente voluto dagli stipulanti (nel caso specifico, la donazione) – in quanto i suddetti requisiti di sostanza e di forma siano presenti nel contratto simulato (nel caso in esame, la compravendita).

Con riferimento alla disciplina generale della donazione – e tralasciando l’ipotesi particolare della donazione di modico valore che, parlandosi nel quesito di <<assegno a saldo>>, non sembra a parere dello scrivente che si possa qui configurare – l’art. 782 cod. civ. prescrive la forma dell’atto pubblico, a pena di nullità.

Tale disposizione va integrata con gli artt. 47 e 48 della Legge Notarile, i quali stabiliscono la necessità – ai fini della validità della donazione – della presenza, al momento della stipula dell’atto, delle parti nonché di due testimoni.

Nel quesito si precisa che alla redazione dell’atto di compravendita non hanno assistito testimoni.

Pertanto – anche volendo ipotizzare che l’atto sia stato stipulato da un notaio, circostanza che comunque non emerge dalla domanda – la compravendita conclusa dalle parti (atto simulato) non possiede i requisiti di forma previsti per la donazione (atto dissimulato).

Tale situazione può essere fatta valere con un’azione finalizzata a ottenere l’accertamento dell’avvenuta simulazione, con contestuale richiesta di accertamento e dichiarazione della nullità dell’atto di donazione per carenza dei requisiti di forma stabiliti dalla legge.

Proprio trattandosi di un’azione volta a far valere la nullità del contratto dissimulato, essa non è soggetta a prescrizione (Cass. n. 7682 del 18/08/1997).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Massimo Coppin

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